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lunedì 18 febbraio 2008

un caso particolare

Corriere del Mezzogiorno Economia 10 aprile 2006

L’inchiesta
Comincia un viaggio nei conti economici delle squadre campane e pugliesi. Prima società sotto la lente: quella dei «satanelli»

Calcio, Foggia «povero» di plusvalenze

Bilancio 2005 in perdita per 1 milione. Ma le componenti straordinarie sono ridotte a 19 mila euro

Di Marco Liguori

Plusvalenze da cessione diritti pluriennali per le prestazioni dei calciatori per appena 19.934 euro. È questa la voce che risalta dal bilancio dell’Unione Sportiva Foggia, chiuso al 30 giugno 2005 con un rosso di 1,041 milioni di euro e un patrimonio netto di 245mila euro. Solitamente, le società di calcio puntano molto su questa componente straordinaria per cercare di rimediare ai conti in perdita. Non è invece il caso della squadra pugliese, come è stato del resto sottolineato anche dal collegio sindacale nella sua relazione. «Questo collegio ritiene di dover segnalare in particolare – si legge nel documento - l’esiguità delle plusvalenze da cessione giocatori che sarebbero state più consistenti se attuate, le vendite, in momenti più opportuni rispetto al mercato calcistico». La cessione di Andrea D’Agostino al Chievo Verona ha fruttato una «ricca» plusvalenza di appena 20 euro. Pochi spiccioli ha fruttato la vendita all’Udinese di Alessandro Moro: la plusvalenza è stata di soli 52 euro. Invece le cessioni di Nicola Mariniello al Catania e Umberto Del Core all’Arezzo hanno dato un apporto più elevato: per ciascuna di esse il Foggia ha realizzato una plusvalenza di 9.931 euro. La società ha subito anche minusvalenze su tre cessioni: le operazioni su Alejandro Da Silva, passato all’Udinese, e Tommaso Chiecchi, venduto al Chievo Verona, hanno evidenziato ciascuna una differenza negativa di 901 euro sul valore netto contabile. Invece, la minusvalenza su Antonio La Porta, trasferito al Melfi, è stata ben più elevata (7.533 euro).
Come evidenziato nella relazione alla gestione, «non è possibile effettuare raffronti» con i risultati del precedente bilancio 2003/04 poiché la società aveva rilevato il complesso aziendale della Foggia Calcio srl, fallita nell’aprile del 2004. L’Us Foggia è stata costituita il 21 maggio del 2004 da Giuseppe Coccimiglio e ha acquisito poco dopo il titolo sportivo della società fallita, riuscendo a ottenere dalla Federcalcio l’iscrizione al campionato di C/1: la sua data di fine esercizio è fissata al 30 giugno, ha quindi operato solo per poco più di un mese nel 2003-2004, con un risultato finale negativo per 213.400 euro, la cui copertura è stata rinviata al successivo esercizio. I soci hanno deciso di coprire le perdite 2003/2004 e 2004/2005 per un totale di 1,255 milioni: di conseguenza, il capitale sociale, pari a 1,5 milioni, è diminuito di oltre un terzo. I soci hanno quindi deliberato, secondo quanto previsto dal codice civile, la riduzione del capitale sociale a 245mila euro.
Stando all’ultima visura disponibile in Camera di Commercio, i dieci soci dell’Us Foggia che hanno rilevato la struttura a fine giugno 2005 da Coccimiglio (tra cui il presidente Tullio Manlio Capobianco, e i consiglieri Matteo La Torre, Giovanni Di Carlo, Domenico Bonassisa e Vincenzo Nuzziello sono azionisti di maggioranza con il 14,35%) hanno deliberato lo scorso 24 gennaio un aumento di capitale di 2 milioni: ne risultano sottoscritti 1,68 milioni e versati 1,59 milioni.
Nella relazione al bilancio è evidenziato che la nuova compagine sociale «ha rilevato dalla preesistente situazione economica finanziaria della società una grande parte di deficit inerenti a costi parametrali di gestione». L’indebitamento complessivo era pari a 1,808 milioni. Quello verso il fisco e gli enti previdenziali era pari a oltre 579mila euro, di cui 184mila euro per il debito Iva e 278mila per quello con l’Enpals. Inoltre il Foggia aveva al 30 giugno scorso debiti per 165mila euro verso «tesserati prima squadra per retribuzioni» e 37mila euro verso «altri dipendenti per retribuzioni». Riguardo all’attivo patrimoniale, la società possedeva diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori per 199mila euro: spiccano anche circa 800mila euro in terreni e fabbricati.
La differenza costi/ricavi è risultata negativa per 973mila euro. I ricavi hanno sfiorato 1,6 milioni: la quasi totalità (1,064 milioni) provengono dai biglietti venduti in campionato, in altre gare o in Coppa Italia. Il Foggia, al pari delle altre società di serie C (con eccezione di Napoli e Genoa), non incassa i diritti tv criptati: complessivamente, i ricavi da sponsor, pubblicità, radio e tv in chiaro sono pari a 315mila euro. I costi sono ammontati a 2,6 milioni: la voce più rilevante è quella dei costi del personale per 1,493 milioni (pari al 94% dei ricavi), di cui 975mila per gli stipendi dei tesserati (61,5% sui ricavi). Quest’ultima cifra è composta da 847mila euro per i compensi dei 34 calciatori e da 128mila per i due allenatori e i due tecnici.

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