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giovedì 13 marzo 2008

Che c'entra Mancini?

http://qn.quotidiano.net/conti_del_pallone_2007/2007/06/25/1962-tutti_segreti_della.shtml

I CONTI DEL PALLONE

Tutti i segreti della Gea

Mancini non c'entra con la fiduciaria che era azionista della società dei procuratori sotto inchiesta per Calciopoli. Alessandro Moggi, Chiara Geronzi, Franco Zavaglia, Francesca Tanzi, Giuseppe De Mita, Riccardo Calleri: così è nata ed è finita la più potente agenzia che monopolizzava il calciomercato

di Marco Liguori

Milano, 19 febbraio 2007. - "Mancini, che aveva il 40% della Gea, sapeva del caso Telecom". Queste "parole e musica" eseguite da Luciano Moggi (nella foto) domenica 11 febbraio nella trasmissione televisiva "Buona Domenica" hanno riaperto uno dei principali filoni di Calciopoli, quello della Gea World, la società di procuratori sportivi (posta in liquidazione dal 1° agosto 2006) fondata nel 2000 e detenuta da un pugno di "figli di papà".

Le indagini dei Pm romani, Maria Cristina Palaia e Luca Palamara, si sono concluse alla fine della scorsa settimana con la richiesta di rinvio a giudizio per l’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata all’illecita concorrenza con minaccia e violenza privata per sette indagati.
Essi sono: Luciano Moggi (ex consigliere di amministrazione e direttore generale della Juventus), suo figlio Alessandro (ex presidente della Gea; i due insieme nella foto), Franco Zavaglia (ex amministratore delegato della Gea), Davide Lippi (figlio dell’ex ct della nazionale Marcello e procuratore della Gea), Riccardo Calleri (socio Gea), Pasquale Gallo e Francesco Ceravolo (ex collaboratori di Luciano Moggi).

Invece, l’ex presidente del Perugia, Luciano Gaucci, è indagato solo per illecita concorrenza. I due Pm hanno chiesto l’archiviazione per Giuseppe De Mita (ex socio e direttore generale della società di procuratori) e di Chiara Geronzi (ex presidente e socio della Gea), in un primo tempo coinvolti per lo stesso reato associativo.

Quest’ultima, durante un interrogatorio reso in veste di indagata alcuni mesi fa davanti ai magistrati inquirenti aveva dato la sua spiegazione per difendersi dalle ipotesi accusatorie. "Soci fondatori siamo stati io, Francesca Tanzi, Andrea Cragnotti e Giuseppe De Mita. Le quote societarie erano queste: il 20% lo detenevo io, il 20% la Tanzi, il 20% Cragnotti e poi c’era un 40% in mano alla società Romafides, fiduciaria composta da Giuseppe De Mita e Roberto Mancini".

Una versione in parte contraddittoria con quella fornita da "big Luciano" in tv: quanti erano i soci mascherati dietro il 40% detenuto da Romafides? Uno solo o molteplici?

A questo proposito, bisogna svolgere alcuni chiarimenti sull’affare Gea. L’azionariato riferito dalla Geronzi ai magistrati è quello della General Athletic, una controllante della Gea World. I soci di quest’ultima erano fino al 29 aprile 2003: 45% Football Management (60% Alessandro Moggi, 40% Zavaglia), 45% General Athletic e 10% Riccardo Calleri.
Un particolare mistero era presente nell’azionariato della General Athletic fino all’autunno di poco più di tre anni fa. Secondo l’elenco soci storico depositato in Camera di Commercio, l’azionariato era proprio quello descritto dalla Geronzi, con la presenza dell’azionista di maggioranza Romafides.
Quest’ultima è una fiduciaria posseduta al 100% da Capitalia, il potente gruppo bancario di cui è presidente il padre di Chiara, Cesare Geronzi. Il suo compito, come quello di qualsiasi altra fiduciaria, è quello di tenere celato a terzi il reale (oppure i reali) possessori della quota allora detenuta nella General Athletic.

Chi poteva essere il personaggio (o i personaggi), il cui nome doveva restare un inconfessabile segreto? Una spiegazione a questo enigma avevano cercato di fornirla due senatori della Lega Nord, Piergiorgio Stiffoni e Francesco Tirelli, in un’interpellanza presentata il 13 novembre 2002 all’allora ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Giuliano Urbani e a quello dell’Economia, Giulio Tremonti.
In essa, i due esponenti del Carroccio avevano chiesto se i due componenti del governo Berlusconi non ritenessero "che una società come la Gea World abbia, volendo, la possibilità di interferire sulle partite del calcio professionistico".

Ma, soprattutto, si avanzava il dubbio che nella Gea World avesse «probabilmente avuto quale fondatore anche il figlio del presidente della Federcalcio»: ossia Luigi, rampollo dell’allora presidente della Figc, Franco Carraro. Questo sarebbe stato, stando alle ipotesi di Stiffoni e Tirelli, lo scomodo segreto celato da Romafides.
L’interpellanza suscitò forti malumori nella maggioranza di centrodestra e nel governo: non ebbe l’effetto sperato di sapere chi ci fosse dietro la fiduciaria.

Con tutta probabilità, sull’onda di questo "fastidioso" chiacchiericcio, il 29 aprile 2003 Romafides tolse il disturbo dall’azionariato della General Athletic: uscirono di scena anche Andrea Cragnotti e Francesca Tanzi.
Al posto dei fuoriusciti entrarono, ciascuno con una quota del 26%, Giuseppe De Mita, figlio di Ciriaco "notabile" della Margherita, e Oreste Luciani, uomo di fiducia della famiglia Tanzi. Prima azionista diventò Chiara Geronzi con il 46%, mentre Riccardo Calleri ne possedeva il 2%. Da notare che, De Mita era stato nominato direttore generale della Lazio il 1° settembre del 2003, trovandosi in un chiaro conflitto d’interessi.


Conoscere chi c’era dietro a Romafides non è il semplice soddisfacimento di una curiosità morbosa. Ciò scioglierebbe un pesante dubbio, rimasto finora tale. Conoscere chi c’era dietro a Romafides non è il semplice soddisfacimento di una curiosità morbosa. Ciò scioglierebbe un pesante dubbio, rimasto finora tale: se fosse confermata la presenza del figlio dell’ex numero uno della Figc, starebbe a significare che il calciomercato, e di conseguenza, il mondo del pallone nostrano è stato dominato e monopolizzato tra il 2000 e il 2006 da un’accolita di figli illustri, o meglio ancora, dai loro padri potenti.

«C’erano quantomeno delle strane connessioni tra sistema bancario, industria del latte, esposizione per i diritti televisivi del calcio e un giro vorticoso di calciatori gestiti sempre dagli stessi nomi». Questa interpretazione del sistema-Gea fu data lo scorso maggio (quando scoppiò lo scandalo di calciopoli) dall’onorevole Bruno Tabacci, in cui si era imbattuto nel 2004, ai tempi dell'indagine parlamentare conoscitiva su Cirio e Parmalat.
L’esponente dell’Udc sottolineò anche che durante l'indagine parlamentare fu «molto incuriosito dalle modalità di compravendita di Crespo e Nesta».

Dunque, suonerebbe strano il coinvolgimento di Roberto Mancini, che secondo Luciano Moggi e Chiara Geronzi, sarebbe dietro lo scudo della fiduciaria. C’è anche un altro particolare che fa riflettere sulla posizione dell’attuale allenatore dell’Inter.
Secondo l’informativa dei Carabinieri che accompagna il testo delle intercettazioni, pubblicata sul "Libro nero del calcio" del settimanale L’Espresso, Mancini è indicato come un assistito Gea: sembrerebbe singolare che contemporaneamente fosse stato anche azionista occulto della società.

Anche la presenza di De Mita dietro Romafides avrebbe poca importanza: non avrebbe avuto alcun senso per il figlio di Ciriaco nascondersi prima e palesarsi dopo nell’azionariato della General Athletic.
Per dissipare questo enigma potrebbe essere opportuno ai fini delle indagini l’acquisizione della copia della documentazione relativa alla controllante della Gea presso Romafides. In questo modo, si potrebbe davvero stabilire se la «Gea non era altro che il braccio operativo del sistema Moggi», come ha affermato l’ex patron del Bologna, Giuseppe Gazzoni Frascara, che sta attendendo la conclusione delle indagini dei due sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci, per costituirsi parte civile.

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