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giovedì 13 marzo 2008

Lazio batte Baraldi 2 milioni a zero

da http://qn.quotidiano.net/2007/05/03/9607-giudice_lavoro_stanga_baraldi.shtml

I CONTI DEL PALLONE

Il giudice del lavoro stanga Baraldi
Dovrà restituire alla Lazio 2 milioni


La sezione del lavoro del tribunale civile di Roma ha sentenziato in primo grado che l'ex amministratore delegato e direttore generale dovrà restituire oltre 2 milioni di euro, oltre alle complessive spese di giudizio
di Marco Liguori

Roma, 3 maggio 2007 - La Lazio ha vinto la causa promossa contro Luca Baraldi. La sezione del lavoro del tribunale civile di Roma ha sentenziato in primo grado che l'ex amministratore delegato e direttore generale dovrà restituire oltre 2 milioni di euro, oltre alle complessive spese di giudizio. E' questo l'epilogo di una vicenda anticipata da www.quotidiano.net nella puntata sulla Lazio dell'inchiesta "I conti del pallone" che durava dal luglio 2004, data in cui la Lazio aveva proposto il ricorso presso l'autorità giudiziaria. Scendendo nel dettaglio, stando a una nota emessa dalla Lazio sul suo sito www.sslazio.it, il 2 maggio scorso il giudice del lavoro ha dichiarato «non dovuto il premio incassato dal Baraldi in virtù del contratto del 29 gennaio 2003».

Secondo la sentenza, l'ex dirigente laziale dovrà restituire alla società presieduta da Claudio Lotito ben 1,89 milioni, oltre agli interessi legali. Inoltre il magistrato, si legge sempre nella nota della società, «ha riconosciuto
il diritto della società alla restituzione dei contributi previdenziali versati all'Inps in occasione del pagamento di detto premio, pari ad euro 207.263,84». Adesso, bisognerà vedere se Baraldi impugnerà in appello questa pesante sentenza. Ma cosa prevedeva il contratto sottoscritto quattro anni fa da Baraldi e dalla Lazio? Nella scrittura era previsto il pagamento di una cifra netta pari a 1,07 milioni a favore del dirigente, che sarebbe stata
dovuta nel caso in cui, si legge nella semestrale al 31/12/2006 della società romana, «alla data del 31 agosto 2003 si fosse registrata una riduzione degli emolumenti netti dei calciatori della prima squadra, pari ad almeno il 25% rispetto a quelli risultanti da un prospetto ufficiale riferito all'inizio della stagione sportiva 2002/2003». In
questo caso, secondo il contratto, Baraldi «avrebbe avuto diritto ad un premio una tantum pari al 5% della predetta riduzione, al netto di imposte, tasse e contributi previdenziali sia a carico della società sia a carico del dirigente».

L'ex amministratore delegato ritenne che la condizione si fosse avverata ed ottenne il compenso. Ma la Lazio ha ritenuto che la liquidazione della somma di 1,07 milioni non era dovuta a Baraldi, poiché il taglio del 25% degli stipendi non era avvenuto e ha contestato in giudizio la legittimità del suo premio. La Lazio avuto ragione davanti al giudice, poiché la parte principale del cosiddetto "piano Baraldi" riguardava semplicemente lo spostamento
del 45% del pagamento degli stipendi dei calciatori in tre anni, mentre il 55% sarebbe stato pagato subito. Si intuisce che in questo modo, il debito della società nei confronti dei propri tesserati è stato solo dilazionato nel tempo e non tagliato: di conseguenza, la situazione economica della Lazio non era affatto migliorata, poiché le
cifre dovute restavano comunque intatte. Oltre a ciò, il "piano Baraldi" riguardava la conversione di cinque mesi di stipendi dei calciatori in azioni della Lazio e la richiesta della rateizzazione dei debiti verso l'Erario in dieci anni, senza però le necessarie garanzie bancarie stando a quanto dichiarato nel prospetto dell'aumento di capitale dell'estate 2003. Invece Lotito, grazie alla legge legge 8 agosto 2002, n.178, è riuscito a "patteggiare" con l'Agenzia delle Entrate un periodo ben superiore di 23 anni.

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