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giovedì 13 marzo 2008

ricette...costose

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I CONTI DEL PALLONE

Gli affari della Lazio: per Oddo
incassati 10,75 milioni di euro


Proventi straordinari, ricavi in calo e una campagna acquisti dispendiosa: questi sono gli ingredienti della ricetta del bilancio semestrale della Lazio, prima società di calcio italiana quotata dal 5 maggio 1998 a Piazza Affari

di Marco Liguori
Milano, 27 aprile 2007 - Proventi straordinari, ricavi in calo e una campagna acquisti dispendiosa: questi sono gli ingredienti della ricetta del bilancio semestrale della Lazio, prima società di calcio italiana quotata dal 5 maggio 1998 a Piazza Affari. Il primo aspetto è subito evidenziato nella prima pagina del documento civilistico (redatto per la prima volta con i nuovi criteri contabili obbligatori internazionali Ias/Irfs) della società romana chiuso al 31 dicembre 2006. Nelle informazioni sulla gestione si legge che il periodo si è concluso con
un risultato netto positivo pari a 82,07 milioni, migliore di «euro 75,14 milioni rispetto all'utile del medesimo periodo della stagione precedente, pari a euro 6,93 milioni». E' la stessa società a confessare come è giunta a questo risultato. «Tale incremento è dovuto ai maggiori proventi straordinari (euro 106,58 milioni) registrati nel
periodo attuale rispetto a quello della stagione precedente (euro 6,53 milioni) principalmente a seguito del conferimento del ramo commerciale nella società SS Lazio Marketing & Communications spa, controllata al 100%, con un effetto netto positivo sul risultato di periodo di euro 104,5 milioni».

L'operazione, effettuata il 29 settembre scorso, ha comportato il trasferimento del ramo commerciale della società romana nella sua controllata SS Lazio Marketing & Communications. L'oggetto di quest'ultima riguarda la «ottimizzazione dello sfruttamento commerciale dei brand tramite le attività pubblicitarie, le sponsorizzazioni e il merchandising». Sul piano pratico, la cessione del ramo commerciale ha fruttato alla Lazio una plusvalenza di oltre 106 milioni, a fronte di un valore di 95,36 milioni calcolato con perizia giurata e reso noto in una comunicazione societaria del 29 settembre scorso. Essa però presenta dei dubbi: la vendita di questa sezione aziendale ricalca il meccanismo, denominato nel freddo linguaggio dei giuristi, del "contratto con se stesso".
Tradotto in termini più semplici, c'è il sospetto che i marchi siano passati dalla tasca destra a quella sinistra della Lazio: per il nostro codice civile questa operazione è nulla. Operazioni simili sono state effettuate dall'Inter (si veda la prima puntata dell'inchiesta) e dal Milan nel bilancio al 31 dicembre 2005. La società presieduta da Claudio Lotito ha dovuto presentare per la prima volta, proprio a causa della presenza della propria controllata
al 100%, anche un bilancio consolidato. Esso riporta una rappresentazione più realistica dei conti, poiché in esso, ai sensi di legge, è stata eliminata la plusvalenza straordinaria incassata con la cessione del ramo commerciale. Nella semestrale di gruppo è stato evidenziato un risultato netto in perdita per 20,62 milioni: inoltre, il patrimonio netto (ossia i mezzi propri) è risultato negativo per 46,06 milioni, «con un peggioramento rispetto al 30 giugno 2006 – sottolineano i vertici della Lazio nelle informazioni sulla gestione – di euro 20,65 milioni». Riguardo al conto economico, al netto dei proventi e oneri da gestione calciatori ed ammortamenti, il valore
della produzione è ammontato a 29,82 milioni: sono risultati in calo di 5,8 milioni rispetto al primo semestre 2005/06 (calcolato sul bilancio civilistico). Esso «è dovuto principalmente al venire meno nel periodo corrente – spiega la società – dell'introito derivante dalla cessione del diritto di prelazione dei diritti digitali terrestri per il triennio successivo alla stagione 2006/07».

I costi operativi sono leggermente aumentati da 23,28 a 23,63 milioni. La differenza tra ricavi e costi è stata positiva per 6,19 milioni, in netta diminuzione rispetto ai 12,34 milioni dell'anno precedente. La Lazio ha comunicato anche un prospetto dei costi totali a pag. 76 della relazione, comprensivi di ammortamenti ed altre spese, in calo di 20mila euro rispetto al semestre dell'anno precedente. In esso si nota due elementi molto importanti. Da un lato i costi totali per il personale sono stati contenuti da 15,67 a 14,64 milioni (-6,60%) in
«conseguenza dell'attuazione del piano di risanamento che ha portato alla sostituzione di parte dei tesserati con giocatori con costi di ingaggio sia notevolmente inferiori e sia in parte legati al raggiungimento di obiettivi»; per quest'ultimo la Lazio ha speso 1,14 milioni. Dall'altro, è stato evidenziato un aumento da 8,63 a 9,34
milioni degli altri costi di gestione (+8,23%) e dell'ammortamento dei diritti alle prestazioni dei calciatori passato da 3,81 a 4,46 milioni (+17,06%) che hanno vanificato in gran parte gli sforzi societari per contenere le spese complessive. Ma da cosa è stata originata la lievitazione di questi costi? La Lazio spiega che per «gli altri costi
di gestione è conseguenza di maggiori spese di consulenza (sportiva e professionale per il passaggio ai principi contabili internazionali), di maggiori spese pubblicitarie e di maggiori costi per procuratori».

Per quanto riguarda gli ammortamenti, esso «è conseguenza degli acquisti fatti nell'ultima campagna trasferimenti, tesi al rafforzamento ed al ringiovanimento della rosa di prima squadra». Stando quindi alle dichiarazioni della società, l'acquisizione dei nuovi giocatori ha avuto un costo elevato. Stando al prospetto della
campagna trasferimenti, l'acquisizione di Massimo Mutarelli (prezzo 900mila euro), Stefano Mauri (3 milioni), Igli Tare (600mila), Cristian Ledesma (4,5 milioni), Emilson Cribari (3 milioni), Mobido Dakhite (250mila) e Stephen Makinwa (3,3 milioni) è costata in totale 15,55 milioni. Il dispendio è anche testimoniato dall'incremento di
valore dei diritti pluriennali, pari a 10,8 milioni rispetto al 30 giugno 2006. Al contrario, nella semestrale è indicata la somma di 470mila euro per la cessione di Matias Emanuel Lequi al Celta Vigo. Tale somma è stata inserita tra i ricavi: un vero e proprio regalo dei nuovi criteri Ias/Ifrs, e perciò perfettamente legittimo, per le società di calcio quotate in borsa. Però ciò confligge con il Codice Civile, secondo cui ciò non è possibile: la cessione di un bene, com'è appunto un calciatore, è da inserire tra le componenti straordinarie. Da ricordare che la cessione definitiva, avvenuta nello scorso gennaio, di Massimo Oddo al Milan, con un ricavo di 10,75 milioni, avrà effetto nel successivo semestre. Bisognerà vedere se il dispendio di risorse economiche della campagna
acquisti è valso a conquistare definitivamente il terzo posto in cui si trova attualmente la squadra biancoceleste. Con questo piazzamento avrebbe accesso ai preliminari della ricca Champions League: ciò si dovrebbe tradurre in un concreto aumento dei ricavi, dovuto non solo dalla partecipazione alla manifestazione, ma anche in termini di entrate da sponsorizzazioni e contratti pubblicitari. In caso di mancata qualificazione, la Lazio potrebbe subire ulteriori problemi sui conti.

Ai costi per le acquisizioni estive definitive bisogna aggiungere il costo complessivo di 269mila euro per l'acquisizione temporanea di tre calciatori, in deciso aumento rispetto ai 36mila del semestre chiuso al 31 dicembre 2005. Tra questi spicca un dato molto curioso: Pasquale Foggia, proveniente dal Milan e considerato un centrocampista di buon livello, è costato 121mila euro, un valore inferiore ai 147mila pagati per Tommaso Berni, un portiere proveniente dalla Ternana militante in C/1, che finora non ha collezionato una sola presenza in serie A con la Lazio. Il terzo è Manuel Ricci, prestato dall'Anziolatino per 1000 euro. La dispendiosa campagna acquisti ha avuto molteplici impatti negativi sui conti al 31 dicembre della Lazio, a cominciare dal conto
economico. Oltre all'incremento degli ammortamenti dei diritti alle prestazioni sportive, si notano i 209mila euro spesi (contro nessun importo al 31 dicembre 2005) dei "costi specifici tecnici" ossia i costi per consulenze tecnico sportive prestate durante le trattative per l'acquisto dei calciatori. Riguardo agli effetti sullo stato
patrimoniale, si nota che i debiti verso le società calcistiche hanno subito un vero e proprio boom di 8,9 milioni, passando dagli appena 1,34 milioni del 30 giugno 2006 ai 10,2 milioni riscontrati a fine dicembre. La Lazio specifica che «essi si riferiscono principalmente a debiti verso società calcistiche italiane con scadenza entro i 12 mesi, per euro 7.988 migliaia e verso Lega/trasferimenti per il saldo passivo della campagna trasferimenti della stagione corrente per euro 1.840 migliaia».

Fra gli altri costi, si segnala l'aumento delle spese amministrative, passate dai precedenti 1,42 agli 1,71 milioni della fine del primo semestre, in cui sono contenute «in gran parte spese per consulenze per euro 894 migliaia». A ciò si aggiungono le consistenti spese per pubblicità e promozione, incrementatesi da 645mila a 975mila euro: esse «contengono in gran parte spese per omaggi biglietteria, per euro 291 mila, principalmente al Coni in virtù del contratto di fitto stadio». Gli altri oneri di gestione sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto al semestre dell'anno precedente, attorno ai cinque milioni: si segnalano fra quelli straordinari i 185mila euro erogati alla Figc per le sanzioni per il processo di "calciopoli". Infine, c'è da notare che i componenti del consiglio di gestione e del consiglio di sorveglianza (introdotti dalla riforma del diritto societario, che possono essere introdotti al posto del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale) «hanno rinunciato a percepire compensi». Tuttavia, alla voce "Rapporti con parti correlate" si nota che «il gruppo SS Lazio, e in particolare la SS
Lazio spa, ha intrattenuto rapporti esclusivamente con la Roma Union Security srl (società facente capo al Dr. Claudio Lotito), sostenendo un costo complessivo di euro 164 migliaia, avente ad oggetto la vigilanza del centro sportivo di Formello». La società segnala anche che esiste anche un debito di 647mila euro con la società di proprietà del presidente Lotito. Ma non esiste un conflitto d'interessi con questa operazione? E soprattutto, non sarebbe stato più corretto indire una gara d'appalto per il servizio di vigilanza a Formello?

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