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lunedì 10 novembre 2008

Moggi: «Ho chiuso con il mondo del calcio»

Lo ha affermato l'ex direttore generale e consigliere di amministrazione con poteri esecutivi della Juventus nell'udienza odierna del processo alla Gea World. Il figlio Alessandro: erano i calciatori a cercarmi

«Il calcio è un mondo che non mi interessa più, non voglio tornarci. Lo guarderò dall'esterno come un critico giornalista». Lo ha detto Luciano Moggi al processo che si tiene a Roma sui presunti illeciti attribuiti alla Gea, la società che gestiva le procure di numerosi calciatori. Moggi è intervenuto facendo spontanee dichiarazioni. In particolare ha descritto la sua attività di dirigente spiegando di aver coniugato «risultati sportivi e benedici economici». «Ho vinto scudetti e coppe - ha affermato rivolgendosi ai giudici della X sezione del tribunale - ci sono stati anche dividendi per gli azionisti e la Juventus non ha mai messo soldi di tasca propria». E, come fiore all'occhiello di questa attività, ha ricordato la cessione di Zinedine Zidane al Real Madrid per 150 miliardi di lire. In questo contesto - ha aggiunto - si è dovuto confrontare con giocatori «viziati i quali hanno sempre voglia di rinnovi contrattuali e di adeguamenti economici». «Mai nessun favoritismo a mio figlio - ha detto ancora - le nostre erano due attività separate». Oltre a Moggi, ed al figlio Alessandro, sono imputati anche Franco Zavaglia, Davide Lippi, Pasquale Gallo e Francesco Ceravolo per associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza con violenza e minaccia. Domani la requisitoria del pm Luca Palamara, la sentenza a gennaio.
Il primo a chiedere di fare dichiarazioni spontanee è stato Alessandro Moggi che fino ad oggi non era mai intervenuto nel corso delle udienze. Ha raccontato che dopo aver cercato di fare il calciatore senza risultati apprezzabili e prima ancora il raccattapalle ha pensato di diventare procuratore sportivo partendo dal basso. E lo ha fatto senza ricevere alcun aiuto da parte di suo padre. «Soffro ancora per essere stato definito 'il figlio di Moggì perchè con questo accostamento non è stato per me facile affermarmi». Se ha fatto carriera lo deve a Franco Zavaglia, ha spiegato, con il quale nel '93-'94 creò la società Football management che nel 2001 diventò Gea confendosi con la General atletic della quale facevano parte i figli di Cragnotti e di Tanzi. «Respingo i reati che mi vengono contestati - ha detto Alessandro Moggi - Non li ho commessi e lo dimostra il fatto che ancora oggi i calciatori che avevo dovuto abbandonare quando si è aperta l'inchiesta sono tornati da me e ancora li rappresento. Il mio lavoro è sempre andato avanti grazie e soprattutto ai rapporti personali e alla fiducia che hanno avuto in me calciatori e società».
Luciano Moggi, intervenendo subito dopo il figlio, si è scusato per le sue «intemperanze» manifestate durante le precedenti udienze, giustificandole tuttavia come «reazione nei riguardi di persone che mi volevano infangare». Ha ribadito comunque i suoi contrasti con l'ex direttore sportivo della Roma, Franco Baldini, al quale rimprovera tra l'altro di avere spinto una persona ad accusarlo rivolgendosi al maggiore dei carabinieri Auricchio che svolgeva l'inchiesta sulla Gea. In questo contesto Moggi oltre ad accusare Baldini di aver fatto dichiarazioni mendaci, ha negato di averlo minacciato poichè durante un incontro equivocò sul tenore le sue parole. «Io -ha detto Moggi- parlando del mondo del calcio mi ricordai che viviamo in un campo turbolento e che dovevamo aiutarci tra di noi. Ma lui ha dato un diverso significato alle mie parole». Sempre con riferimento a Baldini Moggi a proposito dei calciatori prestati dalla Juve al Messina ha negato di essere diventato «il gestore occulto» di questa squadra. E i prestiti fatti dalla Juve avvenivano praticamente a titolo gratuito.
«Passare per capro espiatorio di una vicenda che ha procurato tanti problemi anche nella famiglia di mio figlio Alessandro va bene, ma non bisogna esagerare. Se tutto quello che succedeva prima non succedesse più direi 'ho sbagliatò, ma non è così. Prima erano complotti, ora sono casualità». Questo un altro passo delle dichiarazioni spontanee di Luciano Moggi al processo Gea. Durante il suo intervento, l'ex dg della Juventus ha lanciato stilettata ai suoi accusatori, in particolare all'ex dirigente della Roma Franco Baldini, che ora lavora per la federcalcio inglese. «È la persona che chiese ad un procuratore di testimoniare contro di me al maggiore dei Cc Auricchio - ha detto Moggi -. È lo stesso che mi ha accusato per Baiocco, ma la Roma lo perse perchè lo voleva a parametro zero e lo avvicinò pur essendo in costanza di contratto; mi ha accusato per l'affare Chiellini, ma la Roma non poteva prenderlo perchè fuori dai parametri». Altre frecciatine sono state lanciate a Nicola Amoruso («con noi ha guadagnato 14 miliardi di lire in quattro anni»), Francesco Grabbi («in 12 anni non ne ha fatta una buona»), Salvatore Fresi e Manuele Blasi («dopo una squalifica per doping mi chiese l'adeguamento del contratto»). «I calciatori dati al Messina a caro prezzo? Erano praticamente dei prestiti e furono pagati premi di valorizzazione» ha concluso, dicendo di «avere fiducia nei giudici, anche perchè la giustizia esiste ancora».
«Il mio lavoro si basa esclusivamente sui rapporti personali. Ho cercato di farmi apprezzare e ciò ha determinato, anche attraverso il passa parola, che fossero i calciatori a cercare me». Così Alessandro Moggi, figlio di Luciano, in dichiarazioni spontanee fatte oggi al processo Gea a Roma. «Rifiuto in maniera totale le accuse - ha detto - le accuse che mi vengono mosse. All'interno della Gea, nata da un progetto che voleva essere imprenditoriale e commerciale, ognuno aveva le proprie competenze; io mi occupavo di calcio mercato e non ho mai avuto vantaggi di tipo parentale, ho lavorato per scrollarmi di dosso l'etichetta di figlio di Moggi». Parlando della sua passione per il calcio («ho fatto anche il raccattapalle»), Moggi jr. ha sottolineato di essere entrato nel mondo del calcio con l'ausilio di Franco Zavaglia. «Ho avuto la sventura di dover lasciare l'attività nel 2006 in un momento particolare - ha aggiunto - e nonostante ciò l'85-90 percento dei miei assistiti mi hanno rinnovato la fiducia. Uno dei miei principali accusatori, Antonio Caliendo, mi ha corteggiato a lungo perchè diventassi presidente di una sua società».
Fonte: Ansa

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