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giovedì 26 marzo 2009

Matarrese fiducioso: «Eviteremo il commissariamento»

Nonostate manchi ancora l'accordo tra Serie A e Serie B sul nuovo regolamento e la nuova governance della Lega Calcio, Antonio Matarrese e' ''fiducioso'' sulla possibilita' di sciogliere tutti i nodi entro martedi' 31 marzo, termine ultimo per l'elezione del presidente. ''Puo' ancora succedere di tutto'', ha detto il presidente della Lega Calcio lasciando gli uffici di Via Rosellini dove oggi si e' riunito il consiglio seguito da una riunione informale dei presidenti del club di Serie A. ''E' naturale - ha minimizzato Matarrese - che ci si prenda un po' di tempo per sintonizzare le due categorie. Oggi c'e' stata una discussione molto accesa, ognuno vuole prevalere sull'altro. Ma voi - ha detto dimostrandosi ottimista con i giornalisti - sapete che questa Lega e' capace di trovare soluzioni all'ultimo momento''. Il problema, ha ricordato il numero uno della Lega Calcio, e' che ''la serie B ha bisogno di essere sostenuta finanziariamente e vuole capire l'entita' delle risorse necessarie per la sopravvivenza. E la serie A e' disponibile ad aiutarla''. Un ottimismo che spinge Matarrese a escludere l'ipotesi di un commissariamento della Lega: ''Macche' commissario - si e' sfogato - i commissari stanno in Polizia, non in Lega Calcio''.
Fonte: Asca

Nuovo regolamento in Lega Calcio: nulla di fatto

Si è conclusa con un nulla di fatto la riunione del Consiglio di Lega che avrebbe dovuto approvare il nuovo regolamento da proporre alla assemblea generale del 31 marzo, manovra preliminare per dare il via alle elezioni del nuovo governo del calcio. Ma più che affrontare le questioni tecniche del regolamento, i dirigenti della serie A e della serie B hanno tentato di trovare un accordo: «La serie B pone delle questioni, è il solito do ut des: prende spunto da questa situazione per chiedere qualcosa. Ma credo che troveranno una sistemazione», aveva anticipato il presidente del Palermo Maurizio Zamparini lasciando prima degli altri la lunga riunione del Consiglio di Lega alla quale è seguita una riunione informale della serie A. Ipotesi che si è poco dopo rilevata errata: nessun accordo. Ora, se non verrà nel frattempo convocata un'altra riunione del Consiglio, si potrebbe portare la decisione direttamente in assemblea generale che è l'appuntamento già convocato. Tuttavia, secondo Adriano Galliani «il commissariamento è un'ipotesi remota. Se il 31 marzo non eleggeremo nessuno vuol dire che non avremo rappresentanza in Federazione, ma non significa che il giorno dopo arrivi un commissario». Rispetto alle obiezioni avanzate dalla serie B e alle possibilità di superarle positivamente, l'amministratore delegato del Milan ha commentato in milanese: «L'è dura».
Fonte: Ansa

Uefa: aumenta contributo solidarietà per club

La Uefa e l'Associazione dei Club Europei (ECA) annunciano l'aumento della percentuale del contributo di solidarietà per il prossimo ciclo 2009-2012 della Champions League, a partire dalla stagione 2009-10. La percentuale di solidarietà per i club che non prendono parte alla Champions League, destinata ai programmi per il settore giovanile, passerà dall'attuale 5 per cento al 6,5 per cento. Basato sulle attuali previsioi sui ricavi, questo significa che nella stagione 2009-10 circa 55 milioni di euro saranno a disposizione per essere ridistribuiti a quei club tramite le federazioni nazionali e le leghe professionisti, circa 23 milioni di euro in più rispetto all'ultima stagione del ciclo prededente. Considerando anche i fondi addizionali a disposizione delle leghe che non hanno club partecipanti alla Champions League, il contributo di solidarietà ammonterà aprossivamente a 67 milioni di euro. In più, le somme di solidarietà pagate ai club eliminati nei preliminari di Champions League e della Europa League aumenteranno. «Siamo d'accordo con la ECA e grati per il suo supporto, dato che abbiamo sempre insistito sul fatto che una percentuale dei ricavi generati dalla UEFA Champions League deba essere ridistribuita, con un principio di solidarietà, a quei cub che non partecipano direttamente alla competizione», ha detto il presidente della Uefa, Michel Platini.
«Insieme alla ECA -ha aggiunto- siamo impegnati a supportare le attività di sviluppo dei settori giovanili dei club delle massime divisioni, insieme allo sviluppo dei programmi nazionali per la crescita del settore giovanile». Anche il presidente della ECA, Karl-Heinz Rummenigge, è soddisfatto. «Dalla sua fondazione, poco più di un anno fa, la ECA ha lavorato duramente per aumentare la solidarietà tra i club. Rappresentiamo 137 club di tutta Europa, quindi siamo estremamente contenti del fatto che non solo i top club avranno dei vantaggi da questa splendida competizione», ha detto il presidente del Bayern Monaco. «Questa decisione dimostra che la famiglia del calcio europeo è veramente unita in queste delicate questioni finanziarie», ha concluso.
Fonte: Adnkronos

mercoledì 25 marzo 2009

Piccoli azionisti alla Figc: «Lotito, condannato a Milano, è decaduto dalla carica di presidente della Lazio»

Esclusiva de "Il pallone in confusione": il Comitato dei tifosi detentori di azioni chiede alla Federazione di applicare l'articolo 22 bis delle Noif che prevede «la decadenza dalla carica di dirigenti di società condannati, ancorché con sentenza non definitiva, a pena che comporti l’interdizione dai pubblici uffici e dall’esercizio di uffici direttivi di persone giuridiche». Intanto, la Consob impugna davanti al Consiglio di Stato la sentenza del Tar che aveva annullato l'esistenza del patto parasociale tra Lotito e Mezzaroma

La Consob ha risposto al "Comitato Piccoli azionisti Lazio": è stato depositato nei termini di legge il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar del Lazio che aveva annullato sull’esistenza del patto parasociale occulto tra Claudio Lotito e Roberto Mezzaroma. Questa è la riposta dell'ufficio legale della Commissione inviata dal Comitato a "il pallone in confusione": «Si fa riferimento alla nota del 13/03/2009 con la quale sono state richieste informazioni in merito "alla notizia di stampa relativa all’impugnazione da parte della Consob della sentenza del Tar del "Lazio n.8835/2008. Al riguardo si precisa che l’appello in oggetto è stato notificato alle controparti e depositato al "Consiglio di Stato nei termini previsti dalla legge». La vicenda era stata raccontata da questo quotidiano (cliccare qui ) e ripresa dall'agenzia di stampa Apcom. E' un passo semplice, ma molto importante da parte dei Commissari, che tutela anche le pretese dei piccoli azionisti che avevano richiesto più volte di avere notizie sull'impugnazione.
Il Comitato ha sollevato anche altre due questioni, riferite ancora a "il pallone in confusione". Il 13 marzo scorso l'avvocato Massimo Rossetti, legale dei piccoli azionisti, ha scritto assieme al membro Alfredo Parisi alla Figc evidenziando che «la seconda Sezione Penale del Tribunale di Milano ha condannato l’attuale Presidente della SS Lazio spa , dr. Claudio Lotito,per aggiotaggio manipolativo ed informativo e per ostacolo all’attività di vigilanza della Consob». La condanna prevede due anni di reclusione, in una multa di € 65.000 e nell’interdizione per un anno dai pubblici uffici e dagli uffici direttivi di persone giuridiche. Nella lettera i due sollecitano un tempestivo pronunciamento della Figc riguardo «sull’esatta e corretta interpretazione ed applicazione dell’art. 22 bis delle Noif della Federazione stessa con riferimento alla predetta sentenza». In pratica, si richiede l'eventuale decadenza di Lotito dalla sua carica di presidente. Questo perché, secondo Rossetti e Parisi «tale articolo disponga la decadenza dalla carica di dirigenti di società condannati, ancorché con sentenza non definitiva, a pena che comporti l’interdizione dai pubblici uffici e dall’esercizio di uffici direttivi di persone giuridiche». I due aggiungono un altro particolare importante. «Vi è l’obbligo al comma 6 per i condannati anche in via non definitiva - si legge nella lettera alla Figc - di immediata comunicazione alla Lega o al Comitato competente della condanna che comporti tutte le incompatibilità di cui al comma 1: quindi anche di quella conseguente all’irrogazione di pena interdittiva non definitiva, a prescindere dalla appartenenza del delitto commesso alla tipologia elencata». Dunque, anche al presidente Giancarlo Abete, i piccoli azionisti chiedono, come già fatto alla Consob: «Se ci sei, batti un colpo».
Marco Liguori
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martedì 24 marzo 2009

Cairo: «Quotare in Borsa le società di calcio? E' assurdo»

Portare in Borsa «le squadre di calcio oggi è un assurdo». A pensarla così è il patron del Torino, Urbano Cairo, interpellato a margine della Star Conference di Borsa italiana, dov'è intervenuto in qualità di presidente dell'omonima casa editrice. «Oggi, in un momento in cui i bilanci delle squadre di calcio sono in passivo, quotarle è assurdo», ha proseguito, sottolineando come la quotazione possa avere un senso «quando si può garantire un rendimento agli azionisti e quindi quando i bilanci sono in attivo». Cairo ha poi escluso di portare il Torino in Borsa. «Per noi l'obiettivo è mantenere la categoria, ricordatevi che questa è una società che tre anni fa era fallita. In questi anni c'è stato un grande impegno per riportarla in serie A».
Fonte: Ansa

Difensore di Moggi chiede trasferimento Calciopoli da Napoli a Roma

La difesa dell'ex dg della Juventus, Luciano Moggi, ha chiesto di trasferire il processo di calciopoli a Roma o, in subordine, a Torino. La richiesta è stata formulata oggi dall'avvocato Paolo Trofino nel corso dell'udienza che è in corso davanti alla nona sezione del tribunale di Napoli.
Il legale ha ribadito che vi sono una serie di elementi per i quali il tribunale di Roma è da ritenersi competente a giudicare Moggi in quanto le contestazioni relative alla presunta associazione per delinquere farebbero riferimento ad attività svolte nella capitale dove hanno sede vari organismi tra i quali la Federazione gioco calcio, la Covisoc, e la Caf. L'altro legale di Moggi, avvocato Maurilio Prioreschi, ha chiesto inoltre l'annullamento del decreto che dispone giudizio in quanto mancherebbero due capi di imputazione, non trascritti nell'atto notificato a Moggi, e le accuse formulate sarebbero generiche laddove si fa riferimento ad atti «fraudolenti». Sulle istanze della difesa di Moggi e di altri imputati il tribunale potrebbe pronunciarsi in giornata dopo le repliche dei pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci.
Fonte: Ansa

Uefa studia una tassa sul lusso per i grandi club

Il modello è quello americano per ridurre gap con piccoli club

Una tassa sul lusso per i club di calcio. E' l'ipotesi a cui sta lavorando la Uefa, che prevede per i grandi club il pagamento una quota di denaro ai piccoli club quando acquistano una delle loro stelle. Secondo quanto riferisce l'edizione odierna del Financial Times, la tassa sul lusso è uno dei tentativi di ridistribuire in modo più equo il denaro all'interno del mondo del calcio, ormai dominato in modo evidente dai grandi club come Manchester United o Real Madrid. Il presidente dell'Uefa Michel Platini, d'altra parte, ha più volte sottolineato come la potenza economica di alcune società influenzi in modo eccessivo le competizioni. Per cercare spunti, i dirigenti dell'Uefa sono volati lo scorso mese negli Stati Uniti, discutendo del progetto con i dirigenti della Major League Baseball, una lega che stabilisce gli stipendi delle squadre e le tasse sulla base di quanto spendono e ridistribuisce l'ammontare delle entrate ai club meno ricchi. L'Uefa, inoltre, sta esaminando anche i modelli delle leghe americane per quanto riguarda il limite alla grandezza delle squadre. Secondo il portavoce dell'Uefa William Gallard, molte proposte di riduzione dei costi come il cosiddetto salary-cap hanno alcuni difetti, mentre la tassa sul lusso e i limiti alle squadre sono "idee promettenti", che potrebbero insomma avere un futuro. "Non c'è una soluzione semplice - ha spiegato - tutti i piani hanno lati negativi, alcuni sono peggiori di altri. Il salary-cap sembra sia molto difficile da gestire poiché noi abbiamo competizioni europee come la Champions League che interferiscono con le leghe nazionali. Sarebbe terribilmente difficile da amministrare. Ma sulla necessità di agire, anche Gaillard non ha dubbi. Il portavoce dell'Uefa ha portato ad esempio la situazione finanziaria dei club spagnoli, parlando di una mezza dozzina di società che sono "in serie difficoltà". Tra queste c'è il Valencia, attualmente al sesto posto nella Liga, che potrebbe essere costretto a vendere i giocatori migliori per rimettere in sesto il bilancio.
Fonte: Apcom

lunedì 23 marzo 2009

Nicchi (Aia): presto esternazioni in sedi giuste

«Certe esternazioni sono il frutto della tensione di fine gara, ma dimostrano che c'è ancora da lavorare affinchè in futuro vengano fatte in luoghi diversi». Il presidente dell'Aia, Marcello Nicchi, non alimenta la polemica all'indomani dello sfogo del dg dell'Udinese Leonardi, che dopo la sconfitta per 2-0 con il Genova aveva chiesto di non avere più in campo l'arbitro Ayroldi. «Con Leonardi spero di parlare presto - ha detto Nicchi presente a Fiumicino dove sta per iniziare l'assemblea elettiva della Federcalcio - e non ho intenzione di commentare quelle frasi, perchè non sono dell'avviso che vanno discusse a caldo. Credo che i presidenti debbano parlare all'interno della Lega, ma nell'arco dell'anno organizzeremo anche noi delle riunioni con i presidenti delle società, per stabilire le giuste sinergie». Il presidente dell'Aia ha colto l'occasione per annunciare un progetto: «Presto, e probabilmente ogni settimana, avremo un posto in cui noi potremo dare le nostre spiegazioni». Quanto alle polemiche domenicali, Nicchi ha voluto spendere qualche parole per De Laurentis che non si è lamentato del rigore non concesso al Napoli nel posticipo con il Milan: «Ho parlato con Matarrese, per dirgli che ho apprezzato molto l'equilibrio del presidente del Napoli».
Fonte: Ansa

De Laurentiis: «C'era il gol, ma occorreva la moviola in campo»

«Ci sono tutti i presupposti perché si crei un ottimo rapporto tra squadra e tecnico. E il fallimento c'è quando si portano i libri in tribunale, non quando si fallisce l'accesso alla Coppa Uefa». Dopo il pareggio a reti inviolate di ieri sera con il Milan, il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, si dice soddisfatto dell'apporto del nuovo tecnico Donadoni e pronto a non drammatizzare una eventuale esclusione dall'Europa. Tornando allo 0-0 del posticipo di ieri del San Paolo, il patron dei partenopei ammette che il gol annullato ad Hamsik era regolare, senza pero' aprire un nuovo fronte di polemiche con la classe arbitrale. «Il gol c'era, era valido -le parole di De Laurentiis all'entrata dell'Hilton Rome Airport per l'Assemblea elettiva della Figc - ma solo con la moviola in campo sarebbe stato possibile accertarlo. Non facciamo degli arbitri gli unici capri espiatori, dobbiamo convivere con gli errori umani. Sono cose che non capitano solo a noi: queste sono le regole e dobbiamo accettarle». E, sull'aggressione di ieri sera ad Adriano Galliani: "Sono dispiaciuto moltissimo. E' stato un segno di inciviltà. Ieri sera solo cinquanta tifosi non sono stati all'altezza».
Fonte: Agi

venerdì 20 marzo 2009

Lazio: fine anno con accertamento fiscale

Secondo il documento semestrale della società di Lotito, l’Agenzia delle entrate ha contestato il 29 dicembre 2008 in un avviso una somma totale per 4,46 milioni per Iva e altre imposte per due tipi di rilevi riguardanti costi che sarebbero "fringe benefits" per i calciatori da tassare diversamente. La società ha opposto immediatamente ricorso

Non c’è pace per la Lazio nei suoi rapporti con il fisco. Nella paragrafo "Problematiche di natura fiscale", contenente una serie di contenziosi tra la società biancoceleste e l’erario, incluso nella semestrale consolidata chiusa al 31 dicembre scorso chiusa con un utile di 6,19 milioni si evidenzia che «il 29 dicembre 2008 l’Agenzia delle Entrate-direzione regionale del Lazio (Ufficio Roma 3) ha notificato alla società un avviso di accertamento». Nel documento si spiega che l’avviso ha come «oggetto il controllo del trattamento tributario dei compensi per procuratori, ai fini Irpef ed Iva nell’esercizio 2003».
Due i rilievi contestati dalle autorità tributarie riguardo all’accertamento. Il primo, si legge sempre nella semestrale, riguarda il "recupero di redditi da lavoro dipendente, per euro 6,75 milioni, pari a imposte per circa euro 3,11 milioni". L’altro concerne il «recupero di Iva per euro 1,35 milioni». L’avviso tributaria punta sulla rettifica riguardante il fatto che «i costi in argomento costituiscano fringe benefit (ossia compensi corrisposti in natura ndr) per i calciatori e come tali siano da sottoporre a diverso regime di tassazione». Dunque l’Agenzia delle Entrate vorrebbe recuperare in totale 4,46 milioni tra Iva e imposte diverse. La Lazio si è opposta: nella semestrale si sottolinea che la società di Claudio Lotito ha presentato ricorso presso la Commissione tributaria provinciale di Roma «sostenendo l’illegittimità e l’infondatezza della pretesa tributaria».
La Lazio spiega che l’attivo è stato raggiunto grazie «al minore impatto delle imposte differite nel primo semestre», alla «quota di competenza del nuovo contratto con la Infront Italy srl per la cessione dei diritti commerciali» e alle plusvalenze calciatori. Invece, le plusvalenze ammontano a 10,5 milioni: 3,6 dalla cessione di Behrami al West Ham (su un ricavo pari a 6 milioni) e 6,9 milioni dal trasferimento di Mudingay al Bologna (ricavo 7 milioni). La società di Lotito ammette che il giro di affari consolidato, al netto dei proventi non ricorrenti, si è attestato a 36,95 milioni «ed è diminuito rispetto al medesimo periodo della stagione precedente di euro 13,48 milioni». Il consistente calo dei ricavi dei primi sei mesi è dovuto principalmente alla mancanza degli introiti dalla partecipazione alla Champions League, a cui la Lazio aveva partecipato un anno fa. Invece, si legge sempre nel documento di bilancio, i costi sono «aumentati di euro 1,16 milioni» ossia del 3,32% in più sul primo semetre 2007/08. L’analisi di questi ultimi vede una diminuzione di quelle del personale (attestatesi a 13,95 milioni) del 10,6%, ma un aumento degli «altri costi di gestione» (14,45 milioni) pari al 47,94% . L’incremento di questa voce è «conseguenza di maggiori costi per acquisizione temporanea di diritti alle prestazioni sportive» (erroneamente ancora chiamati "cartellini") di calciatori e «di maggiori costi per procuratori». In aumento del 19,58% anche gli ammortamenti dei diritti alle prestazioni dei calciatori (6,16 milioni), causata dagli acquisti fatti nell’ultimo calciomercato.
Marco Liguori

Hellas Verona: morto l'ex presidente Arvedi d'Emilei

E' morto Pietro Arvedi d'Emilei, ex presidente del Verona Hellas. Arvedi d'Emiliei, 77 anni, è deceduto nelle prime ore di stamani all'Ospedale di Borgo Trento, dove era ricoverato in Terapia Intensiva in seguito alle gravi ferite riportate in un incidente stradale sull'Autobrennero il 20 dicembre, a Mantova, mentre rientrava dalla trasferta del Verona a Cesena. L'anziano patron del Verona dopo due giorni era stato trasferito dall'ospedale ''Carlo Poma'' di Mantova al nosocomio veronese. Il giorno prima dell'incidente Arvedi aveva siglato l'impegno a vendere la società gialloblù, che poi ha portato alla cessione del Verona Hellas a Giovanni Martinelli.
Fonte: Ansa

Cesare Lanza e le "pinzillacchere" di Aldo Grasso

"Il pallone in confusione" riporta le gustose e divertenti repliche del celeberrimo giornalista e autore televisivo, nonché illustre genoano, al critico del Corriere della Sera



LE PINZILLACCHERE DI ALDO GRASSO
"Mi scusi, mi scusi! E non mi prenda per un grafomane! Le ho scritto qualche giorno fa a seguito di una esacerbata critica di un giornalista del Corriere nei suoi confronti e Lei gentilmente ha replicato. Oggi sul magazine del Corriere vedo che il critico insiste...evidentemente ha molto astio nei suoi confronti! Ecco cosa ha scritto: ".... riviste che fanno intervistare Paolo Bonolis da Cesare Lanza, che è un suo autore, che lavora grazie a Bonolis e che, a sua volta, fa lavorare la moglie di Bonolis (che tipo di intervista può venir fuori da un simile colloquio se non un distillato di "familismo amorale", secondo l'espressione di Banfield?). Solo uscendo da queste forme di protezionismo casalingo e disperato la tv italiana può sperare di crescere e misurarsi con il mercato internazionale". Non ci ho capito molto, può spiegarmi e ribattere?" (Francesco Castiglioni da Monza)

Risponde Cesare Lanza:
Perchè no? sono lusingato dall'attenzione che mi dedica Aldo Grasso, che - fortuna sua! - deve avere molto tempo libero, dal momento che le sue "recensioni" quotidiane sul Corriere sono assistite e infornate da una marea di appassionati collaboratori. Allora: 1. Grasso considera un'idea sciocca che "Sorrisi e canzoni" mi abbia chiesto di intervistare Paolo Bonolis. Presumo che Alfonso Signorini e Rosanna Mani abbiamo avuto questa ideuzza perchè ho vissuto settimane, anzi mesi a fianco di Paolo per preparare il Festival. Esistono infiniti precedenti, in giornalismo, di questo tipo, è un "genere" abituale, per la serie "io lo conosco bene", utilizzato infinite volte, dico innumerabili volte, in politica, sport, spettacolo, cronache varie... Ma in questo caso Grasso si indigna, chissà perchè: lascio ai lettori la valutazione sul suo tasso di irascibilità e credibilità. 2. Io lavorerei "grazie a Bonolis". Perbacco: sono grato a Paolo, che mi stima e mi affida incarichi importanti, e mi onora con la sua amicizia, ma oggettivamente posso dire che ho avuto e ho, per fortuna, molto altro lavoro, ho sempre lavorato, come una bestia, da quando avevo sedici anni, cioè da cinquant'anni, perchè l'unica religione della mia vita è il lavoro. 3. E poi io "faccio lavorare la moglie di Bonolis". Che ridicolaggine! Qualcuno può pensare che la moglie di Bonolis abbia bisogno di lavorare o che, per lavorare, abbia bisogno di me?! La spiegazione è più semplice: io penso che Sonia Bruganelli, che ha una sua identità, una sua anima e una sua personalità (forse si tratta di un concetto impervio per Grasso), al di là del fatto che sia la moglie di Paolo, abbia potenzialità per proporsi come una brava opinionista e, in futuro, come autrice e, addirittura, non impazzisca Grasso, come conduttrice. 4. Infine, per colpa di questi straordinari episodi, conclude il nostro "critico", la televisione italiana non può "sperare di crescere e misurarsi con il mercato internazionale"! C'è bisogno di replicare? O ipotizziamo una camicia di forza?
Caro lettore Castiglioni:
se fossi guidato dalla stessa rozzezza intellettuale con cui imperversa Aldo Grasso, da parte mia potrei sostenere che il suo lavoro, da lustri, è quello che è riuscito a occupare nel Corriere in virtù di una (sciagurata?) intuizione di un comune amico, Giulio Anselmi. E l'unica volta che Aldo ha messo il capino fuori dall'uscio è stata quando gli hanno chiesto (sciaguratamente?) di dirigere la radio della Rai, ma in breve, dopo modesti risultati, è stato rispedito in via Solferino. Ma io da questa rozzezza polemica cerco di tenermi lontano: per me il signor Grasso è un buon osservatore televisivo - lo seguo sempre - ma è afflitto, a mio parere, dal peggior handicap che possa appesantire un critico, il pregiudizio. Per lui gli amici e i nemici, i bravi e i cattivi, i simpatici e gli antipatici sono sempre quelli, a prescindere da ciò che succede. Come in questo caso: pinzillacchere, direbbe Totò.
19 Marzo 2009

MA COS'E' POI, QUESTO CITATISSIMO TRASH?
"Vorrei capire una buona volta cosa significa trash... Lo leggo sui giornali, a volte lo sento dire in televisione, ma che diavolo vuol dire? A me piacciono i cosiddetti reality, poi leggo che l'Isola dei famosi, il Grande Fratello, la Talpa, adesso La fattoria sono programmi trash, anzi qualche volta super trash. Ma io non me ne perdo uno. Lei, Lanza, cosa dice?" (Federica Solinas, Cagliari.)
Risponde Cesare Lanza:
MA COS'E' POI, QUESTO CITATISSIMO TRASH? Trash significa spazzatura: si tratta di un modo snob, sprezzante e altezzoso, per insultare gli autori e i protagonisti di alcuni programmi che non vanno a genio a una certa critica radical chic. Se questo tipo di critica fosse fatta in buona fede, e non nascesse da evidenti pregiudizi, si potrebbe aprire anche una discussione interessante. Prevalendo invece i pregiudizi, sarebbe una fatica inutile. Posso però proporre ai molti telespettatori, che seguono con passione i programmi bollati con il conio trash, alcune riflessioni. La prima è questa: gli insulti dei critici sono dedicati, indirettamente, anche a questi milioni di telespettatori. Milioni e milioni! Non decine, centinaia, poche migliaia: milioni. Vero è che negli anni cinquanta il direttore generale della Rai Ettore Bernabei (ottimo manager, e faceva una buona televisione in Rai) definì i telespettatori come "venti milioni di teste di cazzo". Io, umilmente, non la penso così. Ho rispetto dei telespettatori e, in particolare, ho stima e riconoscenza per quelli che seguono i programmi a cui partecipo: dei critici snob mi infischio, assolutamente. Penso che se quattro, cinque, in qualche caso dieci milioni di telespettatori si incollano davanti alla tivu, vuol dire che ci troviamo di fronte a un rispettabile, straordinario, fenomeno nazional-popolare, di cui sarebbe bene tener conto, con serietà. Altra riflessione: chi stabilisce cosa sia spazzatura e cosa no? Ripeto che l'argomento, se fosse discusso serenamente e senza sciocchi pregiudizi, potrebbe avere molti approfondimenti interessanti. Ad esempio, molti telespettatori - e io tra questi - considerano spazzatura quei momenti televisivi, in cui morbosamente si mostrano immagini di delitti efferati, di attentati sanguinosi; per me sono spazzatura le interviste in cui si cerca di strappare ("Cosa ha sentito, signora, in quel momento?") una lacrima o un pianto a una madre o a una figlia sconsolata, colpita da un grave lutto. A dirla tutta, "trash" è un concetto vago, elastico, opinabile. Mentre i dati di ascolto sono inoppugnabili. Per me, dunque, non esistono programmi trash: esistono programmi che funzionano e sono ben accolti dal pubblico, con interesse, e altri che non riescono a suscitare attenzione e interesse. E' obbligatoria, a questo punto, una domanda-chiave: chi decide con quali contenuti si debba tentare di suscitare attenzione e interesse? Ho detto un'infinità di volte, e lo ripeto con piacere qui, rispondendo alla signora Solinas, che per me, autore, esistono solo quattro riferimenti: 1. l'editore che mi ha affidato un incarico, dimostrando di avere fiducia in me. 2. il pubblico a cui mi rivolgo, che col telecomando in mano può approvare o bocciare, sostenere o rifiutare il lavoro che proponiamo. 3. le leggi, che stabiliscono confini e regole importanti, da non violare mai, per non incorrere in reati punibili a termini d codici. è vero, a volte non sembra che le leggi esistano, in questo curioso Paese, invece ci sono, precise e anche chiare, basterebbe rispettarle. 4. infine la mia coscienza, che mi suggerisce cosa sia opportuno o inopportuno fare. Stop. Mi è venuto da ridere, a volte, quando mi somo trovato di fronte a fustigatori di stampo talebano che mi intimavano, nei dibattiti televisivi, "tu devi fare i programnmi così e cosà...", "tu non devi fare questo e quest'altro..." Un corno! Io sono un liberale assoluto, ho rispetto per le idee e le competenze degli altri, ma desidero anche che siano rispettate le mie idee e le mie competenze. In parole povere, di ciò che dicono i critici col nasino all'insù, non mi interessa proprio nulla.
Quei quattro riferimenti che ho indicato prima sono esaustivi: non potrebbero essere tre, non potrebbero essere cinque. Quattro e non più di quattro: l'editore, le leggi, il pubblico, la mia coscienza. E considero trash, cioè spazzatura, coloro che usano la parola trash, cioè spazzatura, per infangare programmi televisivi di primario interesse. A dirla tutta, per fare un esempio, il Grande Fratello è uno straordinario esempio di neorealismo televisivo: chi volesse studiare tra cent'anni cosa fosse l'Italia all'inizio del Duemila, farebbe bene a meditare sul GF, sui personaggi, la struttura, il linguaggio... Può piacere o non piacere, questa televisione, ma dà un quadro chiaro, neanche deformato, di cosa sia la realtà oggi.
Cesare Lanza, 11 Marzo 2009

"Sono un affezionato lettore del Corriere e mi piacciono anche i programmi televisivi di Paola Perego... Con dispiacere e disagio ho letto una violenta stroncatura del critico tivu per la prima puntata della Fattoria. Cosa ne pensa Cesare Lanza?" (Francesco Castiglioni da Monza.)
Risponde Cesare Lanza:
Da molto tempo ho deciso di non dare nessuna importanza ai critici: per non mettere in difficoltà il mio povero fegato, già insidiato da libagioni in eccesso. Del resto i critici non contano davvero, rispetto a ciò che ineressa davvero a chi scriva un libro, crei una musica, proponga un film, metta in scena un programma televisivo, ecc. Ciò che interessa è il consenso del pubblico ed è noto che i critici, snob per ingiustificata autostima, sentenziano quasi sempre l'esatto contrario di ciò che decide il pubblico: i critici stroncano, il pubblico approva; i critici approvano, il pubblico scappa. Il "critico" del Corriere, Aldo Grasso, è solo un po' più perverso ed elegante, raffinato, rispetto ai suoi colleghi. A me appare afflitto e insieme esaltato da forti pregiudizi. Alcuni personaggi televisivi gli piacciono e ne scrive sempre bene, a prescindere; altri gli stanno antipatici e lui ossessivamente prova a perseguitarli, sempre a prescindere. Non mi sembra corretto, ma è un problema suo e del Corriere. Nel caso della Fattoria la scorrettezza suprema è svalutare il buon risultato (forse a Grasso piacerebbe, per una volta, pensarla come il pubblico?) della Fattoria: scrive che Paola Perego ha perso perfino contro Daniele Piombi su Raiuno, per l'Oscar tivu. Stop. In realtà Piombi è l'inventore di quel programma, ma domenica la Rai ha messo in campo tutti i suoi campioni e ha attinto alle grandi risorse di Mediaset, da Striscia alle Iene, dalla Hunziker a chiunque, di tutto e di più, in primo luogo Paolo Bonolis, affiancato da Luca Laurenti. Alla fine quattro milioni di telespettatori per Paola Perego, quattromilioni e quattrocentomila per l'Oscar. Ma per Grasso (di veleno) Paola ha perso, contro Piombi. Il "critico" del Corriere è reduce fresco da una sua straordinaria performance: una lunga gufata, memorabile, alla vigilia contro il Festival di Sanremo (io c'ero) e catastrofiche previsioni, giudizi spietati, qualsiasi cosa contro Bonolis e il suo gruppo di lavoro. Alla fine, sapete com'è andata: grandioso consenso del pubblico a favore di Paolino, Grasso obbligato a consegnare le armi, in penitenza. Che dire? Speriamo che i suoi strali portino fortuna, anche alla Fattoria.
Cesare Lanza, 10 Marzo 2009

giovedì 19 marzo 2009

Marotta: la crisi economica travolgerà il calcio

''La crisi economica mondiale? Le proprietà delle società sono in mano agli imprenditori ed essendoci questa crisi, gli stessi imprenditori, sia che italiani che stranieri, hanno meno disponibilita' perche' il sistema calcio non dà utili, ma dà dei bilanci in negativo''. E' l'opinione del direttore generale della Sampdoria Giuseppe Marotta, che intervenendo ai microfoni di Radio Kiss Kiss, spiega: ''Ci sarà maggior attenzione nell'affrontare certe tematiche, anche per rispetto nei confronti della gente che e' meno fortunata di chi opera nel mondo del calcio, visto che parliamo di un fenomeno sociale. Nel calcio - aggiunge il dirigente blucerchiato - esistono diversi modelli: esiste il modello Inter, che è legato ad una forma che definirei di vecchio mecenatismo, dove il presidente ripiana le perdite. Ci sono dei club, come Milan, Inter e Juventus, che fino a poco fa miravano principalmente ad ottenere l'obiettivo sportivo per poi ripianare il bilancio''. ''Poi - continua Marotta - ci sono modelli, come dovrebbero essere le societa' medio-piccole, nei quali prima bisogna dare un certo equilibrio di bilancio, e poi il risultato. Noi abbiamo un azionista molto forte, che però ha raccolto una Samp in grande difficoltà sette anni fa. E' stato un impegno morale nei confronti della città, ma non può andare oltre certi limiti che lo portano a sostenere la Sampdoria'', conclude Marotta.
Fonte: Asca

Gattuso:«Sono d'accordo alla riduzione del mio ingaggio»

Ringhio: «Ne ho già parlato con Galliani». E riguardo ai compagni: «Non posso certo fare il portavoce, io parlo per me»

«In periodi così io sono favorevole all'eventuale riduzione dell'ingaggio». Rino Gattuso è pronto a fare sacrifici economici per affrontare la crisi. Ieri Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan, parlando della crisi economica ha previsto che nel prossimo mercato estivo tutti i club saranno costretti a tirare la cinghia. Il centrocampista rossonero è pronto a dare l'esempio: «Ne ho già parlato con Galliani. Se la società mi chiederà una riduzione io sono pronto», dice Gattuso in una dichiarazione riportata dal sito ufficiale del Milan. A chi gli domanda se il "diavolo" avrebbe potuto battere il Manchester United in Champions League, il giocatore risponde: «Nella partita secca noi possiamo ottenere risultati imprevedibili. Per noi comunque adesso è importantissimo tornare in Champions, un anno di Coppa Uefa è stato pesante».
Fonte: Adnkronos

«Sono favorevole ad un ridimensionamento delle cifre del calcio». Rino Gattuso raccoglie l'appello di Adriano Galliani che ha ieri sottolineato la necessità di un mercato che, per effetto della crisi internazionale, dovrà essere "esangue" nelle cifre, sia quelle da pagare per i cartellini dei nuovi acquisti, sia per quanto riguarda gli ingaggi. E si dice disposto anche ad affrontare eventuali discorsi di riduzione di ingaggi. «Se si parla di crisi, è giusto che ci sediamo e ne parliamo», ha detto Gattuso a margine della presentazione di una iniziativa della sua Onlus per il rifacimento di un impianto sportivo a Corigliano Calabro, la sua città di origine. Gattuso comunque non si è detto preoccupato che la crisi incida particolarmente sul futuro del Milan: «Se la crisi ce l'ha il Milan, ce l'hanno anche le altre società - ha spiegato il centrocampista rossonero - non sarà certo solo il Milan ad esserne penalizzato. Poi dopo sono d'accordo con Galliani quando afferma che la differenza tra noi e altre squadre inglesi è fatta soprattutto dagli stadi moderni e dalle diverse possibilità di trarne ricavi importanti che vanno sui bilanci di fine anno». Ma i calciatori saranno disposti ad accettare la necessità di ridurre le spese del calcio? «Non posso certo fare il portavoce dei miei compagni - ha risposto il centrocampista rossonero - io parlo per me. Sono dieci anni che indosso la maglia del Milan, ho tanta riconoscenza per questa società e se mi viene chiesto qualcosa, sono disposto a sedermi ed a parlarne».
Fonte: Ansa

sabato 14 marzo 2009

E' nato Pianetagenoa1893.net, quotidiano telematico della "genoanità"

E' nato Pianetagenoa1893.net, quotidiano on line fondato da Marco Liguori, direttore ed editore della testata "Il pallone in confusione". Il sito racconterà non solo delle vicende del Genoa, ma anche della storia della "genoanità" custodita dalla Fondazione Genoa, fondata da Enrico Preziosi e guidata dai due reggenti, i professori Andrea D'Angelo e Sergio Carbone. Pianetagenoa1893.net trattando della storia della società di calcio più antica d'Italia, si occuperà anche della cultura calcistica in generale: è visibile all'indirizzo http://www.pianetagenoa1893.net

Quel sapore di antico dell'esonero di Reja

Con l'esonero nottetempo del tecnico friulano, il Napoli sembra essere ritornato ai tempi in cui Ferlaino cacciava all'improvviso gli allenatori. Donadoni, poco decisionista, sembrerebbe essere l'uomo sbagliato nel posto sbagliato

Permettete una parola? L’esonero di Reja dal Napoli ha sapore d’antico, dei tempi in cui lo storico presidente Corrado Ferlaino cacciava all’improvviso gli allenatori che non riuscivano a garantire continuità di risultati. Purtroppo quei tempi, che non sono i "tiempe belle ‘e na vota" della famosa canzone di Califano e Valente, sono ritornati. Segno di una gestione societaria che purtroppo ha per ora fallito l’aggancio all’Europa, nonostante i cospicui mezzi approntati dalla buona gestione di bilancio (nel 2007/08 ha incassato 88,4 milioni che hanno ampiamente coperto i costi di gestione, chiudendo con un utile di 11,9 milioni). Ci si è illusi tutti, società, tifosi e addetti ai lavori, che il Napoli potesse continuare la sua marcia trionfale verso la zona Champions League, iniziata con i successi prestigiosi ottenuti con Fiorentina, Juventus e Palermo. A metà ottobre, avevo sottolineato nella trasmissione dell’emittente napoletana Canale 21, Campania Sport, che gli azzurri non potevano proseguire a ritmi elevati e che avrebbero dovuto fare i conti con un possibile calo fisico, dopo la partenza sprint dovuta alla preparazione anticipata per l’Intertoto. Fui subissato dalle critiche e dai rimbrotti degli ospiti in studio: avrei proprio voluto che avessero ragione, invece è andata (come volevasi dimostrare) diversamente.
Tornando a Reja, che ho tante volte criticato per il suo indecisionismo, voglio dargli atto di essere uscito di scena da vero signore qual è. Egli risponde anche per colpe non sue. L’unica sua mancanza grave è quella di non aver puntato i piedi per il mercato di riparazione di gennaio: avrebbe dovuto chiedere un giocatore di fascia sinistra che non è arrivato: ci sarebbe voluto anche un "regista" di centrocampo e una vera punta d’area (Denis non lo è, poiché pretende di essere sempre imbeccato dai compagni). Il direttore generale Marino gli ha dato Datolo, pagato ben 8 milioni, che non può ricoprire questo ruolo e nient’altro. A questo punto il tecnico si sarebbe dovuto dimettere. E invece gli è stato dato il benservito nottetempo dalla società, con un comunicato pubblicato attorno alle 22.30 di martedì scorso.
E adesso esaminiamo l’arrivo di Roberto Donadoni. Un allenatore che tutti gli addetti ai lavori durante gli Europei della scorsa estate hanno criticato per il suo indecisionismo e per aver snaturato alcuni giocatori dal proprio ruolo. Ricordo ancora il quarto di finale contro la Spagna, terminato all’eliminazione ai rigori dell’Italia. Aquilani, De Rossi e Ambrosini relegati a fare i "Gattuso" svolgendo soltanto ruoli di copertura. Cassano relegato a centrocampista aggiunto, lasciando da solo Toni a fare il centroboa solitario sovrastato dai giovani e coriacei difensori spagnoli. Nonostante l’esonero, Donadoni sembrerebbe che sia rimasto in buoni rapporti con la Figc, tanto da essere definito "uomo di Federazione". L’ex ct era alla ricerca di una panchina nuova: quando l’Udinese a fine dicembre attraversava un periodo buio simile a quello del Napoli, sembrava che dovesse sostituire il tecnico friulano Marino, cosa che poi non è avvenuta. Non lo nascose in un’intervista ai giornalisti di Udineseblog: "Rispondo come ho già detto pochi giorni fa. Posso solo dire che là dove c'è un programma serio che mira ad obiettivi concreti allora sono disponibile". Donadoni proseguì dicendo che "vale per tutte quelle squadre che hanno questi propositi - ha aggiunto Donadoni - Si chiamino Udinese o in altra maniera. Sono sei mesi che non alleno e mi spiace non fare questo lavoro. Voglio rientrare nel giro". Insomma, doveva tornare a lavorare: non importa se l’Udinese e poi il Napoli erano in piena crisi e il progetto di entrambe era offuscato.
Insomma, monsieur le Donadon, che ha lasciato un ottimo ricordo a Livorno che però aveva ben altre ambizioni rispetto al Napoli, sembra proprio essere l’uomo sbagliato nel posto sbagliato. Bisogna riconoscergli però un grande coraggio ad accettare di prendere le redini di una squadra allo sbando a meno di tre mesi dalla fine del torneo, con pochissime speranze (forse sono solo congiunzioni astrali) di piazzamento in zona Uefa. Almeno questo è un segno positivo, in mezzo a tanti problemi.
Domani schiererà gli azzurri con il 4-3-1-2 contro la Reggina: anche un bambino lo avrebbe capito che avrebbe ricalcato lo schema di Reja, poiché il Napoli non ha più esterni dopo l’infortunio grave di Maggio. Bisognerà vedere se Donadoni imposterà una partita difensiva come quella contro la Spagna. E soprattutto notare se è riuscito a recuperare l’armonia della squadra: lo scontro Denis-Santacroce è forse stata la spia di un malessere ancor più diffuso nello spogliatoio che, sommato al calo atletico, ha fermato la rincorsa del Napoli verso l’Europa. Voglio dargli però una chance, sperando di sbagliarmi sul suo conto: magari riuscirà davvero a raddrizzare il timore della nave azzurra.
Marco Liguori
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Marco Liguori domani sera a "Campania Sport" su Canale 21

Il direttore de "Il pallone in confusione" ed editore di www.Pianetagnoa1893.net, Marco Liguori, sarà ospite in studio domani nella trasmissione "Campania Sport" in onda sull'emittente napoletana Canale 21. Il programma avrà inizio alle ore 20.

domenica 1 marzo 2009

Marco Liguori ospite stasera su Tv Luna a 90° Febbre Azzurra

Conducono Dario Sarnataro e Anna Di Chiara. Telefoni aperti per tutta la puntata dalle ore 19. Sms al 3349103929. Ospiti in studio oltre al direttore de "il pallone in confusione" ed editorialista di Tuttomercatoweb,com, Pasquale De Simone il capitano del Posillipo Andrea Scotti Galletta

Puntata ricca di sorprese, contenuti e ospiti quella di questa sera di "90° Febbre Azzurra" su TvLuna: dalle 19 alle 20.30 si parlerà di Juventus - Napoli con immagini, interviste e commenti dei tifosi. In studio, con Dario Sarnatario e Anna di Chiara ospiti e giornalisti. Telefoni aperti per i commenti dei tifosi da casa (allo 081-195711183-84) anche attraverso le e-mail febbreazzurra@libero.it e sms 3334910382. Come di consueto infatti la trasmissione la “conducono” idealmente i tifosi da casa con le telefonate commenti e pagelle alla prestazione del Napoli.

I rebus di Reja? Un attacco pieno di problemi

Permettete una parola? Ieri sera il Napoli a Torino ha compiuto grandi passi avanti sul piano dell'impegno, ma non su quello del gioco. Contro una Juventus mediocre (come lo era stata mercoledì scorso contro il Chelsea in Champions League), la formazione di Reja ha giocato secondo i dettami del "facite ammuina": ossia, possesso palla, tentativi di attaccare la porta avversaria, senza però riuscire a tirare. Lo testimoniano le statistiche Panini Digital: gli azzurri hanno ottenuto un maggior possesso palla degli avversari (51%) e un superiore numero di palle giocate (529 contro 516). Il problema grave, che si manifesta da circa un mese, è rappresentato dai tentativi di tiro: appena cinque in tutto, di cui due verso Buffon, contro gli 11 dei bianconeri che ne hanno scagliato quattro verso Navarro. Uno di essi, tirato malamente da Marchisio è stato deviato da Blasi in porta: senza questo sfortunato tocco dell'azzurro, autore peraltro di un'ottima prestazione, il tiro sarebbe probabilmente finito fuori. Ma Marchisio ha almeno provato a tirare ed è stato premiato. E la Juve ha trovato tre punti semplicemente per questo episodio: e Ranieri ringrazia. Il Napoli può recriminare per il fuorigioco molto dubbio fischiato a Cannavaro nell'occasione del punto del pareggio realizzato da Lavezzi: ma la polemica è subito rientrata dopo le parole pronunciate dal direttore generale Pierpaolo Marino a fine partita. Ciò rappresenta comunque una macchia sulla buona direzione di gara dell’arbitro Ayroldi.
Dopo la sconfitta di ieri sera, emergono alcuni problemi in fase offensiva di non facile risoluzione, che Reja dovrà risolvere se vorrà riagguantare la sempre più lontana zona Uefa, sono due. Problemi che sono emersi soprattutto nel secondo tempo, quando il Napoli ha stretto la Juve nella sua metà campo, mutando l’atteggiamento iniziale difensivo, senza però alcun costrutto.
Innanzitutto si sente la mancanza di uomini d’area di rigore che possano intimorire le difese avversarie: questo ruolo sarebbe dovuto essere ricoperto da Denis, che sta dimostrando invece di non essere nè carne, nè pesce. L’argentino perde puntualmente i contrasti con gli avversari e non riesce a tirare: unica eccezione, il suo delizioso colpo di tacco per Hamsik su cui è uscito Buffon alla disperata. Mancano anche le discese in area di Lavezzi, che nelle ultime gare viene chiuso con puntualità dai difensori. Si sente inoltre la mancanza di giocatori di fascia che possano crossare per la testa di Denis o, quando si sgancia in avanti, di Cannavaro. Infine, nessuno degli azzurri ha provato a tirare anche da lontano: occorre un maggiore coraggio se si vogliono realizzare i gol che riporterebbero il Napoli al posto che gli compete, la qualificazione in Coppa Uefa.
Marco Liguori
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il pallone in confusione

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