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martedì 28 aprile 2009

Sportform: corso per avvocati a Napoli sul contenzioso sportivo

Sportform, l'associazione presieduta dall'avvocato Tommaso Mandato, organizza il corso di diritto sportivo per avvocati organizzato in collaborazione e con il patrocinio del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, della Fondazione dell'Avvocatura Napoletana per l'Alta Formazione e della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Federico II di Napoli.
Sono previsti 5 incontri che si svolgeranno presso l’Università Federico II Facoltà di Giurisprudenza Aula A/2 Via Nuova Marina 33, Napoli nei seguenti giorni: 14 - 19 - 21 - 26 - 28 maggio dalle h 14,30 alle 17,30

Modalità d’iscrizione:
La prenotazione al corso può essere effettuata dal 4 Maggio 2009 fino all’esaurimento dei 150 posti disponibili, di cui 100 prenotabili via internet per gli iscritti che sono già in possesso del tesserino magnetico e password personale, accedendo on-line all’area riservata del sito www.ordineavvocati.napoli.it alla voce “Formazione Prof.le Permanente tasto Collegamento”. Gli ulteriori 50 posti prenotabili con apposito modulo da ritirare e successivamente consegnare presso la segreteria della Associazione Sportform ubicata in Napoli al Centro Direzionale is. B3 o inviare a mezzo fax al n.ro 081.19562657 .

La partecipazione al presente Corso – che fa parte Piano Formativo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli — verificata la frequenza e l’attività svolta , consentirà l’ottenimento di crediti formativi.

Per ulteriori informazioni e per il calendario completo degli incontri didattici, consultare il sito www.sportform.it

venerdì 24 aprile 2009

Il nostro calcio non è il "nonno" d’Europa

Il titolo spetta alla Superliga portoghese con un’età media di 29,825. La serie A è però inserita nel "club dei 27 anni" assieme a Spagna e Inghilterra da cui è separata da alcuni decimi di punto. All’Olanda la palma dei più giovani. Il Milan è la squadra più anziana tra i campionati d’elite del Vecchio continente, assieme alla Vecchia Signora bianconera, ben distante dai giovanotti del Tsg 1899 Hoffenheim

Sorpresa! Contrariamente a quanto si crede non è il calcio italiano ad avere l’età media più elevata tra i campionati più importanti d’Europa. Secondo le statistiche calcolate da Transfermarket.de, la Superliga portoghese si fregia il titolo di "nonno" del Vecchio continente con una media di 29,825 per i suoi 425 giocatori suddivisi in 16 squadre. La nostra serie A è soltanto quarta con una media di 27,185 per i suoi 544 giocatori che militano nelle 20 società. Però c’è da sottolineare che il nostro massimo campionato è inserito nel gruppo del "club dei 27" che è preceduto soltanto dalla massima competizione lusitana: ossia il suo dato è inferiore a quello di Spagna e Inghilterra per qualche decimo di punto. La Premier League è infatti la seconda nella graduatoria con un dato di 27,675 per 546 atleti in 20 squadre: segue di un’incollatura la Spagna con 27,315 per i suoi 510 calciatori per un analogo numero di club.
Decisamente più bassa l’età negli ultimi tre campionati dell’elite continentale. La Bundesliga ha una media di 26,083 per i suoi 494 giocatori militanti nelle 18 squadre che la compongono. E’ ancor più bassa per i 555 atleti che giocano nella francese Ligue 1, pari a 25,595: composta da 20 società. Infine, la più giovane di tutte è l’Olanda: i 500 giocatori delle 18 società del massimo campionato presentano un dato pari a 25,027. L’età è uno dei fattori, oltre ovviamente al livello tecnico, che determinano la crescita e l’importanza futura di un movimento calcistico: gli arancioni, assieme a tedeschi e francesi, sembrano quindi abbastanza favoriti rispetto ai loro colleghi italiani, spagnoli, inglesi e, soprattutto, portoghesi, per una maggiore possibilità di ricambio generazionale.
All’interno dell’ambito europeo considerato, la squadra "nonna" è il Milan: i suoi 29 calciatori hanno una consistente media di 29,3 anni. Da segnalare che nel nostro campionato la Juventus, con i suoi 29,1 anni per la sua rosa di 26 elementi, è poco distante dai rossoneri: a buon diritto si fregia il titolo di Vecchia Signora. Ritornando tra i club più vecchi d’Europa, l’inglese Fulham presenta una media di 28,4 anni per i suoi 24 calciatori. Poco distante la spagnola Malaga (28,3): segue il club portoghese Pacos de Ferreira (28,1). La francese Valenciennes è a 27,7, mentre i tedeschi dell’Energie Cottbus sono a 27,7. Chiude questa graduatoria del "gerontocomio" del Vecchio continente il Nac Breda con 26,8.
Al contrario, la rosa più giovane d’Europa si trova in Germania: è quella del Tsg 1899 Hoffenheim con una media di 23,5 anni. Il club della Bundesliga ha superato al fotofinish l’Ajax Amsterdam che presenta un dato pari a 23,6. A braccetto al terzo posto ci sono l’inglese Middlesbrough e la portoghese Nacional Funchal con 23,7. Segue la formazione francese del Monaco (24). La nostra Udinese è la penultima società più giovane dell’elite del calcio continentale con la sua media di 25 anni: chiude la spagnola Almeira con 26,4.
Infine, un’occhiata alla nostra serie A. Dopo l’Udinese, è il Cagliari la squadra più giovane con una media di 25,1 anni: segue la Reggina con 25,5. Il derby della Lanterna è vinto dalla Sampdoria (quarta squadra più giovane) che possiede un’età media di 25,6 contro i 26,3 del Genoa (sesta squadra più giovane). La stracittadina della capitale è vinta dalla Lazio (quinto club più giovane): 25,7 contro 28,4 della Roma (sesta squadra più vecchia). Il derby della Mole è vinto dal Toro (quinta squadra più vecchia): 28,5 contro il 29,1 dei bianconeri. Questi i dati e le posizioni delle altre big del massimo campionato: l’Inter è la quarta squadra più vecchia con 28,8. Il Napoli e la Fiorentina sono nel centro classifica, rispettivamente con medie di 27,6 e 27,4.
Marco Liguori
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mercoledì 22 aprile 2009

As Roma: nessun «interesse diretto della famiglia Flick»

La società As Roma e la controllante Italpetroli della famiglia Sensi ribadiscono che non è stato sottoscritto alcun contratto o concluso alcun accordo per la cessione del pacchetto della società calcistica e, in merito a quanto pubblicato oggi sulla stampa, di non conoscere «un interesse diretto della famiglia Flick» di imprenditori tedeschi. «I contatti attualmente in corso - si legge nella nota - con i soggetti che hanno manifestato il proprio interesse sono, allo stato attuale, in una fase di verifica dell'esistenza dei presupposti per poter valutare eventuali operazioni». Qualsiasi scelta dovesse essere assunta in futuro, precisa Italpetroli, «terrà debitamente conto, come sempre in passato, degli interessi di As Roma e dei soci di minoranza e che, in ogni caso, non si prevede un disimpegno della famiglia Sensi da As Roma».
Fonte: Ansa

Milano Finanza: Volker Flick interessato all'acquisto della Roma

Il tedesco Volker Flick, appartenente alla famiglia già azionista della Daimler che ha liquidato nel 1986 gran parte delle sue partecipazioni, raccogliendo 2,5 mld usd, e' interessato a rilevare dalla famiglia Sensi il controllo della As Roma.
Il finanziere tedesco, secondo il quotidiano Milano Finanza, fa parte di una cordata che, in gran segreto, alcuni mesi fa ha preso contatto con i Sensi tramite l'avvocato Gianroberto de Giovanni, legale di fiducia della famiglia, per sondare la possibilità di una cessione della squadra. Insieme con Flick fanno parte della cordata anche alcuni imprenditori italiani capeggiati dall'ex procuratore sportivo Vinicio Fioranelli.
Quanto al possibile closing, non è stata ancora firmata alcuna intesa, ma i colloqui sono in fase molto avanzata e sono stati portati avanti con l'ausilio di un altro studio legale romano, oltre a quello di de Giovanni (Lovells). La cifra in discussione sembrerebbe più alta di quella discussa in passato con la Inner Circle, per conto del fondo d'investimento facente capo a George Soros.
Fonte: MF Dow Jones - News Italia
http://www.borsaitaliana.it/borsa/area-news/news/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=589476&lang=it

martedì 21 aprile 2009

La Consob multa per 530mila euro Lotito per il patto occulto sulla Lazio

La Consob ha deliberato una sanzione di complessivi 530.000 euro al patron della SS Lazio Claudio Lotito e di 330.000 euro all'imprenditore Roberto Mezzaroma colpevoli, secondo la Commissione, di aver siglato nel giugno 2005 un patto parasociale occulto sulle azioni della società calcistica. La decisione della Commissione si rifà così alla delibera emessa nel giugno 2008 (pendente al Consiglio di Stato dopo l'annullamento da parte del Tar) che aveva bloccato i diritti di voto avendo accertato, a partire almeno dal 30 giugno 2005, la «stipulazione di un patto parasociale stipulato tra Claudio Lotito e Roberto Mezzaroma, sull'acquisto di concerto di azioni ordinarie della SS Lazio, pari a circa il 14,61% del capitale della società». La Commissione ha così inflitto a Lotito una sanzione di 250.000 euro per la mancata comunicazione del patto, di 80.000 euro per il mancato conseguente lancio dell'opa e di 200.000 euro per aver esercitato i diritti di voto in quattro occasioni (circostanza non contestata a Mezzaroma).
Fonte: Ansa

lunedì 20 aprile 2009

Gup plusvalenze Juve: Zavaglia ascoltato come testimone

Gli avvocati di Giraudo, Bettega e Moggi dovrebbero chiedere il rito abbreviato

Con l'audizione del procuratore sportivo Franco Zavaglia è ripresa oggi a Torino l'udienza preliminare per l'inchiesta sui conti della vecchia gestione della Juventus. I tre indagati sono Antonio Giraudo, Roberto Bettega e Luciano Moggi, i cui legali, a quanto si apprende, sono orientati a chiedere il rito abbreviato. L'indagine riguardava il fenomeno delle cosiddette''plusvalenze'' realizzate sulla compravendita di calciatori. La deposizione di Zavaglia (che ha parlato di aspetti legati alletrattative per l'acquisto, la cessione o la valutazione di trebianconeri, Zidane, Maresca e Miccoli), è stata giudicata ''soddisfacente'' dagli avvocati degli ex dirigenti.
Fonte: Ansa

sabato 18 aprile 2009

I problemi di Mondo Juve per la Vecchia Signora

Secondo l’ultima semestrale della Juventus, la Campi di Vinovo ceduta alla Costruzioni Generali Gilardi rischia di ritornare alla società bianconera. Se quest’ultima dovesse esercitare il pegno sulle azioni, si dovrebbe accollare i costi della realizzazione del centro commerciale probabilmente raddoppiati rispetto ai preventivati 100 milioni del 2001

Il presidente della Juventus, Giovanni Cobolli Gigli, e l’amministratore delegato Jean Claude Blanc hanno un problema che forse rischia di esplodere tra un po’ di tempo. L’esonero o la conferma di Ranieri sulla panchina? No. Forse una corposa campagna acquisti reclamata a gran voce dai tifosi? Nemmeno. Dopo aver propagandato il progetto dello Stadio Delle Alpi, i validi ed esperti manager della squadra bianconera quotata a Piazza Affari sono attanagliati dal pensiero dominante della Campi di Vinovo spa. Quest’ultima è la società, controllata un tempo dalla Juve che aveva ceduto il 31 marzo 2006 alla Costruzioni Generali Gilardi le opzioni per l’acquisto in due tranche del 69,8% della stessa Campi di Vinovo, detentrice dei terreni a sud di Torino su cui dovrebbe sorgere il centro commerciale Mondo Juve con un’estensione di 500mila metri quadri. La realizzazione materiale di quest’ultimo fu abbandonata a causa dell’elevato costo di realizzazione (stimato in oltre 100 milioni nel 2002): ma, stando a quanto riportato nella semestrale al 31 dicembre 2008, potrebbe ritornare al mittente con pesanti conseguenze sui conti societari.
Per capire meglio questa "telenovela" bisogna però ritornare a circa 8 anni fa. Il progetto immobiliare Mondo Juve, assieme a quello dello stadio "Delle Alpi", era stato inserito nel prospetto di quotazione, avvenuta nel dicembre 2001, della società della Famiglia Agnelli al paragrafo "strategie e ricavi futuri". Sarebbe stato il trionfo della filosofia dell’allora amministratore delegato Antonio Giraudo, strenuo fautore della trasformazione immobiliare juventina: egli ipotizzava che la costruzione sarebbe terminata tra la primavera e l’autunno del 2004. Siamo arrivati all’aprile 2009 e dei cantieri a Vinovo non c’è neanche l’ombra: bisogna aggiungere che la "telenovela" è stata caratterizzata da un lunghissimo iter dei permessi autorizzativi. Il progetto fu poi abbandonato probabilmente a causa dell’alto costo di realizzazione e di quello della manutenzione. Fu decisa dunque, già negli ultimi mesi della gestione Giraudo, la cessione delle opzioni alla Costruzioni Generali Gilardi. Con questa operazione molto abile, la Juve avrebbe ricevuto i ricavi dalla vendita del proprio merchandising nel nuovo centro commerciale ottenendo anche una potenziale plusvalenza dalla cessione della Campi di Vinovo, senza addossarsi gli oneri della realizzazione centro commerciale. Ma nella "Relazione intermedia sulla gestione" e nel paragrafo "Rischio di credito" della semestrale sono riportati gli ultimi intoppi. «Il 27 dicembre 2008 Costruzioni Generali Gilardi ha comunicato a Juventus – si legge nel documento di bilancio – che la società terza con cui aveva sottoscritto un accordo per lo sviluppo del centro commerciale "Mondo Juve" ha manifestato la volontà di non dare esecuzione al contratto». Stando sempre a quanto spiega la società bianconera nella semestrale, questa infausta circostanza «non ha pertanto consentito a Costruzioni Generali Gilardi di provvedere al pagamento entro il 31 dicembre 2008 delle somme previste dagli accordi stipulati con Juventus il 26 luglio 2007 (euro 12,5 milioni)». A seguito dell’espressa richiesta della società di costruzioni «Juventus e Cgg hanno quindi sottoscritto – si legge ancora nella semestrale – il 5 febbraio 2009 una scrittura privata novativa e integrativa dei precedenti accordi al fine di modificare i termini di pagamento della rata scaduta il 31 dicembre 2008». La nuova intesa prevede il pagamento di 4 milioni entro il 20 febbraio 2009, che sono stati regolarmente versati dalla Gilardi alla società di corso Galileo Ferraris, e i rimanenti 8,5 milioni entro il 20 dicembre prossimo. Quest’ultimo termine potrà essere prorogato dalle parti con riconoscimento degli interessi alla Juve. Il contratto prevede due ulteriori scadenze di 12,5 milioni e di 17,4 milioni che la Cgg dovrà onorare rispettivamente dopo un anno e due anni dall’apertura di Mondo Juve.
Ma non è ancora finita qui. La società bianconera ricorda nel documento di bilancio che i «crediti originatisi dall’operazione di cessione della Campi di Vinovo spa a Costruzioni Generali Gilardi spa» sono «assistiti da garanzia reale» ossia da un pegno a favore della Juve sulle azioni della società detentrice dei terreni vinovesi. Cosa potrebbe accadere se la Gilardi non riuscisse a onorare le restanti rate? Lo spiega sempre la Vecchia Signora nella semestrale. «In considerazione della negativa congiuntura economica che ha impattato su tale operazione non si può allo stato attuale escludere che in futuro per l’incasso di tali crediti la società (NDR: la Juve) si venga a trovare nella condizione di dover accordare ulteriori dilazioni di pagamento alla controparte, in linea con i tempi di sviluppo del progetto, o, attraverso l’esercizio del pegno possa trovarsi nella condizione di dover sviluppare in proprio l’iniziativa». Tradotto in parole semplici: se non dovesse bastare un’ulteriore rateizzazione alla Gilardi, la Juventus esercita il pegno e si riprende la Campi di Vinovo. In quest’ultimo caso però dovrà realizzare Mondo Juve da sola, accollandosi gli oneri della sua realizzazione, che dopo 9 anni dalla quotazione in Borsa sono probabilmente quantomeno raddoppiati: l’impatto sui conti sarebbe devastante.
Marco Liguori
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sabato 11 aprile 2009

L’altra faccia del derby di Roma

Secondo le comunicazioni Consob al 31 marzo, la Lazio ha 120,76 milioni di debiti totali, di cui 10,59 scaduti: 91,76 milioni sono dovuti al fisco, di cui 88,72 per la rateizzazione in 23 anni. La Roma possiede 106,5 milioni di passività correnti che hanno sovrastato per 70,1 milioni le attività: 15,8 milioni sono dovuti a Tremonti. La società ha ottenuto in febbraio altre due rateizzazioni fiscali: il totale sale a cinque

C’è un derby che la Lazio ha già stravinto con la Roma: si tratta di quello dei debiti fiscali. È quanto emerge dalle ultime comunicazioni di fine mese, relative al 31 marzo scorso, sullo stadio debitorio complessivo, imposte dalla Consob a entrambi i club quotati a Piazza Affari. Al 28 febbraio scorso, la società di Claudio Lotito aveva, su un indebitamento complessivo di 120,76 milioni di euro (122,8 al 31 gennaio), 91,76 milioni dovuti al fisco. La quasi totalità di questa somma è composta dagli 88,72 milioni relativi alla rateizzazione in 23 anni dei tributi dovuti sino al 31 dicembre 2004. Al contrario, sempre a fine febbraio la Roma ha un ammontare di passività correnti (ossia a un anno) pari a 106,5 milioni che hanno sovrastato per 70,1 milioni le attività: l’importo dovuto all’erario è di 7,8 milioni. La cifra dovuta oltre i 12 mesi è di 7,9 milioni: il totale dovuto al ministro Giulio Tremonti è dunque di 15,8 milioni.
Esaminando il dettaglio dell’intero stato debitorio si nota che, sempre alla data del 28 febbraio, la Lazio aveva 10,59 milioni scaduti. Circa 5,5 milioni sono somme dovute verso il personale, di cui 1,18 scadute: nella comunicazione non è specificato se siano somme ancora dovute a calciatori e allenatori. Invece 8,29 milioni sono verso "enti settore specifico", ossia squadre di calcio: l’ammontare scaduto è di 0,73 milioni. Invece i debiti "verso altri" hanno raggiunto i 5,19 milioni, di cui 3,59 scaduti.
Invece la Roma segnala nella sua comunicazione che ha ottenuto nello scorso febbraio da Equitalia Gerit altre due rateizzazioni fiscali: il loro numero totale sale così a cinque. La prima per 4,2 milioni di euro, scrive la società giallorossa "è relativa al debito Irap sorto a seguito della notifica di una cartella esattoriale nel gennaio 2008, per il quale erano stati effettuati adeguati accantonamenti in esercizi precedenti". Il pagamento avverrà in 36 rate mensili a partire dal 31 marzo scorso "ad un tasso di dilazione del 4% su base annua". La seconda di 1,8 milioni, prosegue la società giallorossa "è relativa al debito sorto a seguito della notifica di una cartella esattoriale nel maggio 2008 per il tardivo versamento di una rata di condono Irap avvenuto in occasione del successivo condono fiscale nel 2004 che ne consentiva il ravvedimento senza sanzione". Contro la suddetta cartella la squadra della Famiglia Sensi ha presentato ricorso nel giugno 2008 alla Commissione provinciale tributaria. Anche in questo caso il piano di ammortamento prevede il pagamento in 36 rate mensili dal 31 marzo "a un tasso di dilazione del 4% su base annua" si legge nella comunicazione mensile.
Oltre a ciò, la società aveva un totale di debiti di funzionamento pari a 59,3 milioni. Le somme scadute hanno raggiunto i 12,7 milioni, in aumento dagli 11,4 milioni della fine di gennaio: esse riguardano soltanto i fornitori (9,9 milioni), le società di calcio (1,7) altri debiti (959mila euro, comprendenti 915mila al Coni e 44mila alla Lega calcio). L’ammontare dovuto al personale tesserato è di 16,2 milioni di retribuzioni lorde, in aumento dai 9,8 milioni del 31 gennaio scorso: Di questi, 13 milioni erano dovuti per mensilità: la Roma ha specificato che 6,6 sono state corrisposte il 2 marzo scorso, mentre la parte restante è in corso di pagamento. Sono dovuti a Totti e compagni altri 3 milioni per i premi maturati per la qualificazione agli ottavi della Champions League. I giallorossi sono stati eliminati dall’Arsenal proprio in questo turno dopo i calci di rigore all’Olimpico. Inoltre sono attualmente a 5 punti dal quarto posto occupato dal Genoa, ultima piazza disponibile per entrare nella più ricca competizione continentale.
Marco Liguori
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martedì 7 aprile 2009

RADIO MARTE PER L’ABRUZZO

Riceviamo e pubblichiamo
Gara di solidarietà tra gli ascoltatori marziani

Radio Marte supporta la raccolta di beni di prima necessità per le popolazioni terremotate in Abruzzo. Non una semplice e generica raccolta di fondi, non soldi, ma una raccolta di beni di prima necessità, richiesti esplicitamente dalla Croce Rossa e dalla Protezione Civile. La consegna sarà effettuata nelle tendopoli allestite nelle zone colpite dal sisma nella giornata di sabato, direttamente da noi. Invitiamo i nostri ascoltatori a cogliere l’occasione per attivarsi e collaborare materialmente, procurandosi e consegnandoci:

cibo non da frigo
alimentari per bambini: omogeneizzati, pappe, latte in brick a lunga conservazione, latte in polvere, etc.
pannolini e prodotti per l’igiene del bimbo
cibo in scatola a lunga scadenza
prodotti per l’igiene personale
indumenti nuovi
DUE I PUNTI DI RACCOLTA:
A NAPOLI presso RADIO MARTE (Via Comunale Tavernola 166 bis, Zona Aeroporto di Capodichino: info 081636363), MERCOLEDI’ 8 E GIOVEDI’ 9 dalle 10.00 alle 18.00 dove sarà presente un mezzo messo a disposizione dall’Osservatorio Parlamentare Europeo;

A CASERTA presso la stazione di servizio Q8 di Casapulla (Ce) in Via Nazionale Appia, all’uscita Caserta Nord dell’autostrada A1 (dopo il casello, subito a destra), MERCOLEDI’ 8, GIOVEDI’ 9 e VENERDI’ 10, dalle 10.00 alle 20.00, presenti uno stand ed un mezzo dell’Associazione Sirtaki e l’Associazione 4x4 Adventure.


Per informazioni sul punto di raccolta di Napoli:

Osservatorio Parlamentare Europeo: 800 984617

Per informazioni sul punto di raccolta di Caserta:
Ass. Sirtaki: Sig. Andrea Martusciello 3937880596
Ass. 4x4 Adventure: Sig. Carlo Russo 3334290901

lunedì 6 aprile 2009

ATTENZIONE! APPELLO PER RICERCA GRUPPO SANGUIGNO NELLE ZONE TERREMOTATE D'ABRUZZO

Riceviamo dal collega Maurizio Montagna

EMERGENZA TERREMOTO ABRUZZO
Chi ha il gruppo sanguigno 0 Rh negativo, chiami l'Avis 06 44230134 o lo 085.4252687
Per offrire disponibilità di alloggio:
l’UDU sta cercando posti letto telefonare allo 06.43411763 o scrivere a organizzazione@udu.it

PER VOLONTARI: Dipartimento della Protezione Civile 06.68201
PER VOLONTARI DA PESCARA: Centro operativo della Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara telefonando allo 085 2057631 085.205762

Crimi:«Entro l'estate il testo unico su impiantistica stadi»

Entro l'estate il Senato potrebbe approvare il testo unico del nuovo decreto sull'impiantistica degli stadi. È quanto ha annunciato oggi a Milano il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo Sport Rocco Crimi, partecipando a un workshop organizzato dal Coni sugli stadi modulari. «In Parlamento c'è un'ampia convergenza tra tutte le forze politiche - ha spiegato Crimi -. Entro l'estate possiamo arrivare a un testo unico che potrà essere approvato al Senato anche senza andare in aula». Il sottosegretario ha annunciato che mercoledì prossimo ci sarà una riunione del comitato ristretto incaricato di predisporre un testo unificato delle due proposte attualmente al Senato. Una volta fatto questo si aprirà un tavolo di confronto con enti locali, credito sportivo, Cassa depositi e prestiti e Leghe. «Vogliamo semplificare le procedure burocratiche per i club - ha concluso Crimi - chiediamo interlocutori autorevoli con idee chiare. Sarà premiata una mentalità di gestione virtuosa». Una volta approvato in Senato, il ddl dovrebbe passare alla Camera in tempi brevi.
La nuova sfida «per tornare competitivi» in Europa nel calcio passa anche dall' impiantistica sportiva, grazie in particolare a stadi di proprietà e modulari. È la strada imboccata per colmare il gap rispetto ai campionati europei più ricchi (in particolare Premier inglese e Liga spagnola). Un'inversione di tendenza che garantirebbe stadi più sicuri, minori costi di gestione e maggiori ricavi. Uno strumento importante anche per mettersi al passo con le big d'Europa (in termini di fatturato le migliori società italiane scivolate fra l'ottavo e il decimo posto). «Con lo stadio di proprietà - ha detto oggi a Milano il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo sport Rocco Crimi, partecipando al workshop organizzato da Coni e Coni Servizi dal titolo 'Gli stadi modulari: un'opportunità per il calcio italianò, alla presenza di Gianni Petrucci - le nostre società potranno competere meglio con i maggiori club europei. Milan, Roma, Inter e Juventus attualmente sono tra l'ottavo e il decimo posto in Europa in termini di fatturato. Rispetto al Real Madrid ad esempio la Juve ha 200 milioni in meno». Troppa dipendenza in termini percentuali (oltre il 60%) dai diritti tv e poca dai biglietti e dalle attività commerciali, dove le società italiane «incassano dieci volte meno delle altre maggiori squadre europee». Per sbloccare questa impasse, il governo ha deciso di «accelerare» l'iter parlamentare per l'approvazione del ddl, attualmente in Senato, sull'impiantistica: mercoledì la prima riunione del comitato ristretto. «C'è un'ampia convergenza tra le forze politiche - ha spiegato Crimi - Arriveremo a testo unico entro l'estate, forse anche prima, magari senza nemmeno andare in aula. Poi alla Camera l'iter sarà più veloce». Fondamentale però sarà l'apertura di un confronto con gli enti locali. «Ci aspettiamo proposte chiare e forti. Altrimenti l'iter di legge sarebbe rallentato». E potrebbe risentirne anche la candidatura italiana per gli Europei del 2016: «Non riusciremo ad avere stadi a norma - ha concluso Crimi - se non passasse la normativa sugli stadi». Da parte dei Comuni però è arrivato un primo segnale di disponibilità: «Gli stadi modulari? Noi siamo favorevoli», ha detto Roberto Pella dell'Anci. Tuttavia, una volta varata la nuova legge, si porrà poi il problema di una «gestione più virtuosa» delle società, che comprenda anche un contenimento delle spese per i calciatori. «Da anni imploriamo che si faccia qualcosa per ridare vitalità al calcio professionistico che ci rilanci in Europa», ha rilevato il presidente della Lega Calcio Antonio Matarrese. Molti club, il Milan primo fra tutti, invocano da tempo una riforma fiscale al passo con altri paesi come la Spagna. E su questo il Governo italiano è d'accordo, ma chiede «che siano uniformati i sistemi fiscali». «Con la nuova legge i club dovranno investire - ha concluso Matarrese - altrimenti saremmo colpevoli anche noi». Da qui la proposta di Coni Servizi per soluzioni flessibili «chiavi in mano» per impianti medio-piccoli (l'analisi riguarda gi stadi dalla serie B in giù fino all'Interregionale), con recinzioni mobili ed elevabili, videosorveglianza e quant'altro. «Ci siamo resi conto - ha sottolineato il presidente della Figc Giancarlo Abete - che servono risposte flessibili a esigenze diversificate. Lo strumento degli stadi modulari va verificato. Il progetto va approfondito e calibrato». Discorso a parte per i Dilettanti: «Ci vuole una legge- quadro per stabilire le competenze - ha lamentato il presidente della Lega Dilettanti Carlo Tavecchio - Oggi è il caos più assoluto».
Fonte: Ansa

sabato 4 aprile 2009

Preziosi, De Laurentiis e i "ronzii" del fantamercato

Permettete una parola? Si stanno curiosamente rincorrendo voci di mercato riguardo due società, le cui tifoserie sono gemellate e i due presidenti sono in ottimi rapporti: Genoa e Napoli. Da alcuni giorni i giornali riportano incessantemente voci riguardanti le partenze dei pezzi pregiati delle due società: non si può che sorridere a fronte di voci di presunte trattative e di cifre gettate, più o meno, a caso. Milioni e milioni di euro pronti dalle solite Inter e Juventus: ma non si è detto che il calcio italiano risente della crisi economica e che il prossimo calciomercato, incluso quello delle grandi, sarà magro? Forse qualcuno ipotizza che Enrico Preziosi e Aurelio De Laurentiis si siano travestiti anzitempo da "Babbi Natale" e che intendano vendere, se non addirittura svendere, i propri gioielli. Nulla di più sbagliato.
Ma vediamo nel dettaglio. Il Genoa è al quarto posto in classifica, l’ultima piazza valida per la Champions League. Da qualche settimana sono riprese veementi più che mai le voci di partenze eccellenti. Anzi, di due giocatori pronti a trasferirsi armi e bagagli altrove. Milito e Thiago Motta. In particolare, sul Principe dei cannonieri si sarebbero lanciati già da prima di Natale con regolarità Inter, Juventus, Olympique Lione e Tottenham. Anzi quest’ultima, avrebbe offerto 10 milioni: 4 in meno di quelli offerti l’estate scorsa. Ma nel calciomercato di gennaio non ha cambiato casacca. Analogo discorso per il giocatore brasiliano, sapiente ed elegante regista del centrocampo rossoblù: offerte ed interessamento dalla solita Inter e dalla Spagna. Di concreto: nulla. Solo la replica dura e determinata della società, che ha smentito qualsiasi voci di trattative. Giustamente qualcuno ha ipotizzato che Preziosi sia così ingenuo che, una volta approdato in Champions (o nella peggiore delle ipotesi in Coppa Uefa), inizi a vendere i suoi punti fermi su cui rafforzare la rosa. Davvero un bel ragionamento, degno del migliore fantacalcio. Bisogna inoltre aggiungere che, stando al bilancio 2007/08 della più antica società di calcio italiana, l’azionista di riferimento del Genoa, la Fingiochi cassaforte dell’industriale avellinese, ha sostenuto finanziariamente la squadra con 8,5 milioni, ripianando le perdite pregresse: inoltre ha garantito le fidejussioni per le campagne acquisti. Dunque, un azionista in grado di sopperire alle esigenze societarie.
E passiamo al Napoli. Da alcuni giorni è ripreso l’altro grande tormentone del calciomercato: Hamsik alla Juventus, un affare di cui se ne è parlato già nella scorsa stagione. La Vecchia Signora avrebbe offerto 20 milioni più eventuali contropartite tecniche: potrebbe esserci Raffaele Palladino, in comproprietà tra Juventus e Genoa. E' vero che Preziosi ha affermato di voler parlare riguardo all’attaccante di origini napoletane con il presidente azzurro: ma parlare non vuol dire necessariamente trattare. Invece, analizziamo un dato numerico. Secondo il sito Transefermarket.de il giocatore slovacco ha una valutazione iniziale di 15,5 milioni: opinabile o meno, rappresenta comunque un punto iniziale per un’ipotetica trattativa. Con questo prezzo, l’offerta bianconera sembrerebbe davvero minima. E poi ci sono le voci (se non i "ronzii") di mercato sulla possibile partenza di Lavezzi. Anche in questo caso un imprenditore avveduto e accorto come De Laurentiis, con una squadra da rafforzare per la prossima stagione verso traguardi più elevati, cosa fa? Vende i suoi giocatori su cui effettuare la rifondazione azzurra: non a caso ha anche chiamato un altro allenatore, Roberto Donadoni, per poter fare piazza pulita. Un’altra storia davvero molto divertente: ma che non ha alcun fondamento logico. Il Napoli non ha necessità di vendere: semmai di pagare un po’ di più i propri giocatori, visto che secondo l’ultimo bilancio disponibile (chiuso al 30 giugno 2008) presenta un monte ingaggi di 20,6 milioni di euro. Una "pinzillacchera", per dirla alla Totò, se paragonata ai 130 milioni dell’Inter. Ma la società ha i conti in ordine ed è in utile per il secondo anno di seguito: con un altro balzo dei ricavi (l’anno scorso fu del 114%, pari a 88,4 milioni) potrà tranquillamente farlo.
Marco Liguori
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venerdì 3 aprile 2009

Della Valle: i calciatori potrebbero tagliare ingaggi del 50%

«Il mondo del calcio dovrebbe ridimensionarsi per rispetto dell'attuale situazione economica. Dovrebbero iniziare a farlo i giocatori riducendosi l'ingaggio del 50%: guadagnano talmente tanto che sono convinto che se giocassero per la metà sarebbero lo stesso felici». Lo ha detto Diego Della Valle a margine della sua partecipazione al Precetto Pasquale officiato oggi a Firenze dall'arcivescovo, monsignor Giuseppe Betori a cui il patron della Fiorentina ha partecipato insieme a tutte le squadre della società viola. «È arrivato il momento di lanciare un segnale forte e i dirigenti devono insistere - ha continuato Della Valle -. Il calcio non è un mondo di marziani, allo stadio ci vanno tanti ragazzi che lavorano e faticano ad arrivare alla fine del mese. Anche per questo bisogna darsi una ridimensionata per rispetto dell'attuale situazione economica e per far sentire che anche questo ambiente è vicino a chi sta peggio».
Fonte: Ansa

giovedì 2 aprile 2009

Gea: la Procura della Repubblica impugna la sentenza

La Procura della Repubblica di Roma non è d'accordo sulla conclusione del processo che sino all'8 gennaio scorso ha visto sul banco degli imputati Luciano Moggi, suo figlio Alessandro e il 'verticè della Gea, la società che gestiva con ruolo di preminenza, l'attività di atleti e allenatori del calcio italiano. Perciò il pubblico ministero Luca Palamara ha presentato appello contro la decisione con la quale la decima sezione penale del tribunale di Roma, presieduta da Luigi Fiasconaro, ha condannato l'8 gennaio scorso Luciano Moggi e suo figlio Alessandro per violenza privata e tentativo di violenza privata rispettivamente a 1 anno e 6 mesi e ad 1 anno e 2 mesi, assolvendo poi con formula piena gli altri imputati cioè, Francesco Zavaglia, Davide Lippi, Francesco Ceravolo e Pasquale Gallo. Solo per quest'ultimo Palamara non ha presentato appello.
Moggi e il figlio furono assolti dall'accusa di associazione per delinquere (come gli altri) e da altri episodi di violenza privata, ma furono invece condannati per lo stesso reato nei confronti del calciatore Emanuele Blasi e di tentativo di violenza privata nei riguardi di due calciatori russi Ilyas Zeytulaev e Victor Budyanskiy. Piena assoluzione invece per tutti gli altri imputati. Decisione contro la quale ora Palamara ha presentato ricorso sollecitando anche per quanto riguarda Moggi e figlio la contestazione dell'associazione per delinquere nonchè della violenza privata nei confronti di un altro gruppo di calciatori: Davide Baiocco, Emanuele Blasi, Giovanni Tedesco, Fabio Gatti, Davide Trezeguet, Giorgio Chiellini, e Ilyas Zeytulaev e Victor Budyanskiy i due russi per i quali sono stati condannati Luciano Moggi e il figlio Alessandro. Contro la sentenza pronunciata dalla decima sezione penale del tribunale di Roma già avevano presentato appello i difensori dei Moggi, Marcello e Matteo Melandri, che nel processo davanti alla decima sezione li avevano assistiti.
Fonte: Adnkronos

Pro Patria: Tribunale Busto Arsizio dichiara il fallimento

Il collegio del Tribunale di Busto Arsizio, sezione fallimentare, si è riunito per esaminare il caso della società calcistica Pro Patria e ha deciso per il fallimento della società. Il club, che gioca nel girone A della Prima Divisione della Lega Pro, è attualmente in testa al campionato insieme con il Cesena e in corsa per la promozione in serie B.
Ieri si era svolta un'udienza in cui il presidente Giuseppe Zoppo, tramite il suo legale, aveva chiesto di poter presentare un piano di rientro della situazione debitoria, mentre il sostituto procuratore Massimo Baraldo e i sette creditori si erano opposti sostenendo che si trattava di un espediente dilatorio. Secondo il presidente della società il debito si aggirava sui 180 mila euro, mentre la Procura di Busto ha calcolato un ammontare di 2 milioni di euro.
Fonte: Ansa

il pallone in confusione

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Editore e direttore responsabile: Marco Liguori
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