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venerdì 24 luglio 2009

De Laurentiis e Lavezzi: fine di un idillio?

Cosa accade all’ombra del Vesuvio? No, non sta esplodendo il celebre e temuto vulcano: è invece deflagrata la rottura tra il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, e uno dei suoi giocatori più noti e amati dal pubblico, Ezequiel Lavezzi. Dopo un idillio durato due anni, ecco forse che sul film del campione argentino si sta per scrivere la parola “fine”. Un finale triste e amaro, che forse in tanti non si attendevano: ma, come si dice, tanto tuonò che piovve. Ci sono state altre occasioni in cui De Laurentiis aveva tuonato – come Giove Pluvio – contro il campione argentino: sembrava tutto finito e, invece, non è stato così. Considerata la “reprimenda” lanciata dal numero uno azzurro nella conferenza stampa di giovedì scorso, vorrei fare alcune ipotesi riguardo alle cause. Congetture del tutto personali, dettate più dalla ragione, che, per dirla con Edoardo Bennato «mi ha un po’ preso la mano», che da vere e proprie notizie raccolte qua e là, che peraltro sono molto difficili da reperire. Insomma, cercherò di dare una spiegazione a questo “giallo” napoletano.
Innanzitutto, non credo affatto che la sfuriata di De Laurentiis possa essere stata dettata da motivazioni irrazionali o da semplici comportamenti più o meno irriguardosi di Lavezzi. Invece, potrebbe essere accaduto che il fantasista avesse già un eventuale accordo con un'altra società: magari il presidente potrebbe averlo scoperto ed essere andato su tutte le furie. E tutto ciò potrebbe essere avallato da ipotetiche condizioni contrattuali, che consentirebbero al campione di poter lasciare il Napoli con relativa facilità. Non a caso in queste ultime ore si sono infittite le voci riguardanti l’interessamento di Milan e Inter. Si dirà: ma c’era già stato quello di Juventus e Liverpool, poi finito nel nulla. Però stavolta, alla luce del discorso di De Laurentiis, la situazione è diversa: è difficile, ma forse non impossibile, la riconciliazione. Tutto ciò è alla base dello sfogo di giovedì che umanamente è comprensibile: forse il presidente si è sentito “tradito” dal comportamento del suo giocatore e ha inveito contro di lui. Probabilmente sarebbe stato meglio “lavare i panni sporchi” in famiglia, chiudendo (se proprio fosse questa l’intenzione) la vicenda con un comunicato laconico in cui si annunciava la cessione di Lavezzi alla società “x” per la cifra “y”. Si sarebbe scatenata la caccia alle motivazioni, ma almeno la vicenda non avrebbe avuto il suo triste “the end”.
I tifosi sono al fianco del presidente, che ha dimostrato autorevolezza e decisione nella vicenda: per molti, il richiamo di De Laurentiis ai doveri contrattuali deve diventare un obbligo per tutti i suoi giocatori. Forse, aggiungo io, avrebbe dovuto già farlo in precedenza, quando Lavezzi aveva già dato segni d’insofferenza nel corso del campionato appena concluso: chissà, è sopraggiunto il fatto nuovo che ho spiegato in precedenza. Dunque, non ha più voluto transigere, così come forse non ha voluto cedere a ulteriori richieste economiche. Il giocatore percepisce 1,1 milioni di euro ed è legato contrattualmente alla società azzurra sino al 2013: nella media della serie A non è una cifra eccessiva. Su questo punto avanzerei una considerazione: il presidente avrebbe potuto usare la politica del bastone e della carota, magari utilizzando il pugno di ferro sul rispetto del vincolo, ma elevando (senza eccedere) la paga dell’argentino.
A molti sostenitori azzurri l’eventuale addio di Lavezzi recherà un gran dispiacere: è stato il giocatore che, dopo Maradona, ha fatto sognare i napoletani con le sue giocate fantasiose e le accelerazioni improvvise…a cosa penseranno, vedendolo giocare con un’altra maglia, magari contro il Napoli? Tutto ciò non fa bene all’atmosfera del gruppo che Donadoni sta cercando faticosamente di creare nel ritiro austriaco, amalgamando anche i nuovi acquisti, che fanno ben sperare per la prossima stagione. I due contendenti possono ancora ripensarci e fare un passo indietro. E’ quello che i tifosi, nonostante tutto, sperano.
Marco Liguori
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