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giovedì 24 dicembre 2009

Pandev: grave danno patrimoniale – ecco chi può contestarlo

Riceviamo e pubblichiamo da Paolo Lenzi Presidente di Lazio Family
Non v’è dubbio che la risoluzione del contratto tra Pandev e la Lazio decisa dal Collegio Arbitrale costituisce un danno patrimoniale per la società bianco-celeste. Il valore del giocatore nel bilancio al 30 giugno 2009 è indicato ad 1 milione di euro (euro 999.989, per la precisione); questo valore è il risultato del costo di acquisizione di euro 4.000.500 nel 2006, dedotte le quote annuali di ammortamento. Con la risoluzione del contratto, la Lazio perde questo valore; inoltre, la società romana è stata condannata a pagare un indennizzo al giocatore di 160.000 euro, oltre al rimborso delle spese legali. Come dire che la Lazio ha perso 1.200.000 euro per effetto della sentenza del Collegio Arbitrale. In realtà il danno è ancora superiore se si considera che il Presidente Lotito aveva valutato in estate 18 milioni di euro il cartellino del giocatore e che si era parlato di offerte (non confermate) per circa 12 milioni di euro. Alle cifre del Presidente, la cessione del giocatore avrebbe fruttato una plusvalenza di 17 milioni di euro che è invece andata in fumo. Per valutare l’entità di questo danno basta ricordare che l’utile della Lazio nel bilancio al 30 giugno 2009 è stato di euro 1.336.576; quindi l’effetto della decisione del Collegio Arbitrale costa alla Lazio quasi quanto l’utile dello scorso esercizio, mentre la mancata plusvalenza è pari a quasi 13 volte l’utile dell’anno!
Ce ne sarebbe già abbastanza per ritenere che il comportamento del Presidente del Consiglio di Gestione, sig.
Claudio Lotito, abbia prodotto un danno rilevante alla società Lazio.
Va però ricordato che altri danni economici alla Lazio sono derivati molte volte da precedenti decisioni unilaterali e da comportamenti di Lotito. Vogliamo ricordare i giocatori tenuti fuori squadra ai quali è stato comunque pagato (in genere a seguito di decisioni della giustizia sportiva) lo stipendio senza fruire delle loro prestazioni, da Negro, a Dino Baggio, a Sereni, a Mutarelli (altro giocatore svincolatosi a seguito di sentenza sportiva con un costo per la Lazio di circa 1 milione di euro, tra valore contabile e indennizzo), per arrivare ai più recenti casi di Pandev, Ledesma, Firmani, Stendardo (gli ultimi due recentemente reintegrati in squadra), Manfredini, Bonetto, ecc.
Se si accertasse che il comportamento del Presidente ha determinato un danno alla Lazio, che, non dimentichiamolo, è una società quotata in Borsa, vari enti sono autorizzati ad avviare un’azione di responsabilità contro di lui.
Il Consiglio di Sorveglianza dovrebbe promuovere tale azione ai sensi della lettera d) del primo comma dell’art. 2409-terdecies del Codice Civile che recita: “Il Consiglio di Sorveglianza promuove l’esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti dei componenti del Consiglio di Gestione”. Tale deliberazione va assunta dalla maggioranza dei componenti del Consiglio di Sorveglianza, cioè da 3 su 5; se tale maggioranza raggiunge i due terzi del Consiglio di Sorveglianza (cioè 4 componenti su 5) scatta la revoca dall’ufficio del Consigliere di Gestione contro cui è proposta l’azione di responsabilità e la sua immediata sostituzione.
L’azione di responsabilità può anche essere esercitata dai soci, cioè dai cosiddetti piccoli azionisti, che rappresentino almeno un quarantesimo, cioè il 2,5%, del capitale sociale come stabilito dagli articoli 2409-decies e 2393-bis del Codice Civile.
Infine, l’azione di responsabilità contro i consiglieri di gestione può anche essere proposta dalla società attraverso una delibera dell’assemblea degli azionisti, che, però, nell’attuale struttura societaria della Lazio, è quasi impossibile da realizzare.
Va ricordato che l’azione di responsabilità può essere proposta mentre il consigliere è in carica e fino a cinque anni dopo la cessazione dalla carica.
Paolo Lenzi
Presidente di Lazio Family
Pubblicato su Il Corriere dello Sport del 24.12.09

mercoledì 23 dicembre 2009

L’"abbaglio" di Bergonzi sul laser ha penalizzato il Napoli

Riceviamo in esclusiva per "il pallone in confusione" questo interessante commento da parte dell’avvocato Fabio Turrà di Napoli sul mancato accertamento dell’arbitro e dei suoi assistenti in merito all’impossibile utilizzo diurno da parte del pubblico partenopeo di apparecchiature laser durante la gara degli azzurri contro il Chievo

Nell’euforia generale per la vittoria sul Chievo Verona, per il decimo risultato utile, per le imminenti festività di fine anno, è passata in sordina la multa di 15.000,00 euro inflitta al Napoli dal Giudice Sportivo per il riferito utilizzo di apparecchiature laser da parte del pubblico di fede azzurra. Occorre precisare, però, l’abnorme anomalia procedurale con la quale si è giunti all’applicazione di tale sanzione. E’ ben noto che, negli ultimi tempi, durante gli incontri di calcio serali (cosiddetti posticipi), qualche buontempone – per non appellarlo con epiteti deteriori – ha iniziato a puntare tali raggi luminosi sui calciatori (in particolare sui portieri) per distrarli dall’azione di gioco e, a volte, per fargli commettere clamorosi errori (vedi anche l’errore dal dischetto dello juventino Diego). Premessa la grande difficoltà, da parte degli stewards e delle forze dell’ordine, di individuare ai varchi di accesso dello stadio i possessori di tali apparecchiature miniaturizzate (della grandezza di una penna, per intenderci), il che già rende odiosa e difficilmente sopportabile per questi casi la contestata norma sulla responsabilità oggettiva delle società di calcio, sarebbe auspicabile che il deprecabile utilizzo dei laser venisse accertato dagli addetti alla conduzione della gara (arbitri, guardalinee e quarto uomo), o dagli altri organi ufficiali presenti sul terreno di gioco (addetti della Procura FIGC e/o Commissari di Lega). Orbene, la grande anomalia cui facevo cenno innanzi consiste nel fatto che domenica pomeriggio, non appena il portiere del Chievo, Sorrentino, si è lamentato con Bergonzi per il fatto di essere accecato dalla luce a suo dire proveniente da raggi laser, l’arbitro – senza preventivamente accertare la veridicità di quanto riferito da tale giocatore – ha invitato gli addetti del Napoli a esortare il pubblico, con un annuncio a mezzo altoparlanti, a non utilizzare le apparecchiature laser. Voglio precisare che, per deformazione professionale, osservo più i particolari "tecnici" che le azioni di gioco e, poiché ero presente allo stadio, ho avuto modo di constatare, come potrà essere riscontrato in qualunque momento da chiunque, riguardando la registrazione della partita, che nessuno dei responsabili di cui sopra ha provveduto ad accertare l’effettivo utilizzo dei laser da parte del pubblico. E’ doveroso, a questo punto, ammettere che effettivamente il portiere del Chievo era accecato dalla luce, ma si trattava semplicemente di quella del sole che alle 15,34 circa si avviava basso al tramonto (guarda caso la gara, iniziata alle ore 15,00 è stata sospesa proprio al 34° minuto), visto che domenica a Napoli splendeva proprio dal lato opposto a quello in cui si trovava Sorrentino durante il primo tempo.
Inoltre, cosa non trascurabile, è impossibile puntare i raggi laser verso un obiettivo nelle ore diurne (come si pretenderebbe nel caso in esame), in quanto non si riesce ad indirizzarli e orientarli aiutandosi con la luce proiettata: ciò, a maggior ragione se il target è posto a centinaia di metri di distanza, ovvero da una curva alla porta sita dal lato opposto dello stadio.
Credo, infine, alla buona fede del Giudice Tosel, che sicuramente si è basato sul referto arbitrale di Bergonzi, ma per i prossimi incontri sarebbe auspicabile, ripeto, un più accurato e soprattutto immediato riscontro "sul campo" alle semplici lamentele da parte dei calciatori, anche per evitare che possano essere inflitte sanzioni più pesanti al Napoli, con grave ingiustizia per la possibile applicazione della "recidiva specifica" prevista dal codice di giustizia sportiva.
Fabio Turrà
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sabato 19 dicembre 2009

La holding del Tottenham al terzo utile consecutivo

Tottenham Hotspur plc ha ottenuto al 30 giugno scorso un risultato positivo per 23,2 milioni di sterline, grazie alle plusvalenze da cessione calciatori. La società inglese ha presentato la documentazione per la costruzione del nuovo stadio: un progetto da 250 milioni

Il “pallone in confusione” ha esaminato i conti di Tottenham Hotspur plc, holding controllata da Enic International Limited con una quota di controllo del 76,5% (al 28 Agosto 2009). Il gruppo Enic (English National Investment Company) è una società britannica di investimento, che fa riferimento al miliardario inglese Joseph Lewis, mentre Daniel Levy ne è l’amministratore delegato oltre che presidente di Tottenham Hotspur plc. Nell’Annual Report 2009 di quest’ultima società è specificato che Daniel Levy e alcuni membri della sua famiglia sono i potenziali beneficiari di un trust che possiede il 29,41% del capitale sociale di Enic International Limited.

Al 30 giugno 2009, Tottenham Hotspur plc deteneva le seguenti partecipazioni in imprese controllate, tutte al 100%, che risultano registrate e operanti in Inghilterra e Galles: Tottenham Hotspur Football & Athletic Co. Limited - club di calcio professionistico; White Hart Lane Stadium Limited – società che si occupa della gestione dello stadio; Tottenham Hotspur Finance Company Limited – società che si occupa di reperire finanziamenti; Tottenham Hotspur Property Company Limited - società holding per le altre società che gestiscono le proprietà, a nome del gruppo, che sono: Paxton Road Limited; Stardare Limited; Star Furnishing Company Limited; Ambergate Estates Limited; Canvax Limited; Greenbay Property Limited; Hillkey Limited; Northumberland Park Limited; Quizlane Limited; Tottenham Hotspur Academy (Chigwell) Limited; Tottenham Hotspur Academy (Enfield) Limited; Vestbrook Limited.

Dalla lettura dell’Annual Report 2009, emerge chiaramente che Tottenham Hotspur plc ha tre priorità, che intende perseguire: investire nella prima squadra per costruire un team vincente; costruire il nuovo centro sportivo di allenamento e costruire il nuovo stadio.

Per quanto riguarda la prima priorità, sono stati investiti nell’esercizio 2008/2009 ben 119,3 milioni di sterline (132,6 milioni di euro, ad un cambio di 0,9). Infatti durante l’esercizio 2008/2009 sono stati acquistati giocatori, tra cui Luka Modric, per un costo totale di 119,3 milioni di sterline, mentre, sempre durante lo stesso esercizio, sono stati ceduti dei giocatori, tra cui Dimitar Berbatov, per un prezzo di vendita di 72,5 milioni di sterline (80,6 milioni di euro). Possiamo subito constatare che il 61% degli acquisti è stato finanziato con le cessioni di giocatori. Dopo la chiusura dell’esercizio la squadra si è rinforzata conducendo una campagna acquisti dal costo complessivo di 29,4 milioni di sterline (32,7 milioni di euro), che ha comportato anche delle cessioni al prezzo totale di 20,8 milioni di sterline (23,11 milioni di euro). Stando ai risultati della stagione 2009/2010, dopo 13 giornate, il Tottenham è terzo con 25 punti a pari merito con l’Arsenal; si può affermare che gli "Spurs" stanno perseguendo felicemente il loro obiettivo, anche in considerazione delle grandissime squadre concorrenti. Durante l’esercizio 2008/2009 si è verificato l’esonero dell’allenatore Juande Ramos avvicendato da Harry Redknapp.

Per quanto riguarda la seconda priorità ossia il nuovo Centro sportivo di allenamento, nell’Annual Report è scritto che i lavori sono iniziati. Il nuovo centro di formazione sportiva, ubicato a Enfield (il borgo più a nord di Londra), viene definito dagli amministratori del Tottenham di "livello mondiale". Il sito, che è ampio circa 27 ettari, sarà utilizzato dalla prima squadra e dalle squadre giovanili oltre che da Tottenham Hotspur Fundation. Il nuovo Centro di formazione prevede 11 campi all'aperto, di cui uno con erba artificiale e dieci con erba naturale. Il campo principale sarà della stessa qualità e design di quello proposto per il nuovo stadio; completo di impianto di riscaldamento antigelo. L’edificio a due piani del Centro di Formazione è stato progettato dallo studio di architetti KSS con lo scopo di renderlo parte integrante del paesaggio. Vicino all'edificio è previsto un campo di 70 x 50 metri indoor con erba artificiale con una copertura trasparente. Sono previsti il centro per l’apprendimento destinato all'Academy, strutture mediche, idroterapia, piscina, centro fitness, palestra, spogliatoi, un ristorante e un centro multimediale. Inoltre è previsto il parcheggio per 98 auto, cinque pullman oltre che rastrelliere per le bici. Tra gli obiettivi del nuovo Centro di formazione vi è quello di curare meglio il settore giovanile al fine di far nascere nuovi talenti. Questo investimento oltre a creare una struttura pienamente integrata nell’ambiente che lo circonda, porterà anche dei vantaggi per il Borgo di Enfield.

IL NUOVO STADIO

La terza priorità riguarda la costruzione del nuovo stadio, che dovrà affrontare il passaggio dalla fase progettuale a quella realizzativa, attraverso la fase della richiesta delle necessarie autorizzazioni. Il progetto del nuovo stadio è denominato: “Progetto di Sviluppo Northumberland” dal nome della zona dove sarà costruito (vicino all’attuale stadio). Per il Northumberland Development Project ci sono state due consultazioni con la comunità locale a novembre 2008 e ad aprile 2009, entrambe hanno riportato riscontri positivi. Nell’Annual Report 2009 si legge che la domanda di costruzione è stata presentata, a conferma di ciò, martedì 27 ottobre 2009 è stata riportata a mezzo stampa, la notizia che il Tottenham ha presentato alle autorità comunali competenti il piano del nuovo stadio. Le previsioni sul termine lavori, in assenza di ostacoli, sono intorno al 2013. Lo stadio potrà ospitare circa 60.000 spettatori. Si tratta di un investimento che richiederà alcune centinaia di milioni di sterline (si parlava di 250 milioni di sterline ossia 277,8 milioni di euro).

Nell’Annual Report 2009 è scritto che questo progetto fornirà:

• Un nuovo stadio all’avanguardia, ad alto impatto visivo, con linee architettoniche morbide ed un tetto ondulato con i colori del Tottenham (bianco-blu) ed il nome dello sponsor derivante dalla cessione del “naming rights”. I tifosi in questo stadio si troveranno più vicino al campo rispetto agli altri stadi del Regno Unito e in tutti i posti sarà garantita la visione del campo di gioco.

• Uno spazio pubblico “che sprizza vitalità” destinato a diventare un centro per eventi e attività, destinato anche ad essere utilizzato da scuole, enti di beneficenza, associazioni, residenti locali e dalle autorità comunali. L’idea parte dalla constatazione che troppo spesso i nuovi stadi sono circondati dal vuoto, dallo spazio morto e ciò non si addice allo “stile Tottenham”. Per questo nello spazio aperto circostante lo stadio, si è voluto progettare una nuova piazza pubblica, al fine di fornire qualcosa di veramente speciale per la popolazione locale. La nuova piazza pubblica sarà attivamente gestita da Tottenham Hotspur Fundation con un programma di eventi e di attività per garantire che questo spazio agisca come centro catalizzatore per la vita della comunità. Le dimensioni e il posizionamento della piazza pubblica, faranno di essa una risorsa importante per il Comune; infatti la piazza potrebbe ospitare mercati di strada, spettacoli musicali e durante l’inverno anche una pista di ghiaccio. Gli eventi organizzabili dalla Fondazione saranno molteplici come festival di danza, concorsi per talenti, laboratori teatrali ed eventi sportivi occasionali come il beach volley, boxe e sport estremi. La piazza potrà anche ospitare eventi della comunità locale, unità di screening della salute, campagne per la donazione del sangue, corsi di aerobica e altre iniziative di socializzazione. Il disegno della piazza consta di due spazi distinti ma collegati: uno spazio più grande destinato ad ospitare gli eventi ed un secondo spazio più piccolo, destinato alla socializzazione.

• Un nuovo hotel da 150 camere con ristorante e caffetteria.

• Nuovi uffici per Tottenham Hotspur Foundation.

• Un nuovo Museo del Club insieme ad un nuovo Club Shop.

• Un nuovo supermercato con relativo parcheggio.

• 434 nuove abitazioni, di cui il 40% sarà venduto a prezzi accessibili.

• Significativi miglioramenti alla High Road (la strada che costeggia il White Hart Lane, intersecando Northumberland Park), includendo la conservazione architettonica dei più importanti di edifici della zona.

• Saranno adottate misure di risparmio energetico e saranno adottate tecnologie per la produzione di energia rinnovabile con l’obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica di circa il 40% rispetto agli attuali requisiti di regolamentazione edilizia.

Per perseguire questi tre obiettivi, l’indebitamento finanziario netto del gruppo che fa capo a Tottenham Hotspur plc è aumentato. Infatti, l’indebitamento finanziario netto è passato da 14,6 milioni di sterline (16,2 milioni di euro) del 30 giugno 2008 a 45,9 milioni di sterline (51 milioni di euro) del 30 giugno 2009, in ogni caso tale livello di indebitamento viene giudicato dagli amministratori del Tottenham “relativamente basso”. Tuttavia dall’analisi dei flussi finanziari emerge che l’attività di investimento è stata finanziata da un mix di autofinanziamento e di ricorso all’indebitamento. Infatti il flusso finanziario netto generato dall’attività operativa è stato positivo per 25,9 milioni di sterline (28,8 milioni di euro) ed è servito in parte a coprire il flusso finanziario netto generato dall’attività di investimento, che è stato negativo ed ha richiesto 53,4 milioni di sterline (59,3 milioni di euro), la restante parte è stata coperta col flusso finanziario netto generato dall’attività di finanziamento (soprattutto ricorso all’indebitamento) per 11,8 milioni di sterline (13,1 milioni di euro) e con la riduzione delle disponibilità liquide che si sono ridotte di 15,7 milioni di sterline (17,4 milioni di euro).

Le immobilizzazioni materiali sono aumentate da 74,1 milioni di sterline (82,3 milioni di euro) del 30 giugno 2008 a 103,3 milioni di sterline (114,8 milioni di euro) del 30 giugno 2009; mentre le immobilizzazioni immateriali sono più che raddoppiate, passando da 62.4 milioni di sterline (69,3 milioni di euro) a 128,4 milioni di sterline (142,7 milioni di euro).

Il totale delle attività del gruppo ammontano a 291,4 milioni di sterline (323,8 milioni di euro).

Il Patrimonio netto del Gruppo è aumentato a 62,1 milioni di sterline pari a circa 69 milioni di euro (al 30/06/2008 era di 42,6 milioni di sterline).

Le passività correnti ammontano a 104,6 milioni di sterline pari a circa 116,2 milioni di euro (90,8 milioni di sterline al 30/06/2008).

Le passività non correnti al 30/06/2009 risultano essere pari a 124,7 milioni di sterline (138,6 milioni di euro), mentre ammontavano a 83,7 milioni di sterline (93 milioni di euro) il 30/06/2008.

All’interno delle passività risulta che i debiti finanziari del gruppo ammontano a circa 80,3 milioni di sterline (89,2 milioni di euro), mentre erano 64,3 milioni di sterline il 30/06/2008 (71,4 milioni di euro). La parte dei debiti finanziari con scadenza superiore ai cinque anni ammontava a 40,4 milioni di sterline (44,9 milioni di euro). Il direttore finanziario Matthew Collecott nella sua relazione scrive che al 30 giugno 2009 esistono linee di credito inutilizzate per 64,5 milioni di sterline, ossia 71,7 milioni di euro (nel 2008 erano 84,1 milioni di sterline).

Nel settembre 2009, il Club ha effettuato un aumento di capitale per l’importo di 15 milioni di sterline (16,7 milioni di euro) da utilizzare per il progetto del nuovo stadio.

I RICAVI

Il fatturato consolidato al 30 giugno 2009 è stato di 113 milioni di sterline (125,6 milioni di euro), registra una riduzione di circa il 2% rispetto a quello registrato al 30/06/2008 che era pari a 114,8 milioni di sterline (127,6 milioni di euro). Tale fatturato si articola nelle seguenti voci di ricavo:

- Incassi per gare di Premier League che ammontano a 19,8 milioni di sterline pari a circa 22 milioni di euro (al 30/06/2008: 18,3 milioni di sterline) e registrano un aumento dell’8% circa, con un incidenza sul fatturato del 17,51%;

- Incassi per gare di Coppa che ammontano a 8,1 milioni di sterline pari a circa 9 milioni di euro (al 30/06/2008: 10,3 milioni di sterline), con un incidenza sul fatturato del 7,16%;

- Sponsorizzazioni e corporate hospitality (proventi da ospitalità aziendale) che ammontano a 27,4 milioni di sterline pari a circa 30,4 milioni di euro (al 30/06/2008: 27,8 milioni di sterline), con un incidenza sul fatturato del 24,23%;

- Media e diritti TV che ammontano a 44,8 milioni di sterline pari a circa 49,8 milioni di euro (al 30/06/2008: 40,3 migliaia di sterline) e registrano un aumento dell’11% (questo perché a livello centralizzato sono aumentate le entrate e sono state trasmesse un maggior numero di partite del Tottenham), con un incidenza sul fatturato del 39,61%;

- Merchandising che ammonta a circa 7 milioni di sterline pari a circa 7,8 milioni di euro (al 30/06/2008: 9,7 milioni di sterline), in leggero calo a causa della ricorrenza della ricorrenza, nell’esercizio precedente, dei 125 anni della fondazione, con un incidenza sul fatturato del 6,19%;

- Altri ricavi che ammontano a circa 6 milioni di sterline pari a circa 6,7 milioni di euro (al 30/06/2008: 8,3 milioni di sterline) , con un incidenza sul fatturato del 5,3%;

I costi operativi ammontano a 132,7 milioni di sterline (circa 147,44 milioni di euro) e risultano aumentati di 8,4 milioni di sterline (circa 9,3 milioni di euro) rispetto all’esercizio precedente.

Il costo del personale ammonta a 60,5 milioni di sterline (circa 67,2 milioni di euro) ed incide sul fatturato (escluse le plusvalenze) per circa il 54%, risulta in aumento rispetto all’esercizio precedente, a causa degli investimenti nella rosa. Occorre dire che il personale al 30/06/2009 risulta composto da 286 unità (274 nel 2008) e il Gruppo ha impiegato in media 577 agenti temporanei nei giorni delle partite (2008: 570).

Gli ammortamenti relativi alle immobilizzazioni immateriali ammontano a 37,3 milioni di sterline (circa 41,4 milioni di euro).

L’utile per la cessione delle attività immateriali è stato di 56,5 milioni di sterline pari a circa 62,78 milioni di euro (nel 2008: 16.4 milioni di sterline). Tale risultato comprende anche le plusvalenze relative alla vendita di Dimitar Berbatov al Manchester United per 23,4 milioni di sterline (circa 26 milioni di euro) e la plusvalenza relativa alla vendita di Robbie Keane al Liverpool per 17,5 milioni di sterline (circa 19,4 milioni di euro).

La differenza tra proventi e oneri finanziari risulta negativa per 3,4 milioni di sterline (circa 3,8 milioni di euro).

L’esercizio 2008/2009 è il terzo consecutivo in cui Tottenham Hotspur plc registra un utile prima delle imposte, con un utile record pre-tasse di 33,4 milioni di sterline pari a circa 37,1 milioni di euro (nel 2008: 3 milioni di sterline), grazie soprattutto dalla gestione riguardante la negoziazione dei giocatori.

Il gruppo ha evidenziato imposte sul reddito pari a 10,2 milioni di sterline pari a circa 11,33 milioni di euro (nel 2008: 2 milioni di sterline), l'aliquota fiscale effettiva è stata del 28% (nel 2008: 29,5%). Pertanto, al netto delle imposte il risultato netto è stato pari a 23,2 milioni di sterline pari a circa 25,8 milioni di euro (2008: 1 milione di sterline).

Il vecchio stadio White Hart Lane, che è uno degli immobili dati a garanzia dei prestiti ricevuti, può ospitare circa 36 mila spettatori. Con riscontri oggettivi gli amministratori del Tottenham hanno sostenuto che la capacità di ospitare tifosi da parte del White Hart Lane è insufficiente rispetto alla domanda. Pertanto il nuovo stadio potenzialmente potrà far aumentare di circa il 60% le entrate da biglietteria, sempre che le previsioni diventino realtà. Tra le fonti di finanziamento della costruzione del nuovo stadio giocherà un ruolo importante la cessione del “naming rights” e la vendita degli appartamenti.

Luca Marotta jstargio@gmail.com

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venerdì 18 dicembre 2009

Nasce Federsupporter, prima Associazione di rappresentanza dei sostenitori di Società e Associazioni sportive

Nasce Federsupporter, la prima Associazione di rappresentanza e tutela dei diritti e degli interessi dei sostenitori di Società e Associazioni sportive, quotate e non quotate,quali piccoli azionisti e consumatori finali dello spettacolo sportivo.

Si sono riuniti il 18 dicembre 2009, in Roma, via Ravenna 14, presso Federprofessional, i sigg. Dr. Felice Pulici, Avv. Roberto Betti, Presidente di Federprofessional, Avv. Massimo Rossetti, ex Direttore Generale di Federmanager, Dr. Alfredo Parisi, Amministratore di Criteria ricerche srl, Dr. Luigi Maria Taralli, Dottore commercialista, Avv. Paolo Montemurro, Funzionario Direttivo del Comune di Roma, i quali hanno deciso di dare vita ad una Associazione, denominata Federsupporter, di rappresentanza e tutela dei sostenitori di Società e Associazioni sportive, quotate e non quotate, quali piccoli azionisti e consumatori finali dello spettacolo sportivo.

I suddetti soci fondatori hanno già predisposto lo statuto ed il manifesto di programma dell’Associazione. Subito dopo le ormai imminenti Festività Natalizie e di Fine Anno i sunnominati soci formalizzeranno l’atto costitutivo dell’Associazione presso Notaio di fiducia ed indiranno una conferenza stampa in cui saranno dettagliatamente illustrati all’opinione pubblica natura, scopi, modalità associative, programmi ed obiettivi della neo costituita Associazione, nonché utilità e benefici specifici per gli associati.

giovedì 17 dicembre 2009

Dalle epurazioni al mercato: Lotito, i conti non tornano

Ho conosciuto personalmente il Presidente Lotito nell’estate del 2004 in coincidenza con il suo ingresso nel capitale della S.S. Lazio. Era il tempo in cui mi occupavo dell’azionariato popolare come Segretario Generale dell’Associazione Lazionista guidata in maniera impareggiabile dal Presidente Gian Chiarion Casoni. Lotito mi apparve subito un uomo molto deciso, accompagnato dai suoi telefonini e da pochissimi collaboratori, convulso nella gestione delle sue giornate tanto da far accumulare per ore persone in attesa di incontro nelle varie sale di Villa San Sebastiano. All’epoca ebbi tre riunioni con lui, sempre assieme a Gian Chiarion Casoni, per concordare le migliori modalità di utilizzo per la Lazio di quel milione e seicento mila euro che Lazionista, grazie all’opera infaticabile di tanti amici, animati solo da buona volontà e da amore per i colori biancocelesti, aveva raccolto nella città di Roma e in giro per la Regione e anche fuori. Gli proponemmo, tra l’altro, di destinare quella somma alla gestione del vivaio utilizzando una formula che proprio in quei mesi era stata introdotta nel Codice Civile e cioè la costituzione di un “patrimonio destinato” in via esclusiva al sostegno e allo sviluppo del vivaio. Avrebbe rappresentato un importante diretto collegamento tra i tifosi-azionisti, la squadra e il suo futuro. La proposta non fu accettata e la somma raccolta diventò comunque patrimonio generale della società. Inutile ricordare a chi sottoscrisse quelle azioni ad un euro di quanto il loro valore si è oggi ridotto.
Nel tempo, l’uomo Lotito si è confermato per quello che mi era sembrato: molto sicuro di sé, determinato, desideroso di decidere sempre da solo. E tutto questo si è riflesso nella sua gestione della Lazio, una società che lui ha preso al funerale, come ama dire, per resuscitarla e che ha ora riportato in uno stato di estrema difficoltà.
Da consulente e uomo d’azienda e di bilanci, voglio provare a dire la mia su quello che poteva essere e non è stato e su quello che mi permetto umilmente di suggerire per un futuro Laziale migliore.

Intanto occorrerebbe che la Lazio avesse una struttura sociale adeguata, con persone ai vari posti chiave ed un Presidente che faccia da motore e da coordinatore. Una società ad alta visibilità e quotata in borsa non può non avere una tale struttura. Il grande imprenditore non è quello che fa tutto da solo ma è quello che si sa circondare di collaboratori validi e capaci nei rispettivi campi di attività. È naturale che una struttura di questo tipo possa costare qualche soldo in più, ma, sicuramente, sarebbero soldi spesi bene.
Una struttura adeguata potrebbe permettere di avere il giusto collegamento con i giocatori e, forse, eviterebbe di dover procedere anno dopo anno a epurazioni (ricordo i vari Negro, Sereni, Baggio, Di Canio, Mutarelli, Zauri, Ballotta, Peruzzi, ecc.). La maggior parte di queste epurazioni è risultata estremamente costosa per la Lazio; si pensi agli stipendi pagati in passato a Negro, a Sereni e a Baggio senza farli giocare, esattamente come sta succedendo ora con Ledesma, Pandev e altri; oppure si pensi alle penali ed alle perdite di valore del cartellino di giocatori come Mutarelli, svincolatosi a seguito di vertenza.
Questi anni di gestione Lotito hanno anche dimostrato l’assenza di un vero progetto di sviluppo societario e della squadra, con frequenti cambiamenti di programma o tardivi interventi riparatori. Si pensi alla mancanza di campagna acquisti nell’anno di partecipazione alla Champions League (2007-2008) che espose la squadra ad una precoce eliminazione con un danno economico rilevante per non aver acquisito l’accesso alle fasi successive; a gennaio 2008 si cercò di riparare con gli acquisti di Rozenhal, di Radu, di Bianchi e di Dabo. Nella campagna acquisti dell’estate scorsa si è puntualmente ripetuto l’errore (forse anche indotto da una sopravalutazione della vittoria di Pechino) e la squadra è andata incontro ad una precoce eliminazione nella Europa League e annaspa in campionato; a gennaio sarà nuovamente necessario fare quelle operazioni di acquisto che non si sono fatte in estate.
Inoltre, nel tempo, tutti i possibili segni di Lazialità sono stati allontanati dalla società e si è creato un distacco sempre più netto dalla tifoseria. E non mi riferisco a quelle individualità che possano essere state colpite dal taglio di benefici e agevolazioni di cui parla spesso Lotito, ma soprattutto alla massa alla quale sono stati sottratti punti di riferimento, obiettivi ed entusiasmo. È di questa massa che il Presidente deve preoccuparsi per far sì che si ricostituisca quella essenziale cinghia di trasmissione tra tifosi, squadra e società.

Dal punto di vista economico, il Presidente Lotito ha ereditato nel 2004 una situazione fortemente compromessa con un indebitamento abnorme ed una squadra da ricostruire. Naturalmente, al momento dell’acquisizione, Lotito già conosceva questa situazione; gli va comunque riconosciuto il grande merito dell’operazione di sistemazione del bilancio. Ma anche in questa attività sono stati fatti molti errori e, a mio giudizio, sprechi di risorse. Mi riferisco alla perdite economiche connesse alla gestione del parco giocatori sopra descritte, ma non solo. La Lazio ha un marchio di valore e, ciò nonostante, da quattro anni non ha uno sponsor sulle maglie né per il campionato, né per la Champions League, né per l’Europa League. A una mia precisa domanda nel corso dell’ultima Assemblea degli Azionisti, Lotito ha dichiarato che non intende svilire il valore del marchio; ciò vuol dire che, siccome non riesce a trovare sponsor disposti a pagare le cifre da lui richieste, preferisce rimanere senza sponsor. Ma questo è sicuramente un danno economico per la società; basti pensare che la Fiorentina incassa dalla Toyota 4,25 milioni di euro l’anno e il Napoli ne incassa 5,2 l’anno da Acqua Lete. Ad essere prudenti si può dire che la Lazio rinuncia annualmente ad almeno 4 milioni di euro per la mancanza di sponsor, che, in 4 campionati, equivalgono a 16 milioni di euro.
Per non parlare del danno patrimoniale derivante dalla situazione di Pandev e Ledesma; i due giocatori sono stati valutati dal Presidente in estate 33 milioni di euro. Ad oggi non sappiamo quale sarà l’esito delle vertenze in corso e non sappiamo se, dalla eventuale cessione dei due giocatori (qualora non si svincolassero a seguito delle vertenze in corso), la Lazio ricaverà un compenso. Mi azzardo a prevedere che possa essere al massimo di qualche milione di euro determinando quindi un altro grosso danno economico alla società.

Nel tempo ho anche conosciuto un’altra caratteristica di Lotito: quella di vedere un nemico, uno che lo attacca, in ogni persona che analizza i suoi comportamenti o non li condivide o, addirittura, si permette di criticarli. Presidente, non me ne voglia, queste note sono solo delle riflessioni serene e costruttive di un innamorato di Lazio che ha un solo obiettivo: il bene e i successi della sua Lazio!
Paolo Lenzi
Corriere dello Sport del 17 dicembre 2009

mercoledì 9 dicembre 2009

Arbitrato Pandev: Caruso in chiaro conflitto d'interessi

Una vicenda dai mille colpi di scena quella riguardante il Processo Goran Pandev. Alle ore 18 di oggi il Collegio Arbitrale dovrà decidere se accogliere o meno l'istanza presentata dalla Lazio che ha ricusato l'Avv. Mario Fezzi come presidente del Collegio che dovrà giudicare nella vertenza Pandev-Lazio.
La cosa sorprendente è che il Presidente Anziano del Collegio Arbitrale che quest'oggi emetterà il verdetto è Corrado Caruso, che riveste anche la carica di Presidente del Consiglio di Sorveglianza della S.S. Lazio SpA. La conferma arriva anche dall'Avvocato di Goran Pandev, Mattia Grassani, che ha già presentato una memoria sull'argomento.
Nell'udienza di questa sera è ragionevole attendersi che Corrado Caruso rinunci a giudicare su una vertenza che lo vedrebbe in chiaro conflitto d'interessi.
Paolo Lenzi e Giorgio Capodaglio
Per gentile concessione degli autori, tratto da www.laziofamily.it

sabato 5 dicembre 2009

Care società di calcio, il silenzio stampa imposto è antigiuridico

Immaginate una grande azienda italiana che imponga il divieto di parlare agli organi di informazione ai propri dipendenti. Sicuramente il giorno dopo aver deciso questo provvedimento limitativo di una libertà civile fondamentale la suddetta azienda si ritroverà il proprio personale in sciopero. Invece nel calcio, dove i giocatori sono anch’essi lavoratori subordinati, ciò non accade. Eppure «il silenzio stampa imposto dalle squadre di calcio è antigiuridico e anticostituzionale» come spiega a "il pallone in confusione" l’avvocato Massimo Rossetti: un concetto che ha di recente esposto in un recente convegno "I bilanci delle società quotate" organizzato da Federprofessional e Criteria Ricerche. Secondo la legge 91 del 1981 i calciatori sono infatti lavoratori dipendenti e sono tenuti al dovere di obbedienza verso la propria società di appartenenza. «Tuttavia riguardo a questo ambito – afferma Rossetti – non può esservi certamente incluso quello del cosidetto silenzio stampa: una prassi sempre più diffusa e frequente nell’ambito calcistico».
Scendendo in dettaglio, prosegue il legale, «il divieto di rilasciare dichiarazioni agli organi di informazione oltre a non rientrare tra le istruzioni tecniche e tra le prescrizioni per il conseguimento degli scopi agonistici , si pone in stridente ed insanabile contrasto con norme imperative ed inderogabili di legge». Anzi, l’avvocato specifica che il silenzio stampa «confligge con norme di rango costituzionale».
Ma quali sono le norme interessate? «Innanzitutto, si pone in contrasto – risponde Rossetti – con l’articolo 1 della legge 300 del 1970, meglio conosciuta come "statuto dei lavoratori". In quanto subordinati, i calciatori hanno diritto nei luoghi in cui prestano la loro opera e, a maggior ragione, al di fuori di tali luoghi di manifestare liberamente il loro pensiero». Ma c’è di più. Il divieto di parlare davanti ai microfoni e ai taccuini dei giornalisti «si pone in contrasto con l’articolo 21 della Costituzione – prosegue Rossetti – secondo cui tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con le parole, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».
L’unico limite per il giocatore, come per qualsiasi altro lavoratore dipendente, è rappresentato dall’esprimere le proprie opinione nel rispetto della dignità del datore di lavoro. «Ciò significa – sottolinea Rossetti – che il calciatore può essere sanzionato per motivi disciplinari ex post, ossia solo dopo aver espresso opinione critiche non veritiere e lesive del decoro e della dignità della propria squadra, ma non può essere mai, almeno legittimamente e lecitamente, impedito ex ante di esprimersi». Dunque non può essere stabilito un preventivo divieto di parlare con la stampa.
Il silenzio stampa ha anche un’altra conseguenza. «Oltre che palesemente antigiuridico, il divieto di parlare ai giornalisti – conclude Rossetti – appare anche in contrasto con gli interessi della società. Infatti, a mio parere, per un’impresa di carattere sportivo ogni interruzione di canali comunicativi ne lede oggettivamente l’immagine ed il prestigio, facendo supporre l’esistenza di disfunzioni e patologie organizzative e gestionali».
Marco Liguori
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il pallone in confusione

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