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giovedì 5 dicembre 2013

Laziali incarcerati: Federsupporter predispone azione collettiva davanti all'Ue contro la Polonia


COMUNICATO STAMPA - LAZIALI INCARCERATI IN POLONIA
FEDERSUPPORTER PREDISPONE UN'AZIONE COLLETTIVA DAVANTI ALLA UE NEI CONFRONTI DELLO STATO POLACCO
Il problema della scarcerazione dei nostri connazionali-tifosi, su cui si sono giustamente accentrate in questi giorni le attenzioni , non può far trascurare l’altrettanto , importante problema costituito dalla violazione nei loro confronti di diritti fondamentali previsti e garantiti dalla normativa europea.
A questo proposito, nel richiamare l’attenzione sugli ulteriori approfondimenti svolti dall’Avv. Rossetti nelle note allegate, Federsupporter, in tali note, ribadisce la propria disponibilità a portare avanti un’azione collettiva nei confronti dello Stato polacco dinanzi ai competenti Organi di giustizia europei per violazione di norme fondamentali della UE, con conseguente richiesta di risarcimento dei danni.
E’ evidente che, ai fini della possibilità di tale azione e dell’esito favorevole della stessa, è assolutamente importante che essa venga promossa dal più alto numero possibile di persone mediante, come detto, un’azione collettiva che, peraltro, gli Avvocati designati dall’Associazione stanno studiando e mettendo a punto.
Al fine di cui sopra, si indica l’indirizzo e-mail info@federsupporter.it.
Il presidente
Alfredo Parisi
                                                                                  

I fatti di Varsavia: i diritti fondamentali garantiti dall’Unione Europea. Federsupporter ribadisce la propria disponibilità a tutelare i cittadini – tifosi.
(Avv. Massimo Rossetti, Responsabile dell’Area Giuridico – Legale)
Nelle mie note del 2 dicembre scorso relative ai fatti in oggetto (cfr www.federsupporter.it) avevo richiamato alcune norme della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (UE), che, in ciascuno dei Paesi membri dell’Unione, prevede e tutela il diritto di riunione e il suo esercizio da parte dei cittadini di ogni Paese membro.
Nei giorni seguenti e fino ad oggi, si sono succedute dichiarazioni ufficiali del Governo polacco e dell’Ambasciatore polacco in Italia che, a mio avviso, è opportuno valutare alla luce di altre norme della Carta dei Diritti Fondamentali della UE. 
Il Ministro degli Esteri polacco ha, tra l’altro, affermato “I tifosi detenuti sono stati trattati in conformità con la legge polacca” e il suddetto Ambasciatore ha affermato “I nostri tribunali hanno ascoltato il giorno dopo tutte le persone fermate, con avvocati ed interpreti”.
Il punto si è che bisognava e bisognerà verificare, non tanto se i tifosi detenuti siano stati trattati in conformità alla legge polacca, bensì se siano stati trattati in conformità al Capo I (Dignità), al Capo II (Libertà) e al Capo VI (Giustizia) della succitata Carta.
Al Capo I (Dignità) l’art. 1 (Dignità umana) stabilisce che “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”, l’art. 3 (Diritto all’integrità della persona) stabilisce che “Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica” e l’art. 4 ( Proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti) che “Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.
All’Ambasciatore polacco in Italia vanno ricordate alcune altre norme della Carta, di cui al Capo II (Libertà) e al Capo VI (Giustizia).
Al Capo II (Libertà) l’art. 6 prevede che “Ogni individuo ha diritto alla libertà e alla sicurezza” e l’art. 12 (Libertà di riunione e di associazione) che “Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione pacifica”.
Va rammentato, inoltre, che al Capo VI (Giustizia) l’art. 47 (Diritto ad un ricorso effettivo e ad un giudice imparziale) dispone che “Ogni individuo ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un giudice indipendente ed imparziale, precostituito per legge. Ogni individuo ha la facoltà di farsi consigliare, difendere e rappresentare. A coloro che non dispongono di mezzi sufficienti è concesso il patrocinio a spese dello Stato, qualora ciò sia necessario per assicurare un accesso effettivo alla giustizia”.
Evidenzio che la normativa sopra riportata parla di “esame equo”, di “giudice imparziale”, della “facoltà di farsi consigliare, difendere e rappresentare”, insomma di tutto ciò che è necessario per assicurare, non un accesso puramente formale e fittizio, bensì, come specifica detta normativa, “effettivo” alla giustizia. Sempre al Capo VI (Giustizia) l’art. 48 (Presunzione di innocenza e diritti della difesa) stabilisce che “Ogni imputato è considerato innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente provata” e che “Il rispetto dei diritti della difesa è garantito ad ogni imputato”. Altresì, l’art. 49 (Principi della legalità e della proporzionalità dei reati e delle pene) stabilisce che “Le pene inflitte non devono essere sproporzionate rispetto al reato”.
L’Ambasciatore polacco sa o dovrebbe sapere, quindi, che non è sufficiente, come egli ha detto, che la giustizia polacca sia “completamente libera, ma è necessario che sia anche rispondente ai principi e dettati, in precedenza richiamati, della Carta dei Diritti Fondamentali della UE.
Aggiungasi che quanto dichiarato dallo stesso Ambasciatore e, cioè, “C’erano 200 tifosi che hanno attaccato la polizia, ma ancora prima di questo attacco si sono comportati in modo aggressivo per le strade seminando il panico” appare in stridente, radicale e insanabile contrasto con le dichiarazioni rese alla Camera dei Deputati italiana dal Vice Ministro degli Esteri, Marta Dassù, la quale ha affermato che “Un limitato gruppo di tifosi ha avuto un comportamento aggressivo nei confronti delle forze dell’ordine, ma la maggior parte no” e che i tifosi sono stati “Trattati malissimo, con pochissimo cibo ed acqua da parte delle autorità competenti”.
Tutto ciò premesso e considerato, rimangono ancora senza risposta i sei interrogativi da me posti nelle mie note del 2 dicembre scorso.
In particolare, per quanto riguarda l’interrogativo numero 2, la SS Lazio non ha ancora specificato se, e in caso affermativo, in quale numero, i tifosi in trasferta a Varsavia siano stati accompagnati da steward della Società e se quest’ultima abbia, oppure no, preventivamente richiesto al Ministero dell’Interno che tali tifosi fossero accompagnati anche da funzionari delle forze dell’ordine italiane, con relativi oneri a carico della Società stessa.
Per quanto riguarda l’interrogativo numero 6, la SS Lazio non ha ancora precisato se aveva fornito, oppure no, ai suddetti tifosi un adeguato e dettagliato vademecum sul come muoversi nella città e sul come comportarsi, onde evitare incidenti e pericoli per l’incolumità propria e altrui, sul modello del vademecum fornito dal Chelsea ai propri tifosi recatisi a Praga il 30 agosto scorso per assistere alla finale di Supercoppa Europea: modello allegato alle mie note del 2 dicembre scorso.
Degno di lode è il senso di solidarietà di cui hanno dato prova i sostenitori e calciatori della Lazio, nonché i sostenitori di altre squadre, che si sono volontariamente quotati onde raccogliere i fondi necessari all’assistenza e alla più sollecita scarcerazione possibile dei tifosi arrestati e detenuti.
Lascia, invece, perplessi il fatto che la SS Lazio non abbia ritenuto opportuno e utile far rimanere a Varsavia, dopo la disputa della partita, un proprio dirigente o esponente allo scopo di poter fornire alle persone arrestate e ai loro familiari colà presenti ogni possibile supporto o, comunque, umano conforto, così testimoniando, se non altro, che la Società non lasciava soli nelle difficoltà propri sostenitori e i loro familiari.
Né a questa presenza societaria poteva ostare il divieto posto dall’ordinamento statale e da quello sportivo alle società di calcio di finanziare o di fornire qualunque utilità ai propri tifosi, comunque organizzati, poiché, nella fattispecie, come riconosciuto dal rappresentante legale della Lazio, si trattava di persone che “non avevano nulla a che vedere con le frange più accese del tifo”.
Ma tale presenza societaria sarebbe stata opportuna e utile, soprattutto tenuto conto del fatto che si trattava, non solo e non tanto di “tifosi”, bensì di “cittadini italiani”, come tutti i parlamentari, interroganti ed interpellanti il Ministro degli Esteri italiano, hanno sottolineato nei loro interventi alla Camera dei Deputati, tra i quali, mi si consenta, ho particolarmente apprezzato, per contenuti e per fermezza, quello dell’Onorevole Giorgia Meloni.
Purtroppo, nel momento in cui scrivo, la vicenda non può dirsi ancora positivamente conclusa per tutti i nostri connazionali detenuti in Polonia e v’è da augurarsi che l’incontro, previsto per domani, 5 dicembre, tra il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri e le massime cariche polacche possa permettere siffatta positiva e definitiva conclusione.
Quanto sopra, considerato che, come ha affermato il Vice Ministro degli Esteri italiano, Dassù, “Ci aspettiamo che la Polonia, paese amico e partner, tuteli i nostri connazionali” e considerato, come ha affermato il Ministro degli Esteri polacco, Sikorski, che “Mi impegnerò a risolvere al più presto la questione nel pieno rispetto dello spirito di amicizia che lega l’Italia alla Polonia”.
Si ribadisce, in ogni caso, così come già annunciato nelle mie note del 2 dicembre scorso, che Federsupporter resta a disposizione di quei cittadini – tifosi che volessero inviare circostanziate denunce di violenze e/o soprusi subiti, con piena assunzione di responsabilità in ordine alla veridicità dei fatti denunciati, con riserva di valutare tali denunce ed eventualmente mettere a punto possibili ed opportune iniziative e azioni collettive a tutela dei diritti fondamentali eventualmente violati e per conseguire il relativo risarcimento dei danni subiti. Al fine di cui sopra, si indica l’indirizzo e-mail info@federsupporter.it.
In particolare, si fa presente che, a parte la difesa dei singoli nei procedimenti loro intentati in Polonia, vi è la possibilità di un’azione collettiva nei confronti dello Stato polacco dinanzi ai competenti Organi di giustizia europei per violazione, come visto, di norme fondamentali della Carta UE, con conseguente richiesta di risarcimento dei danni.
E’ evidente che, ai fini della possibilità di tale azione e dell’esito favorevole della stessa, è assolutamente importante che essa venga promossa dal più alto numero possibile di persone mediante, come detto, un’azione collettiva.
A questo proposito, già sono pervenute a Federsupporter alcune denunce e già gli Avvocati designati dall’Associazione se ne stanno occupando.
Avv. Massimo Rossetti 

lunedì 2 dicembre 2013

L’OPINIONE - Fabio Turrà: «Lo Juventus Stadium rischia una ulteriore squalifica»


L’incontro di calcio delle 18,30 di ieri sera tra la Juventus e l’Udinese doveva svolgersi con le cosiddette “curve” chiuse, la Nord e la Sud, dopo la squalifica dei due settori da parte del giudice sportivo Tosel, all'indomani della sfida casalinga della Juve con il Napoli, durante la quale i tifosi bianconeri avevano intonato cori di discriminazione territoriale contro i napoletani.

Bisogna considerare che tale sanzione era stata già comminata per gli ingiustificati cori contro i napoletani, in occasione di Juventus-Genoa, ma la sanzione era stata sospesa di un anno a patto che non venisse reiterata durante questo periodo: in caso contrario, la nuova sanzione si sarebbe sommata alla precedente.
Era stato evidenziato che intonare più volte quei cori "integra inequivocabilmente, senza la necessità di ulteriori approfondimenti, gli estremi del comportamento discriminatorio per origine territoriale, rilevante ai fini sanzionatori per dimensione e percettibilità".
La sanzione della chiusura dello stadio, o di suoi settori, è un’applicazione della opinabile (a mio modesto avviso deprecabile) regola della responsabilità oggettiva e risulta essere oltremodo odiosa per tutti quei tifosi ed appassionati che non partecipano ai cori o ad altri atti vietati dai regolamenti, ma soprattutto ai presidenti delle società, che vedono diminuire i loro incassi “da stadio” malgrado ogni loro sforzo di arginare il problema, tra l’altro mediante avvisi preventivi alla gara e/o durante lo svolgimento della stessa.
La sanzione della chiusura dello stadio, o di suoi settori ha però anche l’effetto di rendere silenzioso lo stadio, dunque privo dell’incitamento dei propri sostenitori e ciò può rivelarsi molto importante per le squadre che giocano in alcuni stadi “caldi”, dove il fattore “campo” ha la sua notevole importanza.
La Juventus, con un po’ di furbizia, ha tentato di ovviare a questo aspetto che avrebbe potuto rendere meno aggressiva la propria squadra, senza la forza di incitamento del proprio tifo, riempendo i settori squalificati con tanti bambini minori di 13 anni (pare che siano stati un numero compreso tra 12.000 e 14.000): ebbene, ciò che si è verificato ha dell’incredibile! Gli “innocenti” bambini intervenuti, ad ogni rinvio del portiere dell'Udinese Brkic, intonavano il coro "m…" e non sono mancati pesanti insulti all'arbitro ed ancora una volta, guarda caso, “noi non siamo napoletani”.
Di tanto si sono accorti non solo, in diretta nel corso della telecronaca su Sky Sport 1 di Juventus-Udinese, il cronista Maurizio Compagnoni e l'opinionista e commentatore Giancarlo Marocchi, che hanno detto: "Crescono bene sin da piccoli i tifosi bianconeri", ma anche coloro che hanno commentato ieri sera i servizi mandati in onda sulle varie reti pubbliche.
Dunque un po’ tutti si sono accorti della inadeguatezza dei cori e del deprecabile atteggiamenti dei piccoli “tifosi”, ma se ne accorgerà anche il Giudice Sportivo? Potrà squalificare nuovamente i settori incriminati? Credo proprio che dovrebbe farlo, visto che è stata proprio la società Juventus ad ideare l’iniziativa a proprio vantaggio, come sopra evidenziato, chiedendo l’autorizzazione all’osservatorio del Viminale ed ottenendo parere favorevole dalla Figc ed anche dalla Lega Calcio, tanto da far anticipare la gara con l'Udinese, prevista per le 20,45, alle 18,30. Dunque, stando al regolamento, dovrebbe essere ancora la Juventus a rispondere – per responsabilità oggettiva – dell’operato dei propri sostenitori, seppur ancora in erba.
Fabio Turrà
Avvocato, esperto di diritto sportivo

il pallone in confusione

Registrazione n° 61 del 28 settembre 2009 presso il Tribunale di Napoli
Sede: corso Meridionale 11, 80143 Napoli
Editore e direttore responsabile: Marco Liguori
email marco_liguori@katamail.com

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