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domenica 17 febbraio 2008

parola d'ordine: "Doping amministrativo"

Il Manifesto 28 Novembre 2003

Non tutti i gol riescono col buco

«Doping amministrativo». E' la nuova parola magica che fa discutere il mondo del pallone. Coniata dalla società che per doping, quello vero, è sotto processo a Torino. E che anche in tema di miracoli contabili ne sa una più del diavolo

MARCO LIGUORI SALVATORE NAPOLITANO
E'ormai la parola d'ordine della dirigenza juventina: «doping amministrativo». Il 28 ottobre ne ha parlato per primo l'amministratore delegato Antonio Giraudo. Non più tardi dell'altro ieri, il concetto è stato ribadito dal direttore generale Luciano Moggi. Chi non paga le tasse è un concorrente sleale e chi non è in regola con i parametri non potrà iscriversi né alle coppe europee, come prescrive l'Uefa, né al campionato, come prescriverebbe la Federcalcio: è questo il succo del ragionamento bianconero. Da sempre, la Vecchia Signora mena vanto del suo stile: e allora non può non fare specie che a coniare la nuova parola d'ordine, sia stato proprio colui (Giraudo) che è attualmente sotto processo a Torino per il doping, quello vero, quello che può fare così male da provocare la morte. Niente giudizi sommari di condanna, per carità, ma solo la sottolineatura della sua assenza di stile. In astratto, i discorsi di Giraudo e Moggi non fanno una piega: ma è d'obbligo ricordare che, se fossero davvero applicate le nuove norme della Federcalcio riguardanti i parametri da rispettare per iscriversi al campionato, anche la Juventus sarebbe fuori, nonostante le dichiarazioni di Giraudo dello scorso 29 ottobre alla Gazzetta dello Sport. C'è infatti un nuovo parametro introdotto con l'ultimo testo delle NOIF (norme organizzative interne federali), approvato lo scorso 28 aprile dal Consiglio della Figc. All'articolo 89, si stabilisce l'obbligo di assenza al 30 aprile di debiti verso Erario, tesserati ed Enti previdenziali. In più, oltre a quello classico del rapporto tra i ricavi e l'indebitamento non inferiore a tre, è stato aggiunto un nuovo parametro, quello tra il patrimonio netto e l'attivo patrimoniale, che deve risultare non inferiore a 0,5. Ebbene, al 30 giugno 2003, data di chiusura dell'ultimo bilancio annuale, in casa Juventus il valore del patrimonio netto era pari a 99,62 milioni, mentre l'attivo patrimoniale si era attestato a 468,97 milioni: si verifica facilmente che il rapporto valeva 0,212, ossia meno della metà di quanto richiesto. Dunque, anche la Juventus, come tutte le altre, non rispetta i parametri. E' il motivo per cui la Federazione ha procrastinato a tempi migliori l'applicazione delle nuove regole: si è accorta infatti che il campionato di serie A si sarebbe giocato a zero squadre. E risulta strano che Giraudo non si ritenga in qualche modo responsabile dell'introduzione del «doping amministrativo» nel calcio italiano. Fu lui, insieme all'amministratore delegato del Milan e attualmente presidente della Lega Calcio, Adriano Galliani, il fautore della trasformazione delle società di calcio in Spa a scopo di lucro, che risale al 1996. Il governo dell'Ulivo, appoggiato da Rifondazione Comunista, scelse addirittura la strada immediata del decreto legge per venire incontro alle richieste capitanate da Milan e Juventus: era il 20 settembre. Il decreto fu convertito nella legge 586 il 18 novembre. E fu ancora Giraudo, perennemente insieme a Galliani, a spingere perché i diritti televisivi criptati diventassero soggettivi da collettivi che erano. Dunque, le forme di «doping amministrativo» sono molteplici: per esempio, la Juventus e il Milan sono le uniche società ad incassare in anticipo il corrispettivo di due anni di diritti televisivi criptati, oltre ad altri contratti commerciali. E non lo fanno per la bravura della dirigenza, ma soltanto per la loro appartenenza a due gruppi di consolidato potere politico, economico e finanziario: Fiat e Fininvest. Sono le solite maldicenze da bar sport? Niente affatto: è la confessione della Juventus. A pagina 10 del prospetto informativo per la quotazione in Borsa, depositato presso la Consob il 5 dicembre 2001, si legge: «Qualora si verificasse una modifica sostanziale negli assetti societari della Juventus a seguito della quale il controllo, anche di fatto, della società non facesse più capo, direttamente o indirettamente, ad uno o più dei componenti delle famiglie dei discendenti del senatore Giovanni Agnelli che attualmente detengono il controllo della Giovanni Agnelli & C. S.a.p.az., l'efficacia degli accordi della società di cessione dei diritti televisivi e telefonici rispettivamente con Europa Tv spa e Sport+ snc e con H3G spa potrebbe venir meno con possibili effetti negativi sulla situazione economico-finanziaria della società». Tradotto in cifre, l'introito anticipato dei diritti televisivi criptati e di alcuni contratti commerciali vale, nell'ultimo esercizio, 165,34 milioni di euro per la Juventus e 150,93 milioni per il Milan: soldi freschi e già utilizzati per la gestione. Se in vecchie lire fa più effetto, si tratta rispettivamente di circa 320 e 292 miliardi. A incassare ciò che la Juventus si fa semplicemente anticipare, l'Empoli impiega ben 8 anni e mezzo: infatti, il fatturato complessivo annuo della società toscana è stato pari, nella stagione 2002-2003, a 19,5 milioni. E' facile pagare le tasse regolarmente con agevolazioni finanziarie di tale portata e fare la voce grossa con chi non disponga di analoghi vantaggi. Facciamo due paragoni con le società che la Juve ha messo sul banco degli imputati, pur senza mai nominarle direttamente: al 30 giugno 2003, la Roma aveva un debito complessivo verso l'erario di 79,055 milioni, 17,041 dei quali per interessi e sanzioni, e la Lazio doveva pagare ancora 118,84 milioni. Se avessero potuto disporre in anticipo delle somme di Juve e Milan, le due romane non avrebbero accumulato tutto quel debito nei confronti del fisco. Ed è anche discutibile l'affermazione che i bianconeri paghino regolarmente tutte le tasse: non si spiegherebbe perché mai essi abbiano aderito ad alcune forme di condono previste. La Juventus ha pagato 755mila euro per definire la sua posizione in materia di Iva e di imposte dirette, per gli anni tra il 1997 e il 2001, optando per l'«integrativa semplice» e per la «definizione automatica per gli anni pregressi». Quanto alla torta dei diritti televisivi criptati, che ha questa forma proprio per le insistenze di Giraudo e Galliani, è significativo il confronto con l'Inghilterra. Da noi i bianconeri hanno incassato da Telepiù 54 milioni nella stagione 2002-2003, mentre Como, Empoli, Modena e Piacenza se la sono dovuta cavare con 5,6 milioni a testa. E' il frutto della contrattazione individuale. Invece, Oltremanica la vendita dei diritti televisivi è ancora collettiva: la metà dei proventi totali è suddivisa in parti uguali tra le società della «Premier League», mentre l'altra metà è assegnata in base al piazzamento in classifica e al numero di passaggi televisivi in diretta. Traducendo questa regola in soldoni, e comparando gli incassi del primo con quelli dell'ultimo, si può osservare come nel campionato 2001-2002, il Manchester United e il Leicester City abbiano ricevuto rispettivamente 25,82 e 10,83 milioni di sterline, ossia approssimativamente 37,23 e 15,62 milioni di euro. Come si nota, è una distribuzione più equilibrata: da noi, la Juventus incassa circa dieci volte in più delle ultime, mentre in Inghilterra il Manchester ha conseguito soltanto poco più del doppio del Leicester. «Doping» finale, il regalo del Delle Alpi: il 15 luglio scorso, il Comune di Torino ha concesso alla Juventus il diritto di superficie della durata di 99 anni sull'area dello stadio e zone adiacenti. In cambio di 25 milioni di euro, i bianconeri hanno ricevuto la possibilità di costruire un centro commerciale, una multisala cinematografica e la propria nuova sede con annesso museo. Si tratta di 54mila metri quadrati di superficie utile esistente all'interno di un'area complessiva di circa 350mila metri quadrati. Calcolando solo la superficie utile, il costo per la Juventus è stato pari a 4,68 euro annui al metro quadro: una minusvalenza in piena regola per i cittadini. Per installare un banco per il commercio di libri usati oppure di fiori, a Torino si pagano mediamente 76,65 euro annui al metro quadro.

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