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sabato 16 febbraio 2008

Totti e Buffon, pagate!

Fonte: Liberomercato 12 dicembre 2007 pag.1-10

Gli arretrati delle società al fisco? Le versino i giocatori

Uckmar: "Paghino i campioni"

Marco Liguori

«Il fisco deve chiedere le cifre delle ritenute fiscali non versate dalle società di calcio ai calciatori». Il professore Victor Uckmar, docente di diritto tributario internazionale all'Università di Bologna, suggerisce in questa intervista a Liberomercato la ricetta per recuperare i 754 milioni di euro di debiti tributari, maturati tra il 2001 e il 2005, delle società di calcio professionistiche. La cifra è stata evidenziata nella risposta del sottosegretario Massimo Tononi a un'interrogazione parlamentare del presidente della commissione Finanze del Senato, Giorgio Benvenuto. Gran parte di questo debito, oltre 376 milioni, è delle società di serie A. In un'interrogazione del febbraio 2006 il totale era invece di 548 milioni: da allora il debito è cresciuto del 38%.
Professore, secondo lei quali sono i tributi maggiormente inclusi nei 754 milioni di debiti fiscali delle società calcistiche?
«Premetto che dal 2001, da quando non sono più presidente della Covisoc, non mi sono più occupato nel dettaglio dei problemi fiscali delle società calcistiche e mi informo solo attraverso i giornali. Credo che la gran parte dell'importo evidenziato dall'interrogazione parlamentare al Senato, su dati del ministero dell'Economia, non sia costituito da imposte direttamente incidenti sulle società».
Di quale tipo di tributi si tratta?
«Ritengo che siano "trattenute" sui salari dei calciatori. Se le società di calcio non le versano esiste una responsabilità solidale, ormai pacifica, dei sostituiti ossia dei lavoratori. Il fisco avrebbe dovuto agire nei confronti dei singoli giocatori, salvo rivalsa di questi nei confronti delle società inadempienti qualora fosse stato pattuito un salario netto».
Lei afferma che è pacifica: esistono capisaldi giurisprudenziali in merito?
«Certamente. La Corte di Cassazione lo ha ripetuto diverse volte. Cito tre sentenze in merito, emesse dalla Suprema Corte nel 1996, nel 2000 e più recentemente nel maggio del 2007, le quali ribadiscono che il debitore principale verso il fisco è il percettore del reddito e non il sostituto che dovrebbe eseguire la ritenuta».
Per chiarire meglio il concetto: l'Agenzia delle Entrate dovrà bussare alle porte delle abitazioni dei calciatori per ottenere quanto dovuto?
«Il fisco deve andare dal signor Totti, dal signor Buffon e da tanti altri eroi della domenica calcistica ed esigere quanto dovuto. E' una grande ingiustizia nei confronti dei contribuenti comuni come ad esempio un povero calzolaio a cui gli sono pignorati anche il banchetto e gli utensili da lavoro, mentre ai calciatori viene usato ogni tipo di riguardo. A mio avviso noto che c'è anche una disparità di trattamento che viola l'articolo 3 della nostra Costituzione: tutti i contribuenti sono uguali davanti al fisco».
Oltre alle ritenute sui calciatori, ci possono essere altri tipi di tributi nel computo totale?
«Probabilmente ci può essere qualche altro tipo di debito gravante sulle squadre, ad esempio per l'Irap, dovuta anche se le imprese sono in perdita. Ma credo che sia ben poca parte rispetto alla massa della cifra complessiva».
Cosa succederà per le società fallite, come Fiorentina, Napoli e Torino? Il fisco cosa potrà fare?
«Esiste lo strumento giuridico: la richiesta di fallimento e l'eventuale bancarotta gravante sugli amministratori».
Ma ciò potrebbe valere anche nel caso anche del vecchio Parma della famiglia Tanzi, che è passato in amministrazione straordinaria con la legge Marzano?
«I suoi ex amministratori responsabili del dissesto devono essere soggetti alle procedure di legge. Esiste una responsabilità civile e penale che vale per tutti e non esclude le società calcistiche».

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