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venerdì 1 agosto 2008

Un museo per il grande Napoli

Dopo il ritorno in serie A e in Coppa Uefa è giunto il momento di istituire una mostra permanente della storia della più importante squadra del Sud

Il Napoli è stato fondato il 1° agosto 1926 sotto l’egida del grande presidente Giorgio Ascarelli: ha compiuto 82 anni. Si chiamava Associazione Calcio Napoli: assunse l’attuale denominazione (Società Sportiva Calcio Napoli) nel 1964. Esattamente due anni fa ricorreva l’ottantesimo compleanno. Probabilmente a causa della militanza in serie inferiori (la squadra era fresca di promozione dalla C1 alla B) dovute alle tristi vicende del fallimento, avvenuto il 31 luglio 2004, nessuno pensò di festeggiare quell’evento particolare. Solo il presidente Aurelio De Laurentiis, che ha ricostituito la società dopo il dissesto sotto il nome di Napoli Soccer, pensò di onorare la ricorrenza riacquistando i trofei e l’antica denominazione di Ssc Napoli. Adesso la situazione è cambiata: la società azzurra è tornata trionfalmente sia in serie A, sia nelle competizioni europee, con la recente qualificazione al secondo turno preliminare di Coppa Uefa. E con un bilancio sano, ribadito dai più che positivi conti dei primi sei mesi del 2007/2008. E’ quindi giunto il momento di pensare a creare un museo sulla sua lunga e gloriosa storia, sulla falsariga di quelli celebri del Barcellona e del Manchester United. E anche dei tre attualmente esistenti in Italia: il museo sito nello stadio San Siro a Milano, quello a Grugliasco del Torino fondato e gestito dall’Associazione memoria storica granata, e la mostra “Football - L’età dei pionieri 1898-1908” organizzata dalla Fondazione Genoa, proprietaria di una quota dell’omonima società, la cui tifoseria è gemellata con quella azzurra. Essa rappresenta il primo nucleo del museo permanente della prima società di calcio nata in Italia nel 1893, che sarà inaugurato nel prossimo autunno.
Chi scrive ha visitato la mostra a Genova. In essa vi sono una serie di sale tematiche che illustrano la storia della città ligure tra la fine del ‘800 e quella del ‘900 assieme a quelle del Genoa. Il tutto corredato da antiche maglie da calcio, come la prima divisa genoana bianco-azzurra a strisce verticali, coppe, fotografie d’epoca e testimonianze filmate. Tra queste, il ricordo in una trasmissione Rai degli anni ’60 di Edoardo Pasteur (parente del chimico e biologo francese Luigi), vincitore del primo campionato italiano del 1898, che spiega che le righe del campo erano tracciate prima della gara e le porte non avevano le reti. Si può prendere spunto da questa formula: la storia di Napoli e della sua squadra sono un corpo unico. E come per il Genoa, anche la società azzurra ha un legame con il porto e l’Inghilterra. Infatti, la prima squadra che nacque nel golfo a cavallo tra il 1904 e il 1905 si chiamava Naples (il nome inglese di Napoli). Tra i suoi “papà”, riporta il sito della Ssc Napoli, oltre all’italiano Enrico Lambruschini, c’era anche un inglese, William Poths, impiegato della Cunard Line, compagnia marittima commerciale britannica che aveva gli uffici al porto. Nel 1921 ci fu la fusione con l’Internazionale, che diede vita prima all’Internaples: cinque anni dopo si trasformerà in Ac Napoli.
Sono tre i problemi per questa iniziativa. Il primo riguarda la sua costituzione giuridica: potrebbe istituita una Fondazione culturale, sul modello di quella genoana, con l’eventuale partecipazione del Comune “padrone di casa” dello stadio San Paolo. A ciò va aggiunta la scelta della sede. Trovare uno spazio abbastanza ampio per raccogliere foto, coppe, maglie e antichi cimeli probabilmente non sarà semplice: forse potrebbero essere utilizzati i locali sotterranei dello stadio “Arturo Collana” al Vomero, che fu negli anni ’50 il secondo campo di gioco della società azzurra dopo il “Vesuvio” al Rione Luzzatti, prima dell’attuale San Paolo, nato nel 1959 come “Stadio del Sole”. Il terzo problema è la ricerca storica e iconografica: occorrerà un lavoro il più possibile accurato che riguardi non solo il Napoli, ma anche la città. Occorrerà ritrovare e recuperare cimeli gloriosi, come quelli dell’«era Maradona»: una maglia col numero 10 del divino Diego della stagione 1987-88 con lo scudetto e il cerchietto della coppa Italia è esposta al museo di San Siro a Milano, il cui materiale è di proprietà del direttore Onorato Arisi. Il museo potrebbe costituire la riscoperta delle radici culturali dell’orgoglio calcistico e culturale napoletano. Ma sarebbe anche un’ottima occasione di business, necessario nell’era attuale del calcio a scopo di lucro: al termine del percorso di visita potrebbe essere inserita la vendita del merchandising. Per dare un’idea dell’importanza mostrata all’estero nei confronti dei musei calcistici, basterà riportare un dato italiano: quello di Milano tocca i 100mila visitatori annui, di cui circa 90 mila stranieri. In maggioranza sono olandesi, inglesi e giapponesi a riprova dell’attenzione dei visitatori stranieri verso queste strutture, già presenti in diversi paesi europei. Il museo azzurro potrebbe quindi offrire un’altra possibilità per il turismo del capoluogo campano.
Adesso la parola passa alla società, al Comune e soprattutto ai tifosi. Sono proprio loro che dovrebbero esprimere la loro opinione sull’eventuale istituzione del museo sulla gloriosa storia del Napoli, per cui impazziscono e soffrono durante ogni partita.
Marco Liguori
Il pallone in confusione http://marcoliguori.blogspot.com
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