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giovedì 6 maggio 2010

Lettera aperta di un sostenitore della Lazio

Quale, ahimè vecchio anche di età, sostenitore della Lazio, come tale a titolo del tutto personale, espongo e propongo quanto segue.
E’ ormai prossima la fine di questa, per noi laziali, disgraziatissima stagione sportiva ed è necessario, pertanto e per tempo, fare alcune riflessioni, considerazioni e, soprattutto, avanzare qualche idea e qualche proposta, al fine di evitare che la prossima o, peggio, le prossime stagioni sportive siano, più o meno, simili a quella attuale.
Comincio da un tema che, per la verità, riguarda, non solo i sostenitori della Lazio (non mi piace più la parola "tifoso",perché essa ha ormai assunto un significato ed una valenza deteriori e negativi), bensì i sostenitori di tutte le società calcistiche ( dal latino "sustineo"che significa, non solo sostenere ed appoggiare, ma anche difendere e proteggere).
Mi riferisco alla così detta " tessera del tifoso" che, in realtà, dovrebbe più propriamente chiamarsi " schedatura del tifoso" , ispirata com’è, a parte alcuni aggiustamenti in corso d’opera, al principio che i " tifosi" sono una categoria ( un genus) potenzialmente e tendenzialmente criminale o, comunque, pericolosa .
La materia verrà approfonditamente esaminata e trattata in un mio studio che sto predisponendo per Federsupporter e che dovrebbe essere presentato in una occasione di incontro e di dibattito pubblici organizzata dall’Associazione .
Il principio che ha ispirato il suddetto studio, corrispondente alla natura e agli scopi di Federsupporter, consiste nel concepire il "tifoso" ,non come un mero soggetto passivo, al quale si riconosce solo l’obbligo di " credere, obbedire e combattere", di comprare a scatola chiusa abbonamenti allo stadio o alla pay tv, di comprare, spesso a prezzi esorbitanti, materiali e gadget della propria squadra, di comprare la comunicazione sportiva, scritta e parlata, di sottostare ad una normativa, di tipo emergenziale, sempre più repressiva, intimidatoria, complessa e farraginosa, non troppo dissimile, per quantità e qualità, da quella che disciplina la prevenzione e la repressione del terrorismo e della criminalità organizzata.
Ci hanno sempre raccontato e ci raccontano che il calcio è un gioco, un puro divertimento e che lo sport, in generale, è il paese delle meraviglie e dei balocchi : ciò non è mai stato e non è storicamente vero, come cercherò di dimostrare nel mio studio, perché , al contrario, lo sport, inteso come spettacolo ludico e, più modernamente, il calcio è sempre stato ed è, ormai in prevalenza, un importantissimo fenomeno politico, sociale ed economico.. 
Di sicuro, ai giorni nostri, il calcio è , sia in termini diretti sia di indotto, uno dei più importanti settori produttivi del Paese e chi " compra" il calcio e tutto quello che sta intorno ad esso non è più e solo un semplice "tifoso" o sostenitore, bensì, anche e, forse, soprattutto, un consumatore, al quale, perciò, vanno riconosciuti ed assicurati tutti i diritti e tutte le tutele che, come tale, sia l’ordinamento statale nazionale, sia l’ordinamento comunitario riconoscono e garantiscono.
Se, quindi, ci si cala nell’ottica e nella cultura del consumatore, ecco che è – sarebbe – del tutto logico e naturale non acquistare l’abbonamento a scatola chiusa della squadra del cuore, se quest’ultima non ha soddisfatto, non soddisfa o se essa è gestita secondo criteri non condivisibili e non condivisi.
Ma, sempre se ci si cala nell’ottica e nella cultura del consumatore, la prima cosa che dovrebbe garantite la" carta" del consumatore sportivo (altrochè tessera del tifoso), sarebbe quella del diritto di recesso, nel caso di abbonamento per l’intera stagione sportiva, ove, alla fine del girone di andata, non fosse stato conseguito un risultato sportivo minimo garantito a tale momento, previsto espressamente ed obbligatoriamente all’atto di offerta di acquisto dell’abbonamento stesso, stabilendosi, per questa peculiare forma di vendita a distanza, così come dispone il vigente Codice del Consumo, una peculiare forma, per l’appunto, di diritto di recesso, eliminando o attenuando un oggettivo fattore di debolezza contrattuale del sostenitore/consumatore .
Sempre nell’ottica e nella cultura del consumatore, dovrebbe essere, non come ora, ostacolato l’associazionismo di coloro i quali sostengono, comprano e finanziano il sistema sportivo e, segnatamente, quello calcistico, bensì incoraggiato e favorito, alla stessa stregua per cui il richiamato Codice del Consumo riconosce, incoraggia e favorisce le associazioni dei consumatori.
In particolare, a mio avviso, volendo anche rifarsi ad esperienze inglesi, spesso tirate in ballo a sproposito o solo per quello che fa comodo, dovrebbe essere previsto il diritto di tali associazioni, debitamente registrate e vincolate al rispetto di regole di democrazia interna, ad essere consultate periodicamente dalle società sportive sui risultati, i programmi e gli obiettivi delle medesime.
Un discorso a parte merita, poi, il così detto "azionariato popolare" di cui ciclicamente si parla, in maniera, peraltro, spesso fumosa, confusa ed astratta.
Anche in merito a questa tematica sto predisponendo per Federsupporter uno specifico studio che, una volta esaminato ed eventualmente approvato dall’Associazione, dovrebbe essere presentato in una occasione di incontro e di dibattito pubblici.
D’altronde,già oggi Federsupporter si pone e si offre come efficace strumento di tutela dei diritti e degli interessi dei piccoli azionisti di società sportive.
Infatti una associazione che possa rappresentare azionisti che detengano almeno il 2,5% del capitale sociale di una società quotata può esercitare l’azione di responsabilità nei confronti di chi amministra e gestisce la società stessa e può, come nel caso della Lazio, mediante la presentazione di proprie liste elettorali, far occupare da propri rappresentanti due posti su cinque nel Consiglio di Sorveglianza della società, così permettendo alle minoranze, oggi assolutamente escluse dalla vita societaria, un diretto, tempestivo ed efficace controllo sull’amministrazione e gestione della società.
Ma, tutto ciò detto e considerato, mi preme lanciare, a titolo personale, una idea che mi sta molto a cuore ed in cui credo molto.
Vale a dire l’organizzazione e la realizzazione, entro il mese di giugno del corrente anno, di quelli che, anche per voluta metafora storica , mi piace chiamare " Gli Stati Generali della Lazio " .
Una riunione, cioè, da tenersi per un giorno in un grande teatro che possa vedere insieme i sostenitori della Lazio, gli organi di informazione che si occupano di Lazio ed esponenti delle amministrazioni comunale e regionale, non solo nella persona del Sindaco di Roma e della Presidente della Regione Lazio, ma anche di rappresentanti di tutte le forze politiche presenti nelle suddette amministrazioni.
Data la complessità di una riunione del genere, è evidente che essa, qualora condivisa, necessiti, per essere organizzata e realizzata, dell’apporto e dello sforzo congiunti di tutti quanti hanno a cuore le sorti della Lazio : associazioni, organizzazioni, comitati, tutti espressioni , sia pure a vario titolo e con diverse natura e ruoli, del pubblico laziale, nonché singole persone alle quali premano il futuro ed il destino della Lazio .
Nella riunione potrebbero- dovrebbero- essere presentati , discussi ed approvati, documenti, mozioni, ordini del giorno, programmi, iniziative coinvolgenti, ciascuno nel proprio ambito, sostenitori, organi di informazione, istituzioni .
Solo così, almeno a mio parere, sarà possibile andare oltre sterili e declamatori mugugni, invettive tanto forti e veementi quanto, all’atto pratico, inefficaci e dare dignità e visibilità al fermo intendimento dell’insieme dei sostenitori della Lazio di voler contare, di essere propositivi, di non rassegnarsi ad un presente e, quel che è peggio, ad un futuro ed a un destino di mediocrità, di permanente e rassegnata sudditanza e subalternità nei confronti della Roma, di mortificante marginalizzazione.
Al punto che, così continuandosi, potrebbe tornare di attualità il progetto del regime fascista per rendere più competitive le squadre di calcio dell’epoca attraverso una politica di fusioni, che, per quanto riguarda Roma, non si realizzò compiutamente nel 1927, allorchè il federale fascista della Città, Italo Foschi, non riuscì ad includere la Lazio nella fusione forzosa che dette vita alla Roma .
Un ruolo fondamentale sono chiamati a svolgere gli organi di informazione che si occupano di Lazio.
Essi devono – dovrebbero- essere primariamente i "cani da guardia" dei sostenitori e non di chi si trovi al comando della società.
Al riguardo, voglio ricordare alcuni brani tratti dal " Saggio sull’arte di strisciare" del Barone Paul H.D. d’Holbach, scritti verso la fine del ‘700, ma, ancora, di attualità.
Il suddetto Barone, nel descrivere il comportamento del cortigiano, così si esprime :" Un buon cortigiano non deve mai avere una opinione personale ma solamente quella del padrone e il vero cortigiano è tenuto come Arlecchino ad essere amico di tutti, ma senza commettere la debolezza di affezionarsi a chicchessia; costretto a soggiogare anche l’amicizia e la sincerità, il suo attaccamento sarà riservato all’uomo al comando fino al momento in cui questo perde il potere."
Inoltre, desidero richiamare l’attenzione e la riflessione, rispettivamente dei sostenitori della Lazio e del Presidente di quest’ultima, dr. Claudio Lotito, sulle seguenti parole tratte dallo Hagakure ("all’ombra delle foglie") Codice dei Samurai : " Un vecchio valoroso samurai raccontava che durante la battaglia bisogna essere determinati a vincere un avversario più forte. Giorno e notte, senza sosta, bisogna pensare ad eliminare un nemico potente con coraggio e senza alcuna esitazione ". " Quando uno possiede un po’ di scienza, presto o tardi, diventa arrogante ed è felice di essere considerato diverso dagli altri . Tratta come roba da buttare via coloro che nel mondo si ritengono inutili . Una simile persona attira su di se il castigo del cielo ".
Infine, una nota a margine dopo la gara Lazio – Inter del 2 maggio ultimo scorso.
Si sono visti e sentiti: politici fare i comici; comici fare i politici ; giornalisti e, in genere, comunicatori fare i politici e i comici .
I principi ( lealtà, correttezza, probità, etica, morale ) non c’entrano , c’entra il marketing.
Vale a dire la ricerca, l’acquisizione, il consolidamento di mercato : nella fattispecie, quello costituito dagli elettori, lettori, spettatori, ascoltatori giallorossi, considerati più numerosi e portatori di vantaggi rispetto agli elettori, lettori, spettatori, ascoltatori biancocelesti.
Tutto qui, senza dimenticare che l’ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù ( Francoise De la Rochefaucould , Parigi 1613-1680) e che bisogna sempre giocare lealmente, solo quando si hanno in mano le carte vincenti ( Oscar Wilde, Dublino 1854 – Parigi 1900).
Massimo Rossetti

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il pallone in confusione

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