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venerdì 20 giugno 2008

Diritti tv, ritorno al futuro

La Lega Calcio continua a ritardare il recepimento della contrattazione collettiva, che andrà in vigore dal 2010. Qualche presidente sta forse pensando alla restaurazione del sistema soggettivo

Ieri si sono riuniti in conclave nella sede di Milano della Lega Calcio i presidenti di serie A e B. E’ stata trovata una soluzione per il regime transitorio 2008-2010 per la mutualità della serie A. Manca ancora il recepimento delle linee guida per il criterio di ripartizione collettiva dei diritti televisivi e l’advisor per la loro vendita. Criteri imposti dal precedente governo Prodi, tramite il decreto legislativo Melandri-Gentiloni, che ha inteso così ripartire in modo più equi i proventi delle risorse tv. La legge entrerà a pieno regime nel 2010.
Si potrebbe ipotizzare quindi che qualcuno all’interno della Lega potrebbe attendere un cambiamento di rotta, magari un ritorno alla vecchia contrattazione soggettiva che privilegiava le grandi squadre, come Inter, Milan e Juve. Che l’aria fosse cambiata lo si è notato già da alcune dichiarazioni di Silvio Berlusconi. In piena campagna elettorale, il numero uno del Pdl dichiarò lunedì 10 marzo su Antenna 3, al programma “Lunedì di rigore” condotto da Fabio Ravezzani che «è chiaro che incombe in Italia la possibilità di vedere ridotte le disponibilità delle grandi squadre e quindi ridotte le loro possibilità di competere con i grandi club europei». Il futuro presidente del Consiglio concluse così: «Immagino che bisognerà intervenire in una direzione diversa da quella che è stata ipotizzata dal governo della sinistra».
In quella stessa settimana, intorno al 14 marzo, Sky presentò il ricorso alla Commissione europea contro la normativa Melandri-Gentiloni. Il vicepresidente vicario del Milan, Adriano Galliani, lo commentò così all’Ansa: «secondo noi è il primo in ordine cronologico e altri ne seguiranno anche davanti ad altri organi giurisdizionali».
Tirando le somme, c’è da pensare l’ipotesi di un probabile ritorno alla contrattazione soggettiva non sia così infondata. Forse la legge Melandri-Gentiloni è stato un rimedio peggiore del male. Si dirà: «ma non era necessario un intervento del governo, visto che le società non trovano un accordo?». Il problema è che le società sono a scopo di lucro e che quindi la Lega, come accade per le consorelle estere (come la tanto celebrata Premier League inglese dove si applica la ripartizione collettiva), avrebbe dovuto stabilire al suo interno il criterio di contrattazione, senza “spinte” dal mondo politico. Per la nostra Costituzione, infatti, l’iniziativa privata è libera. Adesso bisognerà vedere se davvero la legislazione sarà cambiata: bisogna tenere la massima attenzione, poiché è questa la partita fondamentale su cui ruota il calcio nostrano. Infatti il 40-50% dei fatturati delle società è composto dai diritti tv, mentre le altre forme di ricavo (come il merchandising) sono a livelli ancora troppo scarsi. Maggiori entrate significano quindi ossigeno per le campagne acquisti delle squadre. Occorre un criterio che soddisfi tutti: altrimenti ricomincerà la loro moria per fallimento. Fiorentina, Napoli, Torino, Venezia, Ancona, Cosenza ne sono state vittime del precedente sistema: si spera che abbiano insegnato qualcosa.
Marco Liguori

1 commento:

Anonimo ha detto...

ritengo indegno che piattaforme come Sky non si degnino di trasmettere la Serie B, proponendoci campionati esteri dei quali non ce ne importa niente.
la serie B, inoltre, ha offerto quest'anno uno spettacolo sicuramente superiore alla massima serie.
é ingiusto pertanto che i soldi vadano ai soliti "noti", ne va della sopravvivenza della stessa B.

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il pallone in confusione

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