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lunedì 18 febbraio 2008

il conflitto d'interessi dei "figli di papà"

Il manifesto
Venerdì 18 luglio 2003 - 2^ puntata

L'argento di famiglia

Seconda puntata dell'inchiesta sulla Gea World. Il conflitto d'interessi tra padri illustri e rampolli arrivisti ha mille volti, come per l'affitto della sede di vicolo Barberini o per la misteriosa fiduciaria Romafides. E intanto sembra imminente l'arrivo di De Mita junior per ulteriori intrecci calcistici, finanziari e familiari

MARCO LIGUORI
SALVATORE NAPOLITANO

«Papà, me lo dai l'appartamento?». E' una frase ricorrente in molte famiglie benestanti. Se il rampollo ha bisogno, un piccolo aiuto non gli si può negare. Nel nostro caso, la famiglia in questione è composta da un padre e da una figlia, i cui nomi sono molto noti e influenti: l'uno è Cesare Geronzi, presidente del gruppo Capitalia, a cui fa capo anche la Banca di Roma. L'altra è la primogenita Chiara, giornalista del Tg5. L'appartamento si trova in una zona centralissima della Capitale: è infatti al secondo piano del numero 35 di vicolo Barberini. E' davvero molto spazioso: circa 180 metri quadrati, suddivisi tra salone pranzo, due camere, cucina e doppi servizi. L'episodio risale alla metà di gennaio del 2001. La Gea World sarebbe nata soltanto qualche mese dopo, ad ottobre, ma erano già operative le due società che le avrebbero dato vita: la Football Management di Alessandro Moggi, figlio di Luciano, direttore generale della Juventus, nata nel 1994, e la General Athletic, fondata nell'ottobre 2000, controllata al 20% ciascuno da Andrea Cragnotti (figlio di Sergio), Francesca Tanzi (figlia di Calisto) e Chiara Geronzi, e al 40% dalla fiduciaria del gruppo Capitalia, Romafides, schermo per il socio occulto che è da tempo oggetto di curiosità anche in Parlamento. La General Athletic era alla ricerca di una sede sociale per cominciare la propria attività: l'appartamento di vicolo Barberini sembrava perfetto. Anche perché il suo proprietario era la Banca di Roma. Ma non sarebbe stato elegante un passaggio diretto tra padre e figlia: a quel tempo, infatti, Chiara Geronzi era presidente del consiglio di amministrazione della General Athletic. Meglio cancellare qualche traccia: la soluzione fu rapidamente trovata. A dare in affitto l'abitazione fu la Cornice Immobiliare, mandataria dell'istituto presieduto da Cesare Geronzi. A firmare il contratto come conduttore fu Tommaso Cellini, all'epoca fresco ex-direttore marketing della Lazio, che aveva ricevuto un mandato speciale dalla stessa Chiara Geronzi per concludere l'affare. Ma il colpo di genio fu nel concedere i locali per uso abitativo: un modo per fissare un canone più vantaggioso per l'affittuario. Non solo, ma nell'articolo 3 del contratto di affitto è stato reso esplicito il «divieto al conduttore di qualsiasi diversa destinazione anche parziale o temporanea dell'unità immobiliare locata».
Dunque, un bell'affare per la General Athletic, molto di meno per la Banca di Roma, che ha affittato un immobile di prestigio ad un canone annuo di poco più di 43 milioni e mezzo di vecchie lire: appena 20.355 mensili al metro quadro. Non c'è che dire: davanti ai bisogni della figlia, gli interessi degli azionisti passano in second'ordine. Anche in questa operazione c'è la conferma del nodo inestricabile che lega insieme Banca di Roma, Parmalat, Lazio e Juventus. Quell'appartamento, ben lungi dall'aver ospitato la famiglia Cellini, è diventato la sede della General Athletic. E adesso lo è della Gea. A proposito della quale c'è da osservare che sono in corso manovre farraginose per far scomparire il convitato di pietra, ossia Romafides, la fiduciaria dietro la quale si cela dall'origine il socio misterioso. Il presidente della Gea Alessandro Moggi ha detto con sicurezza che «non esiste nessuna fiduciaria». Ma la pratica con la quale la società avrebbe annunciato il cambio dell'assetto proprietario è stata formalmente sospesa. C'è infatti un documento di troppo. In uno l'elenco dei soci è rimasto invariato, nell'altro è scomparsa Romafides. Insomma, trattandosi di Gea, si potrebbe parlare a ragion veduta di un conflitto di interessi tra documenti.
Non si sa bene come finirà questa sorta di gioco delle tre tavolette: tra le ipotesi più verosimili ci sono l'ingresso di Giuseppe De Mita, figlio di Ciriaco e attuale direttore generale, che diventerebbe anche socio a tutti gli effetti.
(fine 2^ puntata)

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