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giovedì 6 marzo 2008

derivati sull'Adige

LiberoMercato 7 novembre 2007

Swap anche nel calcio
Il caso del Verona


Marco Liguori
Clamoroso al Bentegodi, spuntano i derivati nel bilancio dell’Hellas Verona, in profonda crisi dopo essere precipitato all’ultimo posto del girone A della C1. Nella nota integrativa dell’ultimo bilancio disponibile in Camera di Commercio della società calcistica (2005/06, quando militava in B), firmato dall’ex presidente Giambattista Pastorello, è riportato un "contratto di Irs (Interest rate swap) variabile protetto" per un importo di 4 milioni di euro. La scadenza del derivato, sottoscritto con Unicredit, è fissata per l’11/2/2013: il testo riporta che "la valutazione mark to market dei predetti contratti" al 30 giugno 2006 è negativa per 775.700 euro. Nel documento è specificato che tale somma è stata coperta con un "fondo rischi per derivati, stanziato per la prima volta nel bilancio dell’esercizio 2003/2004, che accoglie l’onere derivante dalla valutazione in base ai tassi esistenti al 30/6/2006 dei contratti derivati stipulati dalla società". Nella tabella del fondo rischi, vi è specificato alla voce "fondo rischi per derivati" il saldo al 30 giugno 2005 per 449.882 euro: in seguito, dopo un accantonamento per 336.771 euro e un utilizzo per 10.953 euro, il saldo copre la passività di oltre 775mila euro dell’Irs.
Ma perché è stato sottoscritto il derivato? La spiegazione la fornisce la relazione sulla gestione del bilancio chiusosi con una perdita di 5,15 milioni e un patrimonio netto negativo di 2,68 milioni. In essa si legge che "la gestione finanziaria mostra un saldo negativo di circa 805mila euro dovuta principalmente al ricorso al mercato bancario e finanziario e all’accantonamento a fronte della perdita insita nel contratto derivato di Irs detenuto dalla società". Nella relazione è specificato che "tale contratto non è stato sottoscritto con finalità di copertura sul rischio di rialzo del tasso d’interesse, ma va letto in combinazione con un’operazione nel 2000/2001, quando si pensava ad un rialzo dei tassi e in realtà si era poi verificato un ribasso; per coprire la perdita generata da quella operazione si è posto in essere questa con l’obiettivo di minimizzare la perdita". Sempre al 30 giugno 2006, il Verona presentava un debito verso banche di 3,27 milioni: 1,5 milioni con Unicredit, 1,14 milioni con Banca Agricola Mantovana e 625mila con la Popolare di Vicenza.
La visura soci del Verona riporta ancora come socio di riferimento la P&P Sport Invest. In realtà, secondo il verbale di assemblea del 21 dicembre 2006 in cui è stata deliberata la copertura della perdita, era presente Pietro Arvedi d’Emilei "in qualità di amministratore unico della Arilicense srl" che possiede l’80% della società, ora anche amministratore unico del Verona. Secondo il bilancio al 31/12/06 della Arilicense, posseduta al 99,81% da d’Emilei, "il prezzo di acquisto" della quota "è stato fissato per euro 6950000". La Arilicense ha chiuso l’esercizio con una perdita di oltre 127mila euro: la voce "valore della produzione" è uguale a zero, mentre la differenza con i costi è negativa per quasi 22mila euro. La voce "debiti con le banche" presenta una somma di 5,35 milioni, tutta nei confronti di Unicredit Banca d’Impresa.

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il pallone in confusione

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